
Questa quinta annata di True Blood ha avuto dalla sua un rinnovato interesse per la parte politico-religiosa del mondo dei vampiri, senza contare un maggiore impegno nei confronti delle altre storyline grazie alle nuove interazioni tra i personaggi; l’impressione, però, è che, nel corso degli ultimi episodi, il livello si sia leggermente abbassato rispetto alle prime puntate – rimanendo comunque una spanna sopra la quarta stagione, sia chiaro.
E’ abbastanza difficile giudicare un episodio come questo, che ha una serie di elementi più che positivi alternati ad altri che per il momento non rappresentano assolutamente nulla di buono. Ed ecco che quindi, influenzata dalle Olimpiadi prossime alla chiusura, dichiaro aperte le premiazioni per le categorie – meritevoli e non – comparse in questa puntata.
Il premio “Sono stupido, ma la spaccio per crisi mistica” va a…

Le allucinazioni di Bill continuano senza sosta, facendogli sostituire l’immagine di Salomè con quella di Sookie, di cui immagina di cibarsi fino alla di lei morte, per poi vedere – quasi come ricompensa per la sua azione immaginata – la sempre sanguinolenta Lilith che si trasforma di nuovo in Salomè; Eric, invece, non soffre più di alcuna allucinazione, quindi viene da chiedersi se il “problema” sia davvero il sangue di Lilith o se non ci sia di mezzo qualcos’altro – oltre, ovviamente, alla stupidità del Re della Louisiana.
Il premio “Sono stupido, ma in questa puntata ho trovato la mia performance migliore” va a…

Il bronzo va a Andy, che non ha mai brillato per acume, ma che in questo episodio riesce effettivamente a non essere lo sceriffo peggiore di tutta Bon Temps. Riesce ad incastrare Bud Dearborne grazie agli stivali che compaiono nel video del sito www.keepamericahuman.com (che ovviamente esiste), salva la vita a Naked-Sam sparando all’ex sceriffo e solleva il morale di Jason asserendo al contempo una grande verità (“You use your dick as a compass”). Poi certo, non gli fa onore aver preso a calci e a pugni Joe Bob, ma, a differenza di tanti poliziotti che abusano del loro potere, lui capisce abbastanza in fretta dove stia il punto: “It is my job to protect son of a bitches too, and vampers and shifters, werechickens and whatever the fu*k else is out there!”
L’argento va all’altro elemento della coppia, Jason Stackhouse, che non perde occasione per ricordarci quanto sia stupido (“Perché usavano le maschere di Obama? Per non farsi riconoscere!” è seconda solo alla giornalista che chiede se il Presidente degli Stati Uniti d’America sia dietro alle uccisioni di supes & vamps), ma che grazie al suo ricordo della professoressa, moglie dell’ex sceriffo, riesce a portare la polizia sulla strada giusta. E poi il suo “momento commozione” con Hoyt è stato l’unico vero istante in cui, ammettiamolo, avremmo quasi voluto che l’amico Bubba si risvegliasse.

L’oro va infatti proprio a lui, Hoyt, che, avendo cambiato troppe idee nel corso dei precedenti otto episodi, decide di rimanere svenuto/nel mondo dei sogni/high as a kite per tutta la puntata, offrendoci così la sua migliore interpretazione ed evitando di finire nella successiva categoria in gara.
E poi, dove diavolo è finita la signora Fortenberry, che è decisamente più divertente del figlio?!
Il premio “Continuano a mettermi sullo schermo, ma non si capisce bene per quale motivo” va a…
Abbiamo un ex aequo! Troviamo infatti Jessica, che da baby-vampira alle prese con le sue prime esperienze ci aveva conquistato, ma che ora non sa bene dove sta andando e viene sbattuta nelle storyline degli altri senza un reale piano appositamente creato per lei.
E’ un peccato, perché il suo “essere da sola senza la guida di papà Bill” poteva essere un ottimo spunto per vederla attraversare una fase un po’ più matura e che potesse anche comprendere l’amicizia con Tara – a torto eliminata per colpa del vincitore della categoria precedente.
L’altro inutile – in questa puntata più che mai – è Alcide che, quando non si comporta da maschio alfa/non mostra centimetri di pelle (comunque più che apprezzati), vaga per le campagne americane alla ricerca di un padre sul viale del tramonto e in preda a ricordi piuttosto inutili di iniziazioni e primi batticuore.
Il premio “La coppia funziona e chi l’avrebbe mai detto” va a…



Fuori categoria, ma sono sempre nei nostri cuori quindi li premiamo lo stesso.
Terzo posto per Sookie, che – non mi stancherò mai di dirlo – da quando ha smesso di inseguire vampiri e licantropi ha finalmente imboccato la strada giusta: la vicenda della morte dei genitori e di Warlow si fa sempre più interessante e grazie a questo anche le fate hanno trovato una buona collocazione all’interno della serie.

Primo posto per Lafayette. Tutti vogliono parlare con lui (“I ain’t Gmail for dead people!”), tutti lo chiamano per parlare con gli spiriti e lui rimane sempre il personaggio con la battuta migliore – ok, dopo Pam. Però si merita il primo posto, perché settimana scorsa tra me e me l’ho paragonato a Whoopi Goldberg in Ghost e lui ha fatto lo stesso riferimento in questa puntata, quindi comincio a pensare che abbia davvero i poteri.
Classifiche estive/olimpiche a parte, l’episodio non è certamente il migliore della stagione, ma ha perlomeno il merito di aver concluso in modo più che dignitoso due delle mille storyline – anche se con True Blood mai dire mai; lascia ancora qualche dubbio tutta la vicenda di Lilith, ma ci sono ancora tre puntate in cui la questione potrà essere esplorata in modo più dettagliato. Non rimane che attendere, con la speranza che la conclusione sia degna di questa più che buona quinta stagione.
Praise Lilith!
Voto: 7+
