Dopo una premiere a carattere introduttivo e di buon livello, Game of Thrones prosegue il suo lento e ponderato lavoro di costruzione degli archi narrativi della nuova stagione attraverso un secondo episodio a sua volta preparatorio, dove trovano spazio molti personaggi lasciati in disparte nella precedente puntata.
L’idea di far comparire diversi character direttamente in questo secondo episodio risulta una scelta giusta perché permette da un lato di riprendere e di approfondire con maggior facilità le storyline di alcuni regular canonici (in particolare Bran) e, dall’altro, di introdurre in maniera adeguata i nuovi – interessanti – personaggi.

“The raven is you”.

L’incontro tra il gruppo di Bran e Rickon con Jojen e sua sorella Meera permette così (oltre ad uno spiegone veloce per i vecchi e nuovi telespettatori) di integrare con maggiore organicità i poteri onirici del piccolo Stark nella trama generale, dove, per come ci erano stati presentati, occupavano un posto fin troppo distante e marginale rispetto alle vicende centrali della storia. Resta da capire quale sia la loro funzione, e quale sia il significato “più profondo” del corvo a tre occhi.

A King’s Landing protagoniste indiscusse sono le donne, ed in particolare quelle appartenenti alla famiglia Tyrell: nonostante debbano anche loro sottostare alle leggi patriarcali dei sette regni, Lady Margaery e, soprattutto, sua nonna Olenna Redwyne sembrano tutt’altro che in posizione di inferiorità rispetto agli uomini della loro casata, definiti senza mezzi termini dei babbei.

Per quanto riguarda Olenna Tyrell Redwayne, è impossibile non rimanere subito colpiti da quest’anziana signora arguta e senza peli sulla lingua, interpretata con maestria da Diana Rigg; lei e la nipote si presentano fin da subito come due abilissime giocatrici pronte a rendere ancora più imprevedibile e intricato il gioco dei troni.
“The lords of Westeros want to burn the countryside. We’re trying to save it”.

direttamente da the Avangers Occhio di Falco! Anguy. Quando pensi di aver capito bene o male le dinamiche fra le varie casate di Westeros, ecco che spunta subito qualcosa di nuovo in mezzo: la Fratellanza senza vessilli (Brotherhood Without Banners), già ricercata dalla Montagna nella scorsa stagione (come ci ricorda prontamente Hot Pie). Quale sia il loro obbiettivo non è ancora chiaro, ma, dalle parole del loro leader (riportate qui sopra), si presentano come una sorta di banda di Robin Hood.
Nonostante obblighi coercitivamente Arya, Gendry e Hot Pie ad unirsi alla sua compagnia per ottenere informazioni, le intenzioni di Tharos nei confronti dei tre ragazzi non sembrano cattive o pericolose… almeno fino a quando il Mastino non entra in scena rivelando l’identità della piccola Stark.
“And everything that’s happened since then, all this horror that’s come to my family, it’s all because I couldn’t love a motherless child.”

“We don’t get to choose who we love”.

Lo sterminatore di re è molto abile anche con la spada, tanto che molti a Westeros lo considerano il cavaliere più bravo dei Seven Kingdoms (insieme al vecchio Barristan Selmy), ma, nella circostanza, non si dimostra abbastanza bravo per battere Brienne, che si libera di lui facilmente.
Difficilmente, però, l’enorme ragazza in armatura riuscirà ad avere la meglio con altrettanta facilità sul drappello di uomini dei Bolton.

Permane quella sensazione di staticità avvertita nella premiere, ma nel complesso questa seconda puntata appare meno dispersiva e più compatta della precedente. La trama avanza lentamente, le acque iniziano ad agitarsi, ma per l’azione – presumo – dovremo aspettare ancora un po’.
Voto 8 meno meno
Note
- “The Flayed Man of House Bolton. A bit gruesome for my taste”. Al di là del suo inquietante simbolo, Roose Bolton non ispira molta fiducia. Quasi sicuramente sta nascondendo la verità a Robb Stark riguardante Winterfell e Theon Greyjoy, quasi sicuramente tenuto prigioniero in una delle sue segrete. Del resto i Bolton sono famosi proprio per la pratica di torture, proibite nel Nord.
- Così come per le prime due stagioni, l’Hbo ha messo a disposizione a questo link una pratica guida aggiornata ai luoghi e alle casate presenti nella serie. Molto utile per chi o non ha letto i libri oppure – come il sottoscritto – è indietro con la lettura rispetto alla serie.
- Il network ha rinnovato la serie per una quarta stagione immediatamente dopo l’arrivo degli ottimi dati di ascolto della premiere, in aumento rispetto sia alla premiere sia al finale della scorsa stagione.
- Molti di voi avranno riconosciuto, nel ruolo dell’uomo mandato da Yara per salvare Theon, Iwan Rheon, noto per aver interpretato Simon di Misfits. Un attore che il nostro Michele Hume ha avuto il piacere di intervistare al Rome Fiction Fest del 2011.


Indietro nella lettura? Ne vedrai delle belle allora e mi fermo qui! Appena concluso la danza dei draghi e mi chiedo quanto ancora voglia torturarci george bolton matrin prima di chiudere una vicenda invece di aprirne. A mio dire la HBO se non spenna tutto a trovato la gallina dai colpi di scena d’oro! 🙂
Ha con l’acca naturalmente, maledetto nuovo cellulare touch screen!
Perchè poi abbiano chiamato Yara la sorella di Theon invece di Asha rimane un mistero.
Rimane tutto da capire anche come mai abbiano scelto la figura di Talisa (infermiera di provenienza non meglio specificata) a Jeyne Westerling…. che Robb sposa non solo per senso dell’onore ma anche perchè nobile. Mi sarebbe parso molto più credibile (come nel libro è) anche nella fiction! Lui è cmq l’erede di Winterfell, posso capire che si sia innamorato ma cmq avrebbe sposato una nobile, mai una popolana.
hanno optato per Yara perchè c’era troppa somiglianza fra Asha e Osha.
-.- Ah. E chiamare Osha con un altro nome no, dato che è pure un personaggio inventato?
(pura polemica sterile eh! XD)