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Il filone narrativo dell’episodio, che inizia in medias res con un flashforward per poi riprendere la normale narrazione, è ambientato una settimana dopo gli eventi di quello scorso e si divide nettamente in due parti:
Rick e Shane
La gita con Randall non può che offrire l’occasione ai due di confrontarsi sia riguardo Lori, sia riguardo le proprie linee filosofiche e, di conseguenza, azioni. L’intera sequenza che li vede protagonisti occupa (per fortuna) gran parte dell’episodio e riesce a ben spaziare tra le scene riflessive, che risultano tutt’altro che ridondanti e danno sempre più spessore ai due protagonisti specie nelle loro divergenze, e le sequenze ricche di azione che non mancano di offrire tensione e splatter a dovere.
Come The Walking Dead ci ha ormai insegnato da tempo, gli antagonisti della serie non sono tanto gli zombie, quanto invece i sopravvissuti stessi: la nemesi di Rick, infatti, è proprio quel Shane che ben ha saputo adattarsi alla nuova situazione e che vive ormai solo di istinti volti alla sopravvivenza – seppur questi istinti lo portino a tentare l’omicidio di un ragazzo senza pensarci due volte e, ancor più grave, del suo stesso ex-collega. Rick, dal canto suo, rappresenta quella parte di umanità ancorata ai vecchi valori, ancora non completamente corrotta, ed è accusato di non saper tenere al sicuro Lori e Carl. La tensione tra i due evolve velocemente dal contrasto verbale a quello fisico e saranno solo gli zombie a fermarli: le scene di lotta che si susseguono sono avvincenti e visivamente davvero ben realizzate.

Alla vecchia fattoria (ia ia o)

Il comportamento di Andrea, tuttavia, passa velocemente dalla ragione al torto quando decide di ingannare Maggie e mettere Beth in condizione di suicidarsi. Un conto è consigliare, un conto è intromettersi (attivamente) in problematiche familiari che non le riguardano.
18 miles out evidenza, dunque, come gli equilibri della serie siano del tutto instabili: i personaggi ormai sono incastrati in un sistema di contrasti reciproci dal quale sarà difficile uscire senza vedere qualche botto. E questa puntata non è altro che un (buon) antipasto a fuochi e fiamme che ci aspettano negli ultimi tre episodi della stagione.
Voto: 8
Note
– In questo episodio non sono presenti Glenn, Hershel, Dale, Carl, Daryl, T-Dog, Carol, Patricia e Jimmy.
– Rick e Shane notano che i due zombie-poliziotti sono stati solo graffiati. Ma già nel Pilot avevamo visto Morgan temere che Rick fosse stato morso oppure anche solo graffiato.
– QUI trovate i punteggi dell’episodio per il The Walking Game. Oggi è l’ultimo giorno per schierare la squadra per il prossimo 😉

Finalmente una puntata come piace a me!!! Le parole lasciano lo spazio che trovano,sono nelle azioni che si vedono gli uomini pronti a seguire quello che le parole, a volte in maniera semplicistica o utopica, dicono.
Questa puntata è esemplare di come l’inserimento in VERI pericoli da parte dei protagonisti possa far cambiare il loro modo di vedere le cose. La scena di Shane “abbandonato” solo nell’autobus e la sua espressione (non molto da “every man for himself” citando Lost ma anche la sua filosofia di vita) per me sono valse l’intera puntata.
Mi è piaciuto molto anche lo scontro tra Lori e Andrea (ho trovato divertentissimo, ma anche riflessivo, il loro diverbio sul ruolo della donna in queste circostanze), ed in generale mi è piaciuto molto il personaggio di Lori (probabilmente paga molto la lontananza dal figlio e da Rick e Shane).
Puntata decisamente positiva, unica nota dolente la ridicola storyline della figlia di Hershel, Beth, che cerca di suicidarsi in quel modo,a quell’età e con quelle motivazioni; senza contare l’ancora più ridicola ricerca di convincere la sorella a fare lo stesso in una sorte di unione eterna (giuro che ho sperato che finalizzassero il tutto in modo da togliere dalla serie tutta questa inutilità), anche se ciò ha portato al bello scontro tra lori e Andrea e cmq ad un finale che cerca una sorta di mediazione fra le parti. Devo dire che non mi dispiacerebbe se questi disguidi finissero a tarallucci e vino,con la consapevolezza del gruppo che la verità si trova nel mezzo e che cercare soluzioni diverse in base alle circostanze invece che dogmi da seguire alla lettera sia la cosa migliore. In questo modo arriveremmo alla terza serie con un gruppo compatto pronto ad affrontare i problemi che si ritroveranno in futuro e lottare insieme per cercare di capire meglio cosa sia accaduto.