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HR’s not gone. Not by a long shot.
Le vicende dell’HR procedono spesso molto lentamente, disseminando indizi e personaggi nella maggior parte delle puntate; a differenza delle serie che decidono di affrontare certe tematiche in grossi blocchi, dunque in pochi episodi ma con intere parti di narrazione dedicate ad una certa storyline, Person of Interest opta per il metodo “storia diluita”, che ha ovviamente pregi e difetti. È indubbio infatti che, in questo modo, si crei una vicenda estremamente più realistica e dettagliata, ma, d’altro canto, anche più difficile da seguire.
Tuttavia è con questa puntata che la scelta di Elias di abbandonare l’HR (C.O.D.) raggiunge la sua più alta conseguenza; è qui che scopriamo che prezzo Quinn sia disposto a pagare per avere il supporto economico dei fratelli Yogorov.

Ad ogni modo, ora con la morte di Szymanski e di Melinda Wright le cose si fanno più complesse e sicuramente questa decisione, che pure agevolerà i rapporti con i fratelli Yogorov, metterà in serio pericolo l’HR stessa, che ha fatto il passo più lungo della gamba: la ricostruzione dell’attacco è chiaramente ridicola – tre persone colpite frontalmente, ma da due parti diverse del tavolo? -, quindi staremo a vedere come Quinn proverà ad uscirne questa volta.
We have to stop meeting like this.

La storia della settimana, originale quanto basta per portare inizialmente fuori strada entrambi i nostri protagonisti, ha infatti dei risvolti emotivi importanti, sia da un punto di vista interno alla storia che in relazione alla vita di Finch e, in ultima istanza, alla sua relazione con Reese.
I had to move on. So must you.

Ciononostante, la storia funziona e la generosità di Finch colpisce ancora una volta quando decide di aiutare Lou ad abbattere l’attività di Makris.
L’urgenza primaria dei nostri protagonisti è sempre stata quella di salvare le vite collegate ai numeri ricevuti, ma entrambi si sono concessi più volte di entrare in contatto con questi anche emotivamente, scoprendo un’incredibile gamma di grigi che separa il bianco/nero della dicotomia vita/morte.

Un’altra ottima puntata per Person of Interest, che in soli 40 minuti riesce a raccontarci molto più di quanto non sembri ad una prima visione: tra evoluzioni della storyline principale, connessioni a vecchie vicende (l’orologio da 2 milioni di dollari) dai risvolti futuri interessanti (il giovane Logan Pierce e la sua curiosità potrebbero tornare) e approfondimenti psicologici degni di nota, la puntata scorre molto bene, lasciandoci ora con due settimane di pausa a riflettere su quanto accaduto.
Voto: 7/8

Delizioso come sempre, person of interest non tradisce,
40 minuti che volano, trama orizzontale che continua a crescere, personaggi sempre molto attivi.
Reese sta perdendo qualche colpo appannaggio di un finch sempre più coinvolto ed in forma.
Ottima serie, non mi stancherò mai di dirlo. Insieme ad Homeland e the Americans la migliore novità dell’ultimo biennio.
Grande serie, una delle poche cose recenti che riesce a mantenere sempre ritmo ed inventiva
e per fortuna l’hanno rinnovata:
http://tvbythenumbers.zap2it.com/2013/03/27/the-good-wife-elementary-person-of-interest-2-broke-girls-ncis-la-the-mentalist-mike-molly-blue-bloods-renewed-by-cbs/175317/