
Una premessa è d’obbligo: sebbene quest’episodio non sia totalmente all’altezza delle aspettative, entra a buon diritto nel percorso di miglioramento che True Blood sta portando avanti ormai già dall’inizio della quinta stagione. Se lo scorso anno la storyline dell’Autorità era innegabilmente ammantata di grande fascino, quest’anno la direzione intrapresa dalla serie di Alan Ball (ma ora nelle mani dello showrunner Brian Buckner) sembra voler percorrere la strada della mitologia pura con la presenza, più o meno certa, di Lilith, demone primordiale e madre dei vampiri. Questa svolta, accompagnata per ora dalla più incisiva presenza di Warlow, il vampiro che ha tutte le intenzioni di catturare Sookie, sembra funzionare nonostante qualche difetto qui e lì che non muta sostanzialmente la forza della serie.
Ci eravamo lasciati con Bill alle prese con un’improvvisa trasformazione che apriva ad una serie di interrogativi piuttosto efficaci. Risposte alle molte domande che erano nate in seguito allo scorso finale ci vengono fornite solo in parte. Bill (o Billith come ribattezzato da Pam) sembra essere ora dotato di nuove ed interessanti capacità, ma siamo ancora ben lontani dal capire davvero cosa gli sia accaduto. Egli stesso, infatti, dopo un inizio furente e violento, brancola nel buio: la trasformazione è stata solo momentanea. È sul personaggio di Bill, infatti, che si aprono le prime fratture interne tra il gruppo di personaggi, che vedranno in Sookie e Jessica due forti e differenti posizioni contrapposte.
Per quanto riguarda quella che, almeno inizialmente, era il personaggio principale, vediamo da parte sua un forte cambiamento di prospettiva che culmina nel tentativo – fallito solo per i nuovi e misteriosi poteri di Bill – di uccidere il vampiro di cui si professa ancora in parte innamorata. Rifiutando questo nuovo Bill, da lei visto esclusivamente come un mostro che cammina, Sookie abbandona (e vedremo per quanto tempo) ogni speranza di redenzione dell’uomo, ritenendo ormai impossibile tornare indietro. Chi ha tacciato Sookie di incoerenza a mio avviso sbaglia, proprio perché la ragazza si trova sì di fronte a qualcosa che ha il corpo di Bill, ma non può giurare sia davvero lui ed è lecito, quindi, ritenerlo un grande pericolo.


Nonostante questo parallelismo, però, le vicende di Alcide – come quelle di Sam, che hanno il solo pregio di svelare al mondo l’esistenza di altre creature oltre ai vampiri – soffrono di un minor fascino rispetto a ciò che accade al resto del gruppo principale. La sua nuova “carica” non è stata ancora collocata all’interno della narrazione generale e non è detto – anche se si spera sempre – che lo sarà mai.
Altra storyline per ora indipendente è quella riguardante Andy e le sue figlie con tutte le difficoltà che un uomo non proprio brillante come lo sceriffo può avere. Questo momento di pseudo-serietà che fa capolino tra sesso e violenza ha la sola funzione di donare ad Arlene la battuta migliore dell’episodio (“And when you stick Mr. Happy inside somebody’s hoo-ha without a raincoat on, babies come out!”) ma non arricchisce particolarmente l’intera storia.

Con l’arrivo di Warlow, i dubbi su Bill e l’introduzione del Governatore, un nuovo personaggio piuttosto ambiguo ma del quale ben poco ancora si può dire, True Blood getta le basi per quella che potrà essere un’ottima stagione in un episodio forte ma non a sufficienza. In ogni caso, però, la puntata funziona e la massima espressione del bel trash televisivo è pronta ad accompagnarci per questo sesto anno consecutivo.
Voto: 6 ½
P.S. Per capire come mai Nora sappia di Warlow, bisogna fare riferimento a questa scena tagliata dal finale della scorsa stagione.

Io noterei piuttosto il problema strutturale messo in chiara luce da questo esordio di stagione: un cast affollatissimo, impossibile da gestire degnamente, con l’effetto trailer in agguato.
C’è da sperare che le storie dei comprimari siano unificate dal tema della guerra tra umani e no. Ma scommetterei che i pesi morti si beccheranno un’altra side quest degna del famigerato ifrit.
purtroppo il cast affollatissimo è sempre stato il più grande problema di True Blood, che tra l’altro non si rassegna quasi mai all’idea di tenere una storyline in sospeso per almeno una puntata; niente, deve mostrare tutto, a costo di dare un minutaggio ridicolo alle sottotrame principali.
La scorsa stagione era iniziata meglio secondo me, ma poi hanno buttato come al solito tutto alle ortiche – per essere educati; vedremo cosa combinano quest’anno, ma Billith è davvero un’atrocità.