
La storia è quella di Amerie (Ayesha Madon), una liceale che insieme all’amica Harper (Asher Yasbincek) disegna sul muro di un piano poco frequentato della scuola una mappa in cui sono registrate le tresche e i rapporti sessuali dei loro compagni di scuola. Quando la mappa viene scoperta le cose si mettono presto male per la protagonista: litiga con la sua amica e viene mal vista dagli altri studenti, che le affibbiano l’appellativo “Map Bitch”, da cui il nome del primo degli otto episodi che compongono la prima stagione.
Heartbreak High è stata accolta positivamente dalla critica che, però, si è ben guardata dallo sbilanciarsi con gli encomi. Con ogni probabilità, infatti, si tratta di una serie destinata a non spiccare nel vasto e variegato catalogo Netflix; questo è dovuto soprattutto alla somiglianza, almeno per quanto riguarda l’ambientazione le tematiche principali trattate, con prodotti seriali ben più noti tra cui Sex Education ed Euphoria. Tuttavia, a conti fatti e con i dovuti accorgimenti, seguire filoni narrativi in voga può anche rivelarsi una mossa vincente, specie per produzioni di paesi che non sempre trovano ampio spazio sui piccoli e grandi schermi di tutto il mondo.

Una delle qualità di “Map Bitch”, e quindi dell’intera serie, consiste proprio nel ritmo della narrazione: sono, infatti, molte le cose che succedono già nella prima puntata, un episodio che riesce nell’obiettivo di risultare introduttivo, articolato ma mai didascalico. C’è anche qualche nota negativa: la regia di Gracie Otto ha deciso, infatti, di dare spazio a qualche momento comico poco calzante (e poco riuscito), a qualche dialogo superficiale e ad alcune situazioni equivoche in pieno stile sitcom, anche se quest’ultimo non è necessariamente un aspetto da esorcizzare – stiamo comunque parlando di un teen drama. In “Map Bitch”, poi, viene detto molto ma non tutto: lo spettatore viene lasciato all’oscuro di alcune dinamiche tra la protagonista e la sua migliore amica, e l’episodio è strutturato in modo tale che, una volta finito, risulta difficile abbandonare la visione senza prima scoprire gli eventi anticipati da alcuni flashback.

Pur non campeggiando sulla sezione “titoli del momento” di Netflix, Heartbreak High rimane una bella sorpresa, che già dal pilota riesce a distinguersi in maniera frizzante e leggera da molte uscite recenti pur ripercorrendo le orme di alcuni titoli rinomati. Riprende alcune tematiche della serie originale – e solo queste – raccontandole in maniera moderna e incalzante, approfondita quanto basta, incorniciate da una trama ben costruita e in grado catturare lo spettatore. Gli sparuti momenti di linea comica fanno perdere qualche punto, così come qualche dialogo un po’ semplicista e l’estetica che, a un occhio superficiale, può dare l’impressione di una commedia adolescenziale con poche pretese: resta in ogni caso una serie che si guarda volentieri sin dalle prime scene.
Voto: 7

Ho trovato questa serie nel complesso molto interessante. In particolare ho apprezzato la rappresentazione genuina dei personaggi appartenenti a comunità marginalizzate che tuttora faticano a trovare una rappresentazione autentica e non filtrata dallo sguardo dominante. Mi riferisco alla presenza di personaggi neurodivergenti, asessuali e non binari (la scelta di selezionare attori appartenenti a suddette comunità ha sicuramente contribuito in modo positivo). Da questo punto di vista fa un ulteriore passo in avanti rispetto a Sex Education.
L’aspetto più “tecnico” risulta invece meno accattivante rispetto al cugino britannico, pur rimanendo un prodotto piacevole e che si fa vedere rapidamente.
Consigliato a chi apprezza il genere o è interessato alla rappresentazione.