Glee è uno show che si basa sulla musica e sullo spettacolo, quindi che le canzoni possano qualche volta avere più importanza di tutto il resto è un rischio che si corre; quello che però non è chiaro è come sia possibile vedere la trama e i personaggi perdersi costantemente e questo è – in larga parte – quello che è successo anche in questa puntata.
E’ evidente che, quando si parla di tributo, sia difficile elaborare prima i fatti e poi aggiungervi le canzoni: questo perché – a meno che non si stia parlando dei Beatles e di pochi altri – è quasi impossibile trovare un cantante o un gruppo che abbia scritto tutto e di tutto, su qualunque argomento e per ogni occasione. Il problema è che Glee dimostra di saper fare bene le cose quando vuole, ma di perdersi totalmente in altre, al punto da farci chiedere se le risoluzioni più felici siano più figlie di una fortuna sfacciata che non di un’intenzione davvero voluta.
Il modo con cui viene introdotto il tema “Michael Jackson” è così rapido che non può non far storcere il naso. Nel giro di 40 secondi (cronometrati) vengono mostrati i seguenti fatti: la questione delle Provinciali con le New Directions che hanno sconfitto le Troubletones, Mercedes che impazzisce all’idea di essersi persa l’unica possibilità per cantare Michael (se un perché mai? si disegna sulla vostra faccia, non vi preoccupate, ci pensa Schuester a chiarire ogni vostro dubbio fra due secondi), Schuester che dice “ma no, forse ho trovato un modo per rifare Michael ai Regionals!” e infine Blaine che, siccome è il più bravo di tutti, ha già capito come iniziare.
Stop, primo numero.
Ecco, avrei quasi preferito cominciare direttamente con “Wanna be startin’ something” (perfetta per un inizio puntata) senza tutta questa accozzaglia di conversazioni, che dovrebbero star lì a giustificare il tema della puntata, ma che finiscono solo per risultare troppo rapide e innaturali.
Il tema principale è lo scontro tra i ragazzi del Glee Club e i Warblers, che, entrando in quella macchina perversa che è “la follia della serie”, passano da estimatori del loro amicone Blaine a potenziali serial killer del suo ragazzo, così, in un attimo, solo perché influenzati dal Principe del Male Sebastian. L’idea dello scontro tra i due gruppi non è male, anzi, così come l’esibizione sulle note di Bad. Le conseguenze di ciò che avviene in quel parcheggio – e ve lo giuro, benché io detesti un certo rolling-eyes di un certo Blaine, non sono stata io – influenzano quasi tutto l’episodio, con risultati per la maggior parte convincenti per quanto riguarda le esibizioni, meno per quanto riguarda i comportamenti.
Artie – che ultimamente era simpatico come una granita in faccia – ci regala finalmente un discorso sensato e, insieme a Mike, un’esibizione di gran forza: reagendo malissimo alla questione, esplode in un’invettiva contro tutto quel buonismo che conduce a sopportare sempre e comunque le azioni altrui, indipendentemente da quanto possano ferirci. Scelta azzeccata a questo punto quella di Scream, soprattutto grazie ad Artie che immagina di alzarsi dalla sedia a rotelle e di dimostrare al mondo tutta la sua rabbia e la sua forza; altrettanto giusta la decisione di riproporre il celebre video dei fratelli Jackson: per quanto non sia una fan del remake, questo si prestava davvero alla situazione, e poi è un video fantastico quindi non si discute.
Anche Santana colpisce, e lo fa così bene da mettere completamente in ombra tutto il resto: l’esibizione su Smooth Criminal, riarrangiata con due violoncelli, è forse la migliore dell’episodio, e certo non lo dobbiamo a Sebastian. Quello che però non funziona è tutto ciò che avviene da questo momento in poi: perché diamine non dovrebbero utilizzare la confessione registrata, ottenuta in modo giusto e soprattutto legale dalla ragazza? Ecco dove cade Glee: nel voler far capire a tutti i costi che “con le buone si ottiene tutto”, e che chi non si adegua è – in modo più manicheo di una favola per bambini – relegato alla condizione di Cattivo con la C maiuscola.
In questo senso è stato costruito il finale: la scelta di Black or White vuole mandare un messaggio preciso, ma lo fa in un modo che puzza di finzione a chilometri di distanza, soprattutto per quegli adolescenti che dovrebbero essere l’obiettivo di una serie come questa e che sanno benissimo che solo in rari casi le cose possono concludersi davvero così. Prendiamo i Warblers in generale: da amicissimi di Blaine passano ad odiarlo, ma bastano un po’ di sano Michael, due salti e il palco giusto per farli rinsavire. Al contrario, Sebastian finisce con l’essere etichettato come il Principe del Male, appunto, che – come da stereotipo – conclude l’esibizione dei ragazzi con un applauso rallentato, come fa ogni Cattivo che si rispetti. Insomma, la caratterizzazione e la stabilità mentale di questi personaggi lascia davvero a desiderare.
Tutte le altre performance della puntata di dividono a gomitate lo spazio chiamato “dall’inutilità al WTF?!”, con la sola, evidente intenzione di mettere più canzoni possibili di Michael Jackson.
Le due più evitabili sono sicuramente Ben, cantata al capezzale di Blaine senza apparente motivo da Rachel, Kurt e Finn, e Human Nature, in cui si riprende la noiosissima l’interessantissima relazione che lega Sam e Mercedes: la ragazza, che si ostina a dire “nonono” al suo ex, è così risoluta che dopo due-note-due inizia a cantare come se fosse l’ultima possibilità della sua vita, non riuscendo a resistere al sacro fuoco dell’arte e della passione. Potere della musica! Lo stesso che porta Rachel a trasformare il suo “no” al matrimonio in un “sì, senza dubbio, ti amo tantissimo”, e solo grazie al suo duetto con Finn sulle note di “I just can’t stop lovin’ you”. La follia si interseca alle scelte discutibili e ai cambiamenti immotivati: quello di Rachel innanzitutto, che accetta un matrimonio adolescenziale solo perché non ha ricevuto la sua lettera dal NYADA (impagabile la sua faccia a fine episodio quando realizza cosa ha combinato); ma anche quello di Quinn, che in questa stagione è riuscita a passare attraverso tutti gli stati d’animo possibili, ma che ora finalmente seguirà la strada che si prospetta alle “brave ragazze che rinsaviscono a metà stagione”, con tanto di iscrizione a Yale. Non capisco perché sia stato necessario distruggere in pochi episodi il bel lavoro che era stato fatto ad inizio stagione, come non ho trovato utile il suo discorsino a Rachel (cinico, realista, ma non necessario) in combinazione alla sua “Never can say goodbye”, peraltro cantata in modo poco convincente.
In conclusione, una puntata-tributo sicuramente migliore di Brittany/Britney, ma che non perde la brutta abitudine di costruire la trama un po’ a casaccio, scegliendo i comportamenti dei vari personaggi senza alcuna coerenza e in modo totalmente random: va bene che sono adolescenti, ma così si sta esagerando.
Voto puntata: 6 –
Voto esibizioni: 7 1/2
Miglior personaggio della puntata: Burt Hummel. Chi non vorrebbe un padre così?
Mi ritrovo perfettamente con tutto ciò che hai scritto, dalla trama alle esibizioni. Oltre a Burt Hummel (miglior padre TV degli ultimi due anni), segnalerei una Santana incredibile, oltre che bellissima.
Concordo con gran parte della tua recensione, seppure personalmente avrei fatto una strage. Un episodio davvero fatto male, scritto peggio e persino recitato un po’ così come capita. Il succo della storia è incomprensibile, vuoto e senza senso alcuno. Che china pericolosa che Glee ha ormai imboccato..
Sai, la mia prima impressione è stata quella. ma il fatto che ci siano molti – troppi – punti discutibili non può far perdere di vista il fatto che da Brittany/Britney qualche miglioramento rispetto alla gestione dell’episodio tributo sia stato fatto. Certo, là si partiva da uno standard davvero basso, quindi qui non hanno certo fatto miracoli XD
D’accordo su tutto.
La cover di Smooth Criminal con i violoncelli è una delle cose migliori mai viste su glee nelle ultime 3 stagioni…perfetta!
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Mi ritrovo perfettamente con tutto ciò che hai scritto, dalla trama alle esibizioni. Oltre a Burt Hummel (miglior padre TV degli ultimi due anni), segnalerei una Santana incredibile, oltre che bellissima.
Santana è davvero un bel personaggio e Naya Rivera è di una bravura incredibile!
Concordo con gran parte della tua recensione, seppure personalmente avrei fatto una strage. Un episodio davvero fatto male, scritto peggio e persino recitato un po’ così come capita. Il succo della storia è incomprensibile, vuoto e senza senso alcuno. Che china pericolosa che Glee ha ormai imboccato..
Sai, la mia prima impressione è stata quella. ma il fatto che ci siano molti – troppi – punti discutibili non può far perdere di vista il fatto che da Brittany/Britney qualche miglioramento rispetto alla gestione dell’episodio tributo sia stato fatto. Certo, là si partiva da uno standard davvero basso, quindi qui non hanno certo fatto miracoli XD
D’accordo su tutto.
La cover di Smooth Criminal con i violoncelli è una delle cose migliori mai viste su glee nelle ultime 3 stagioni…perfetta!