
Naturalmente, in Girls anche la rappresentazione della morte e del suo rito esorcizzante collettivo diventa uno spunto drammatico da rendere in commedia; esilarante il confronto con la moglie di David, che tutti noi credevamo gay, in cui si evidenzia un gioco di equivoci per cui Hannah è creduta una ragazza obesa e affetta dalla sindrome di Tourette.
La trasformazione principale del personaggio, di cui questa scena ci restituisce i risvolti più “fastidiosi” – poiché è evidentemente stonato l’eccessivo attaccamento all’imminente destino del suo lavoro di autrice in un momento di lutto – riguarda soprattutto la rinnovata capacità di Hannah di focalizzarsi su se stessa e sul suo lavoro in modo rafforzato e addirittura passionale. Se facciamo un passo indietro, possiamo rivedere chiaramente questa trasformazione: il blocco nello scrivere l’e-book, e in generale l’approssimazione e il modo quasi infantile con cui si rapportava al suo impegno come da contratto, cede ora il posto a una donna determinata e preoccupata che un ostacolo possa frapporsi fra lei e i suoi obiettivi.


A questa sequenza a tratti claustrofobica, di introspezione e di analisi delle turbe che oppongono i due coinquilini di casa Horvath, si oppone quella più “arieggiata” del colloquio con i nuovi editori: qui risate, ilarità e buffi scambi di battute segnano il passaggio verso il traguardo di Hannah, la quale si vede offrire di pubblicare il suo libro “addirittura” su carta stampata. Una somma eccitazione la invade, ma questa viene interrotta ben presto, sul finale dell’episodio, nell’apprendere la notizia di aver firmato un contratto che blocca i diritti del suo libro con il precedente editore per tre anni.
Quello nella casa editrice è un momento di leggerezza e divertimento che sottolinea un’importante conquista sul piano lavorativo e che mette in evidenza la grande autoironia del personaggio.

Il rapporto tra plot orizzontale e verticale è equilibrato e la tensione è dosata in modo saggio e ragionato. Rispetto al compleanno di Hannah, in cui dominava ancora una sorta di stasi a livello delle dinamiche del racconto, negli ultimi due episodi iniziano a mettersi in moto degli ingranaggi che, pur confluendo quasi sempre verso la fonte principale che è Hannah, abbracciano e ampliano meglio anche le altre storyline; la puntata ci regala come sempre un racconto corale di genere e di generazione talmente limpido, ironico e disincantato, che è impossibile non lasciarsi coinvolgere e immedesimarsi appieno con le vicende dei protagonisti.
Girls coniuga comedy e drama con una scrittura e una resa in immagini naturale e quasi mai scontata; a mio avviso, si distingue da gran parte delle serie in circolazione non solo nello stile ma anche nella sottile capacità di drammatizzare, enfatizzandoli, semplici segmenti dei dialoghi, oppure momenti assolutamente “neutri” della vita quotidiana. Contemporaneamente la serie riesce ad alleggerire e divertire quando tocca tematiche di più ampio respiro, da cui ci si aspetterebbe riflessioni che in genere tendono ad autoappesantirsi alzando un po’ troppo il tiro; per ispirare una riflessione, invece, basta scoprire i nervi giusti, come Lena Dunham sa fare molto bene.
Voto: 8
