
Suddetto subplot riguarda la coach Beiste che, dopo essere scomparsa per un po’, ritorna con la coda tra le gambe ed un bell’occhio nero. La tenerezza del personaggio in contrasto alla sua pesante fisicità viene riconfermata nella scoperta dei suoi abusi casalinghi. Ignorata dagli uomini per anni, Beiste sembrava aver trovato l’uomo della sua vita. Purtroppo però il mondo favolistico ha breve durata in Glee e l’uomo in questione si rivela un bruto manesco. Ho introdotto la questione come narrazione affrettata perché, come al solito, spuntata dal nulla e giustificata da una mezza conversazione, ma, forse, non risolta nel giro di mezzo episodio. 
A fare da supporto e contorno in questo percorso narrativo, troviamo Sue e Black Sue, la coach di nuoto. Eccetto qualche battuta ed un ruolo di adiuvanti, le due non hanno un peso indispensabile nell’economia dell’episodio, ma approfitto della loro presenza per spezzare una lancia a favore di entrambe. Abbiamo visto Sue snaturata e semplificata nel corso degli ultimi mesi, ma è proprio l’introduzione dell’altra coach a restituirle nuova dignità e significato. 
Ciò che invece carpisce la nostra attenzione con fare da prima stagione è il proseguimento della corsa verso di New York (e un futuro di gloria) di Kurt e Rachel. I provini per la NYADA sono un pretesto indiretto per parlare di sensibilità artistica ed emotiva. 
L’altra candidata, purtroppo, non avrà lo stesso coraggio e dovrà vedersela con i suoi stessi nervi. L’episodio inizia con atmosfera da prima stagione: routine mattutina di Rachel e sogni di gloria in voice over. Rachel tenta di far rinsavire Kurt mentre contempla di presentare “The boy from Oz” di cui ho parlato prima, accusandolo di volersi auto-sabotare con una scelta rischiosa. Il sabotaggio inconscio invece accade proprio durante il suo anthem “Don’t rain on my parade”. Non si capisce se siano stati solo i nervi a bloccarla (choke), o un tentativo inconsapevole di ostacolare la sua ascesa, in favore di una storia d’amore che ha già gettato diverse ombre sulla sua stella. Non so voi ma io preferisco Rachel quando fa piangere d’invidia il sole: speriamo che la soluzione ai suoi dubbi sul futuro non sia quella riduttiva e romantica della mogliettina che resta vicino al marito.

Le esibizioni vedono susseguirsi diversi pezzi interessanti: una “Cell block tango” da Chicago, presentata come lezioncina morale non assorbita (le ragazze cantano il pezzo come rivalsa femminile, quando in realtà si tratta di una canzone su massacri gratuiti ed eccessivi). La resa è ottima ma la canzone è necessariamente tagliatissima per via della sua durata troppo eccessiva per il format televisivo e i suoi favolosi intermezzi in cui si intrecciano racconto/monologo e danza esplicativa. Non era facile e il risultato è buono, nonostante tutto. In coda vi troviamo “Shake it out” del fenomeno Florence+The machine. Cantare una canzone di questo genere non è per nulla semplice e l’escamotage dei produttori di Glee è giocare al ribasso, con una cover giustamente meno enfatica dell’originale e quindi più funzionale alla scena catartica (“scaccia il diavolo dalle tue spalle”). “Cry” cantata da Rachel e “School’s out” da Puck fanno un buon lavoro nel rapprendere i sentimenti dei due personaggi, anche se l’esagerazione della prima e la pessima imitazione del trucco e la verve di Alice Cooper del secondo ne limitano un po’ l’impatto. “The rain in Spain” è uno degli abomini della stagione, ma forse lo ritengo tale solo per un fastidio provocato dalla canzone stessa, che invece nella serie ha un suo collegamento sensato con la storia.
VOTO: 7
I provini della NYADA sono tenuti niente popò di meno che da Whoopi Goldberg. La sua presenza nell’episodio è ovviamente ridotta, ma c’è un desiderio nell’aria di vederla ancora e ancora e ancora.

Ottima recensione, davvero. In realtà personalmente l’episodio mi è piaciuto meno di quanto mi sarei aspettato. Sarà che ormai sopporto poco le storyline che appaiono all’improvviso, ma la storia della Beiste, per quanto ideologicamente toccante (poco coraggiosi gli autori), non mi ha proprio entusiasmato.
Per quanto riguarda Rachel, invece, ho trovato prevedibile l’escamotage del blocco, ma sinceramente vederla in panico proprio su Don’t rain on my Parade (che poi Lea Michele ha cantato praticamente ovunque) mi ha davvero infastidito. Avrei preferito che sull’onda emotiva di Kurt avesse deciso anche lei di osare e poi fallito miseramente.
Glee mi sta calando proprio tanto, eh. Un peccato.
“You’re never gonna become a star by playin’ it safe.” ha detto Shelby a Rachel a inizio stagione… So che la continuità in Glee è un’utopia ma davvero non avrei mai immagnato che Rachel potesse buttare al vento l’audizione più importante della sua vita così, “choking”… Sono contenta che finalmente abbiano fatto capire il valore di Kurt, il mio personaggio preferito in assoluto, ma Rachel che si impalla nell’audizione per la NYADA mi sembra più improbabile della Beiste che viene picchiata.
Nella recensione ho ipotizzato un self-sabotage inconscio, ma anche se così non fosse a me Rachel bloccata è sembrata molto umana (più che nelle sue derive romantiche posticce).