
C’è poco da girarci intorno: ormai guardare Glee lo si fa più per abitudine, per qualche trovata musicale e per il legame con dei personaggi che, negli anni scorsi, hanno saputo regalarci momenti divertenti, emozionanti, con degli ottimi messaggi per i più giovani. Adesso, però, questa serie non è altro che una pallida imitazione di se stessa: poche idee, ancor meno quelle belle e un grande desiderio di far cassa.
4×11 Sadie Hawkins

Ma andando oltre al debole tessuto iniziale, Glee ritorna all’abituale danza degli accoppiamenti e più improbabili essi sono, più ci piacciono. In un colpo solo, scopriamo che Tina è segretamente innamorata di Blaine, il quale ha una cotta per l’etero Sam che è invece interessato a Brittany. E date le tendenze saffiche di quest’ultima, non avrebbe stupito la quadratura del cerchio. Il personaggio di Blaine, che esce dalla fine della relazione con Kurt a pezzi, si getta a capofitto in un interesse per Sam (che ormai da un po’ di tempo è diventato un perfetto imbecille) del tutto irrazionale, come lui stesso ammette, ed innamorato persino di quelle assurde e raggelanti imitazioni che ne sarebbero il punto forte. Quello che Glee in altre occasioni è riuscito a raccontare con grande maestria – i turbamenti ed i sentimenti adolescenziali – stavolta non funziona, riportando il tutto nel novero del già visto e già sentito, senza preoccuparsi più di trovare una via originale.
È per questo che bisogna anche vedere il personaggio di Adam come un interessante nuovo elemento nell’equazione che coinvolge Kurt e New York. La Grande Mela, centro ancora una volta dei momenti migliori della serie, ci riporta ad un Kurt più sorridente e divertito, scalzando finalmente via quel personaggio depresso con cui abbiamo avuto a che fare ultimamente e che piaceva davvero molto agli autori. Sarà per il suo accento british, sarà per la solarità che sembra portarsi dietro, ma Adam funziona come nuove inserto e potrebbe regalarci dei momenti molto interessanti.
Per quanto riguarda le canzoni dell’episodio, bisogna ammettere che non rimarranno certamente impresse nella memoria collettiva: senza infamia e senza lode.
Voto: 6
4×12 Naked

Si è nuovamente scelto di abbandonare l’aspetto più originale, ossia le difficoltà e le disavventure di alcuni personaggi in un nuovo mondo (ovviamente mi riferisco all’aspetto New York), e ci si concentra sul liceo, dove tutto è tornato nell’abituale stantio. Soprattutto in Ohio, infatti, gira che ti rigira ci si interessa ai soliti problemi a cui si cerca una soluzione differente dagli anni precedenti: ritorna così l’annosa (???) questione dei finanziamenti per pagarsi il mezzo di trasporto per le Regionali.
C’è una cosa che salvo parzialmente: Rachel. Se nello scorso episodio aveva avuto ben poco spazio, questa volta le viene lasciato più spago, complice anche la decisione di partecipare ad uno spettacolo studentesco senza veli. L’idea di accostare le due Rachel – quella moderna e quella delle prime stagioni a cui siamo più affezionati – durante Torn di Natalie Imbruglia, è brillante. Farci vedere con estrema immediatezza il cambiamento avvenuto tra la Rachel di oggi, più sicura di sé e del suo corpo, e quella ragazzina dalla voce potente ma dall’aspetto di un’allegra pensionata degli anni cinquanta, rende esplicita un’evoluzione che in alcuni momenti ci era sembrata troppo improvvisa. Il problema è che questa profondità è un sussulto di vita e non certamente l’apice di un bel percorso.

Il resto è noia. Il discorso è: spogliamo i maschi e facciamo un calendario per pagarci le Regionali (ah, vengono riammessi per doping dell’altro gruppo, ci avreste mai scommesso?). Il voler spiegare tale situazione mediante la crisi mistica di Sam, se può essere considerata una buona trovata, è indebolito da quello che è l’obiettivo primario dichiarato: facciamo notizia e rialziamo gli ascolti (che, però, non stanno comunque rispondendo positivamente). Le vicende di Sam – ossia parlare della sua conclamata stupidità, che però è elemento portante di quest’anno – non scaldano particolarmente il cuore anche perché non suonano granché originali.
Un episodio, quindi, che alla fine della fiera poteva benissimo evitarsi e che ha reso drammaticamente evidente la carenza di idee e stimoli in cui questa serie è caduta. A fronte di momenti musicali discretamente interessanti, anche se ormai prevalentemente di stampo pop moderno, a difettare continua ad essere una trama che non pone lo spettatore nelle condizioni di apprezzare la serie, col rischio di continuare a perdere di attrattiva.
Voto: 5



