
Non è questa la sede per disegnare un confronto tra le due annate, senza contare che la profondità di un tema come quello della diversità in campo psicologico è difficilmente replicabile: quanti di noi possono trovare dentro di sé tracce d’ombra, e quanti possono invece immedesimarsi con il tema delle streghe? È però nella costruzione, che sta emergendo da questi primi due episodi, che possiamo riconoscere proprio nella diversità tra i vari aspetti orrorifici il punto di valore di Asylum e al contempo la nota di parziale fallimento di questa Coven. Se allora i differenti casi che si incontravano risultavano essere una naturale declinazione del tema (pur con i legittimi dubbi alieni), qui la differenziazione delle tematiche, perlopiù femminili, viene percepita come dispersiva, responsabile per ora solo di una perdita di coesione interna al racconto.
La narrazione si raggruppa intorno a più di un nucleo senza avere quella unità che veniva garantita l’anno scorso dal Briarcliff, scheletro portante e contenitore di tutte le follie e perversioni mostrateci. In questa terza stagione le tematiche non stanno trovando un centro che ne impedisca l’effetto centrifugo, quando forse sarebbe bastato caratterizzare di più la casa-scuola o la stessa New Orleans.
Either way, if ten of the hundreds of things I have read about you are true, then you deserved every minute down there under all that dirt.


…then I fear our line is truly at an end.
Le ragazze presentate fino ad ora, in particolare Madison e Zoe, emergono per le loro inesperienze ed emotività unite ad un peculiare “god complex”: sebbene si tratti di elementi tipici dell’età adolescenziale, sembrano essere evidenziati proprio come caratteristiche di questa particolare generazione di streghe – sempre più ridotte, sempre più vulnerabili e fragili.
Tutte le loro “avventure”, da quella di Queenie fino alla resurrezione di Kyle, manifestano un uso personale della magia senza alcuna remora: le serie con cui Queenie è cresciuta (“Streghe”, “Sabrina”) non solo parlavano di streghe bianche, ma soprattutto evidenziavano la totale mancanza di correttezza nell’uso personale della magia. In Coven, ovviamente, le regole politicamente corrette vengono sovvertite, ma c’è di più: l’assoluta inesperienza delle giovani rende questi poteri fuori dalla loro portata, ingestibili proprio perché affidati a sentimenti estremi – la rabbia per Queenie, l’amore, e non solo, per Zoe, l’hybris per Madison.

Ciò che porta queste ragazze ad affrontare con estrema leggerezza un rituale di resurrezione (più in character per Madison, molto meno per Zoe) è il tema ricorrente della debolezza di questa generazione di streghe, quella che fa venire dubbi sulla sorte della stirpe perfino a Fiona: le ragazze giocano a fare dio senza sapere nemmeno cosa stiano facendo – “Did we just marry the Devil?” – con il risultato di apparire paradossalmente meno stratificate di quanto potrebbero essere.
“I see potential”, dice Madison davanti ai corpi dei ragazzi: il potenziale lo avrebbero anche loro, se solo non le si disegnasse in modo così approssimativo.
This kind of magic it’s… dark. It’s about life and death, and I don’t want to play God.
Altro tema femminile, abusato ma se non altro più profondo di “vanità” e “immortalità”, è quello della fertilità, impersonato qui da Cordelia e da un marito insospettabilmente favorevole all’uso della magia per questi motivi. Risulta però troppo repentino il cambio di opinione della donna, che, dalla frase sopra riportata, finisce proprio a “giocare a fare dio” in un battito di ciglia, e solo perché il marito butta lì un’ovvietà come “e allora vuoi lasciare che a giocare a dio ci pensi il dottore?”, che francamente lascia il tempo che trova.

L’ingenuità delle ragazze è infine replicata e amplificata da Misty Dae, così chiusa nel suo mondo a stretto contatto con la natura da non sapere nemmeno se esistano “altre come lei”. Non c’è molto da dire sulla donna: il mistero che circonda la sua capacità di interagire con la natura (ha aizzato lei il coccodrillo dopo averlo riportato in vita?) e il suo legame con Zoe non sono ancora abbastanza per tracciare un suo profilo – anche se è innegabile il suo utilizzo della magia a scopi vendicativi.
La puntata è ancora troppo introduttiva per poter azzardare un giudizio sulla serie, ma di sicuro alcune delle tematiche trattate e la decentralizzazione delle stesse non stanno facendo del bene al racconto. L’interesse in alcuni punti cala un po’ troppo, e non si può affidare tutta la bellezza solo nelle mani di Jessica Lange e Kathy Bates.
Serve ancora qualcosa per completare il quadro: per ora la puntata guadagna poco più della sufficienza.
Voto: 6 ½

A me la puntata è piaciuta molto (devo dire che il mio giudizio è notevolmente fuorviato dalla presenza di Stevie Nicks durante la puntata xD) e addirittura l’ho apprezzata ancora di più del pilot… Credo che sia necessario cercare di immergersi il più possibile all’interno della narrazione e sperare, perché è vero che manca in questi episodi quella coesione che magari darebbe più forza a determinate storyline (sapendole legate ad altre più interessanti), però è anche vero che AHS non ha mai giocato subito le proprie carte per cui non ci vedo nulla di strano in questa costruzione. Sul discorso invece delle streghe “egoiste”, credo che Cordelia fosse l’unica che intendesse vivere la magia come uno strumento per migliorare la collettività e da non usare per scopi personali, per cui non vedo nell’utilizzo egoistico dei poteri un qualcosa di negativo, credo che faccia parte della caratterizzazione dei personaggi, non riesco a capire cosa ci sia di negativo in questa scelta autoriale (fermo restando che siamo alla seconda puntata). Poi sono d’accordo che con la Bates e con la Lange le puntate abbiano toccato il punto più alto, però a me non sta per niente dispiacendo.
No beh, asylum era stato coeso fin dalla premiere, pur presentando una decina di casi diversi. Quello che ho evidenziato è una differenza, ed infatti ho aggiunto che essendo questa una puntata preparatoria il giudizio non puó essere (ovviamente!) applicabile all’intero prodotto.
Sulla magia a scopo personale: non ho detto che sia negativa tout court, e me ne guardo bene, non voglio mica vedere le sorelle di Streghe in scena! L’ho sottolineato perché contribuisce alla mancata creazione di un centro narrativo (ripeto, per ora.. ma io recensisco questa puntata ora, non a fine stagione 🙂 )
Stesso dicasi per Cordelia, anche se nel suo caso la nota discrepante è l’ipocrisia di pensarla in un modo e poi agire all’opposto. Ripeto, nessun giudizio di merito, solo di scrittura, che a mio avviso in questa Coven non è per ora all’altezza della precedente in Asylum