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3×01 – The Gunfighter
Diciamo subito che questo The Gunfighter non è di sicuro all’altezza del primo (insuperabile?) episodio della passata stagione, ma di carne al fuoco ce n’è tanta e ad un primo assaggio non sembra essere affatto male. Partendo dal nostro protagonista Raylan Givens, lo ritroviamo a combattere la legge da uomo ferito e costretto alla scrivania, prossimo a diventare padre e a mettere su casa con Winona. Fin da subito appare dunque chiaro che questa sarà la stagione della maturazione per il nostro sceriffo genio e sregolatezza, pronto ad abbandonare il grilletto facile e a mettere la testa sulle spalle per amore della sua ex-moglie (sarà per questo che tanti fan della serie la odiano tanto?).

La nota più positiva dell’episodio viene però da una Ava sempre più “badass” e sempre più “Bonnie & Clyde” con il suo ormai partner criminale Boyd Crowder. Lontana anni luce dal “gattamortismo” di Winona, appare più decisa che mai a reclamare a suon di “padellate in faccia” un posto di primo piano nell’allegra banda criminale formata da Boyd, Arlo e Devil. Per lei, personaggio forse eccessivamente sacrificato in passato, voto 10, e tanta speranza per una stagione che ci si augura le dia finalmente il giusto risalto e che già fin da ora promette scintille.

L’unico timore è che gli autori, individuato ormai il marchio di fabbrica della serie, facciano troppa leva sull’ironia e il sarcasmo velenoso (che in questo episodio emerge quasi in ogni scena), rischiando di appiattire alcuni personaggi e renderli troppo caricaturali o fumettistici (Quarles e il suo sicario ne sono un esempio). Sarà però solo il tempo a dircelo. Per ora godiamoci un Justified tornato in grande stile.
Voto: 8
3×02 – Cut Ties
– I’m older.
– No, it’s something else.
Forse non starà invecchiando, ma è pure vero che questo “nuovo” Raylan che stiamo conoscendo si porta dietro una massiccia dose di malinconia, tipica di chi sta abbandonando una fase spensierata della propria vita per abbracciare nuove responsabilità. Ad accrescere la nostalgia imperante è la “new entry” di questo episodio: un’ex-collega (ed ex-fiamma?) del nostro sceriffo, tale Karen Goodal (interpretata da Carla Cugino), che ci mette un attimo a far riaffiorare nel protagonista ricordi del suo passato a Miami. Come ogni manuale di sceneggiatura insegna, appena il percorso di un personaggio inizia a farsi troppo facile, ecco che arriva l’elemento destabilizzatore a generare conflitto. E ci aspettiamo allora grandi cose da Karen nell’ostacolare, volente o nolente, il rapporto tra Raylan e Winona. La scena in cui il nostro sceriffo sente il bisogno di baciare la sua compagna per scacciare via chissà quali pensieri o tentazioni, è messa lì per far suonare già campanelli d’allarme.
Vicende sentimentali a parte, l’episodio si dimostra molto più morbido e riflessivo rispetto al precedente, più debole anche per quanto riguarda la trama verticale in sé, ennesima variazione sul tema della storia di testimoni chiave in pericolo di vita perché l’accusato non vuole farli arrivare in tribunale. Ciononostante, l’intreccio è comunque funzionale a dare un motivazione plausibile all’arrivo di Karen da Washington a Harlan. Rispetto alla première è l’interazione tra i personaggi questa volta a mancare: c’è un Art che risolve il caso in solitaria, Raylan alle prese con i suoi tormenti, un Boyd da solo in carcere alla ricerca di Dickie, un’Ava quasi assente. Fatta eccezione per qualche battuta fulminante, l’unico dialogo degno di nota è il confronto (ennesimo) tra Raylan e Boyd sulle rispettive scelte sentimentali: il primo si chiede se è giusto sposare la donna da cui ha divorziato e che ora ha messo incinta, l’altro gli fa notare che lo sta domandando a uno che sta insieme alla vedova, nonché omicida, del fratello.

Si evince dall’episodio come gli autori non vogliano sparare tutte le cartucce fin da subito (il piccolo calo a metà della scorsa stagione è stato forse di insegnamento) e che sappiano bene come affrontare ogni spunto narrativo. Ora però ci attendiamo un guizzo, un qualcosa che sappia sorprenderci aldilà della bravura nella scrittura dei dialoghi. Non c’è infatti una singola idea sbagliata, ma adesso bisogna farle crescere.
Voto: 6+

