
E pensare che stavo per abbandonare la serie all’inizio della prima stagione, a causa di una sequenza di episodi statici e monotoni! Vedendo ora come gli autori hanno cambiato strenuamente direzione, avrei perso l’opportunità di seguire una serie che riesce a dare ad ogni singola puntata, anche quella “filler”, una profondità ed una costruzione tale da non annoiare mai. A tal proposito, il sesto ed il settimo episodio sono sotto molti punti di vista enormemente interessanti.
2×06 High Road

La narrazione è divisa in due parti: da un lato abbiamo i flashback di Finch, che, anche se non in maniera precisa, ci permettono di conoscere ulteriormente il funzionamento della Macchina, con tutti gli esperimenti del caso sul controllo delle telecamere e il riconoscimento della situazione a rischio; dall’altro, abbiamo una storia apparentemente banale (quella del ladro pentito).
È proprio la storia di base di questo episodio, quella del ladro che ha cambiato vita ma che è costretto a ri-affrontare il suo passato, che mostra chiaramente la forza di questa serie: se la vicenda in sé non può dirsi eccezionalmente originale, gli autori riescono comunque a gestirla con estrema abilità, al punto da renderla totalmente indipendente da tutti gli altri casi simili visti altrove. L’esecuzione di questo episodio, infatti, non annoia mai, non soffre il già visto, ma si sviluppa brillantemente, riuscendo a dare profondità emotiva sia a Reese, che si sente coinvolto, che agli altri personaggi protagonisti della vicenda, che solitamente vengono solo abbozzati, dato che non faranno probabilmente più ritorno nella serie.
Per quanto riguarda la parte dei flashback, in realtà non è che si aggiunga moltissimo a quanto già sappiamo: Finch fa vari esperimenti con la Macchina, istruendola a riconoscere i casi particolari. Scopriamo, così, che è la Macchina stessa ad indicargli e a permettergli di conoscere Grace (interpretata da Carrie Preston, la moglie di Michael Emerson), la donna con cui Finch è stato fidanzato prima della sua “morte”. Chissà che la Macchina non abbia fatto da Galeotto.
Come già detto, questo episodio aggiunge poco alla narrazione di Person of Interest, ma è in grado di insegnare come si scrive anche un episodio riempitivo. L’alchimia, poi, tra Reese e Zoe Morgan è straordinaria e permette loro di funzionare come una vecchia coppia sposata anche se, in un ambiente periferico, stanno bene come il cavolo a colazione.
Voto: 7
2×07 Critical

In un certo senso, infatti, Wesley rappresenta quello che Reese sarebbe potuto diventare, con la medesima bravura, se non fosse stato Finch a raccoglierlo, ma qualcuno meno altruista. Reese ha davanti a sé l’immagine di se stesso ma con un differente percorso, senza cioè quell’umanità che ha tendenzialmente sempre dimostrato.
Questa volta, ampio spazio viene nuovamente dato a Carter, che viene tirata in ballo dall’agente Snow, ancora sotto minaccia esplosiva da parte di Kara. Le informazioni in nostro (e loro) possesso sono ancora troppo poche per capire l’obiettivo ultimo della donna, ma Reese adesso è stato avvisato che qualcosa di più grande è in atto. Le varie trame aperte, così, non vengono dimenticate, ma gestite con maggiore calma per permetterci di viverle più appieno. Person of Interest, in questa maniera, non solo è continua fucina di trame da seguire, ma riesce anche a non perderle per strada, grazie al saggio ed oculato dosaggio con cui esse ci vengono fornite.
Il risultato finale è interessantissimo, e la serie continua a non perdere il minimo smalto nonostante il pericolo sia sempre dietro l’angolo.
Voto: 8


