
Un po’ anche questo decimo episodio ricorda l’altalenarsi tipico dei precedenti. La struttura è molto semplice e sufficientemente efficace: caso del giorno, di sicuro non troppo complesso, interazioni di Reese con il mondo e l’inseguimento di Carter. Fin qui, l’abitudine.

Partiamo dalla trama: la scelta di far apparire più numeri contemporaneamente dalla macchina significa aumentare il range di portata della storia stessa. Tutte collegate ad un incidente automobilistico, che ci viene più volte ripresentato, si muovono le vite di alcuni testimoni oculari i quali rubano una valigetta con un milione di dollari e se la dividono. Da qui il tentativo da parte del padre della vittima di riappropriarsene. Per quanto la storia sia un tantino più complessa di così (ma d’altronde se state leggendo questa recensione molto probabilmente l’avete già visto), di sicuro non può dirsi straordinaria. Eppure, non è su questo che poggia la forza dell’intero episodio: tutto si basa su un’insolita coralità di azione da parte dei quattro personaggi della serie.
Finalmente vediamo strutturarsi in maniera più efficace il rapporto tra Finch e Reese: il loro scambio di battute iniziale è davvero riuscito (anche perché in una di quelle si può cercare un volontario (?) riferimento a Lost). Il momento più interessante dei due, però, è sicuramente quando Finch inizia a pedinare un altro dei quattro “numeri” su diretta richiesta del “collega”: gli insegnamenti che quest’ultimo gli impartisce e la difficoltà del genio del computer sono momenti davvero importanti per l’armonia generale dell’episodio e la credibilità stessa del personaggio. Per non parlare, poi, della reazione che ha Finch alla morte dell’uomo che seguiva, perfettamente in linea con quel personaggio che sinora avevano strutturato solo in superficie.

Pur mancando flashback, in realtà si prosegue ulteriormente l’indagine nel passato di Reese: gli uomini della CIA mostrano alla Carter la foto della propria partner di lavoro che l’uomo stesso avrebbe ucciso. Ora, ovviamente i telespettatori non hanno idea di cosa sia realmente accaduto – o se in effetti la CIA non stesse mentendo -, ma la Carter, nella sua visione precisa e ligia della legge non può che muoversi nella maniera in cui si comporta: rivela la posizione di Reese, facendogli persino rischiare la vita.

Insomma, questa puntata continua quanto portato avanti in precedenza: un generale miglioramento del lavoro autoriale che può aver trovato nelle interazioni tra i vari personaggi il proprio punto di forza. Depotenziando lo stesso Reese da quell’uomo immortale che sembrava essere, aumenta così la presenza degli altri comprimari, Finch su tutti, il cui apporto è sicuramente interessantissimo.
La pausa invernale, quindi, giunge in un momento quanto mai propizio per la serie, che può permettersi ora di ragionare maggiormente sui risultati sinora ottenuti. Sperando nell’assenza di ulteriori passi indietro.
Voto: 7
P.S. Graditissima Guest Star dell’episodio: Bridget Regan in tutta la sua bellezza, anche se i capelli rossi rendono difficile riconoscere Kahlan de “The Legend of the Seeker”.
