L’anno 2012-2013 non è stato particolarmente generoso di comedy e la deludente stagione di Community non ha fatto altro che aumentare la sensazione d’insoddisfazione circa le risate in televisione. Per fortuna dall’altra parte dell’Atlantico arriva una sit-com pronta a riempire tutti i vuoti prodotti dal mercato statunitense.
Ian McKellen e Derek Jacobi sono rispettivamente Freddie e Stuart, una coppia di anziani e affascinanti omosessuali che convive da cinquant’anni. Nel loro lussuoso appartamento passano le giornate e prendersi in giro e a insultarsi, in compagnia di un invisibile e decrepito cagnolino.
Basterebbe questo a fare di Vicious uno show sulla carta monotono, ma alla prova dei fatti incredibilmente brillante e carico di cose da dire, affrontate tutte attraverso un irresistibile umorismo british.
Uno degli elementi di maggior fascino della serie è senza dubbio il setting sfacciatamente teatrale. Quando si usa tale aggettivo parlando di un film o di una serie televisiva, in genere lo si fa in maniera dispregiativa, con l’intento di sottolineare la staticità dell’azione o uno stile recitativo particolarmente impostato e caricato, nella voce e nei gesti. In questo caso sin dalla scenografia il rapporto col teatro è dichiaratamente dialogico, basato sulla consapevolezza degli attori e degli autori di quanto teatro e televisione possano essere permeabili e comportarsi in maniera sinergica. Questo legame è ancora più forte se si pensa alle relazioni di carattere narrativo: il teatro infatti è ormai convenzionalmente considerato qualcosa di antico, la forma espressiva e d’intrattenimento dell’Ottocento, proprio come navigati sono i protagonisti. Questi ultimi, evidentemente e fieramente appartenenti a un mondo che non c’è più, si pongono in perfetta sintonia con il teatro, con il quale condividono un rapporto di amore e odio nei confronti del presente, perché condizionati dal progresso che sempre più radicalmente insidia le loro abitudini.
Il punto di contatto più interessante tra la televisione e il teatro risiede però proprio nei due protagonisti, per i quali il rapporto tra arte e vita non conosce troppe soluzioni di continuità. La partecipazione di Ian McKellen e Derek Jacobi alla serie non è solo l’omaggio che due grandi attori fanno alla televisioni del proprio paese, ma il legame preferenziale tra la serie tv e il teatro. I due, infatti, sono dei veri e propri monumenti del teatro britannico: notati fin da giovanissimi da Lawrence Olivier – la cui statua è esposta fuori dal National Theatre di Londra – iniziano una carriera da interpreti che li renderà indimenticabili per il teatro d’oltremanica. Le loro numerosissime interpretazioni di Shakespeare, Cechov e Sofocle li consegnano alla storia come due tra i massimi riferimenti teatrali del Novecento.
Se il teatro è una delle maggiori marche della serie, l’altra e forse la principale è senza dubbio la questione omosessuale: anche in questo caso il limite tra persona e personaggio è molto sottile in quanto la carriera e la storia personale dei due attori sono state puntellate da battaglie più o meno scoperte per i diritti dei gay. Nel 1988 Ian McKellen ha dichiarato pubblicamente la sua omosessualità e ha cominciato una serie di lotte contro le discriminazioni di genere, tra cui quella celeberrima ai microfoni della BBC contro la “Clause 28” del governo Thatcher. La capacità di ridere, di offendere e più in generale di declinare l’inafferrabile e tagliente sarcasmo british in relazione all’omosessualità dei due protagonisti, affiancata alla presenza di quei due tuttora bellissimi corpi, fa di questa serie un prodotto acuto, divertente e dolcissimo al contempo.
Ad arricchire questa già interessantissima materia narrativa ci sono una serie di personaggi di contorno che si prestano perfettamente alla detonazione dei momenti comici dei due protagonisti: Ash, giovane non ancora trentenne dal cui tonico corpo i due padroni di casa sono notevolmente attratti; Violet, amica e confidente dalle frizzanti voglie sessuali nonostante l’età tutt’altro che tenera; Mason, coetaneo tirchio, scorbutico e per questo esilarante, che rappresenta l’altra faccia dei due protagonisti; Penelope, anziana signora con enormi problemi di udito e memoria che la rendono uno dei personaggi più divertenti della serie nonostante il poco screentime a lei dedicato.
In conclusione non ci sono tanti dubbi che Vicious sia tra le migliori comedy dell’anno e non è una sorpresa se vengono considerati il cast, la produzione e più in generale lo stato della televisione inglese contemporanea.
Recensione fantastica per una sitcom altrettanto superba…l’ho vista appena è uscita attratto dal nome di Ian McKellen…e me ne sono innamorato subito!!! Lo humor britannico è stupendo!!!
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Bellissima recensione, Attilio, come sempre.
Dopo averla letta ho deciso di provare e me ne sono innamorato dopo un solo episodio!
Vicious ero indeciso se vederlo oppure no. Sicuramente gli darò una chance!
Carino, un po’ lento ma carino! Per ridere però bisogna entrare nello stile british che non è così immediato…..
Piccola chicca: Ash è Iwan Rheon! Quale gioia! <3
Recensione fantastica per una sitcom altrettanto superba…l’ho vista appena è uscita attratto dal nome di Ian McKellen…e me ne sono innamorato subito!!! Lo humor britannico è stupendo!!!