
Mischiateli in 8 puntate dense di tensione e di humor inglese e avrete Broadchurch, un altro piccolo gioiello made in England.
Il giorno dell’arrivo del nuovo ispettore di polizia Alec Hardy – dall’oscuro passato – un ragazzino di 11 anni viene ritrovato senza vita sulla spiaggia simbolo della città, quella spiaggia che si trova sotto a una scogliera verticale che toglie il fiato, sempre presente nelle riprese in esterna.
Comincia così un thriller che non ha niente da invidiare alle produzione americane, che strizza l’occhio a The Killing ma che non rinuncia nemmeno a momenti di humor nero che rendono ancora più coinvolgente la narrazione.
Perché se è vero che l’omicidio di un bambino non è assolutamente una novità nel panorama televisivo mondiale, bisogna anche saper gestire lo sgomento che un’azione del genere crea in una piccola comunità come quella di una città in cui si conoscono tutti e sono in qualche modo tutti collegati. C’è l’edicola, la chiesa, gli idraulici, le casalinghe, il piccolo hotel sulla costa, il giornale, e naturalmente la luce fredda dell’ormai morente estate britannica: tutto questo si ripercuote sullo spettatore, gettandolo all’interno della vita ormai cambiata per sempre del paese e dei suoi abitanti.

Poi ovviamente una gran bella sceneggiatura non può reggere se al suo cospetto non ci sono attori degni di questo nome. Partiamo ovviamente da colui che interpreta l’ispettore Hardy, David Tennant, affermato attore britannico da molti considerato il Dottore migliore del nuovo cicli di Doctor Who; Jodie Whittaker, la madre del piccolo Danny Latimer, con quella sua bellezza molto anglosassone, che fa delle sue espressioni un punto di forza; Olivia Colman, semi-sconosciuta ai più, ma che rende il Sergente Miller probabilmente il personaggio migliore della serie; e poi tutti gli altri, chi più o meno comprimario ma fondamentale nella risoluzione del caso.

Se The Killing aveva lasciato l’amaro in bocca a molti per il finale della prima stagione – soprattutto a chi non ha pazienza nel capire e nel ragionare su quello che sta succedendo – Broadchurch ha dalla sua la brevità della narrazione, che comunque, in soli 8 episodi, riesce ad andare a fondo nella psicologia dei personaggi, rendendoli parte di noi già dopo il primo episodio.
È sicuramente anche per questo che, dopo il finale, qualcuno di loro ci mancherà come se la serie fosse durata tre o quattro stagioni, e la risoluzione ci lascerà sgomenti e inermi nel renderci conto di come la vita può sempre riservare sorprese, a volte talmente brutte che stentiamo a crederci.

E mi raccomando, se volete indovinare il colpevole prima della fine e volete vivere senza dover continuamente guardarvi le spalle, seguite il consiglio che Alec Hardy dà alla sua collega: «Miller, ascolti bene quello che le dico: non si fidi di nessuno».

Appena finita: serie carina, molto carina. Come storia niente di che, ma gli attori sono eccezionali e i luogi suggestivi…..tipicamente british.
Ho apprezzato che, per una volta, la co-protagonista non fosse la solita bellezza fuori luogo 🙂
Grazie per la segnalazione!
Gran gran serie davvero. Storia semplice, ma raccontata divinamente. Un giallo contemporaneo imperdibile. Ancora una volta i britannici si confermano i migliori
uso della camera meraviglioso. Certe scene ferme che paiono la costruzione del fotogramma di Kitano! Mi sovviene la seconda puntata (mi sembra) dove c’è la figlia a sinistra sul letto, porta aperta, poi il padre in centro, in fondo al corridoio, poi la mamma a destra che guarda all’ingresso della camera di Danny sbarrata dalle strisce della polizia. 5 secondi così. Fermi.
Splendido.
Un Twin Peaks in miniatura senza le contaminazioni di Lynch (e meno male perché solo Lynch se le può permettere!).
Grazie della segnalazione!
Mi sento in obbligo per la segnalazione di questa serie che, senza dubbio, è tra le cose migliori offerte dal panorama dei serial televisivo negli ultimi dieci anni.
Grazie per il consiglio sulla serie! Molto carina,una storia non originalissima ma recitata e diretta benissimo.