
Certo, la coincidenza tematica è notevole: alla base di entrambe le serie c’è l’argomento dei “ritornati”, persone decedute che a distanza di anni ricompaiono nelle loro terre e che, a differenza di qualunque morto vivente da film horror, tornano naturalmente alle loro vite come se nulla fosse davvero accaduto. Un’autentica resurrezione, dunque, così come indica il titolo di questa nuova serie di casa ABC ideata da Aaron Zelman (Law & Order, Criminal Minds, Damages, The Killing), che però non segue la stessa strada percorsa dal suo fratello maggiore francese.
Come Zelman ha tenuto più volte a specificare, la serie prende interamente ispirazione da The Returned di Jason Mott, romanzo del 2013 che è stato preceduto da tre brevi prequel prima di essere scelto dalla casa di produzione di Brad Pitt, la Plan B, come nuova serie del 2014.
My son died 32 years ago.

Si percepisce una certa fretta nell’introdurre l’argomento, e questo non è del tutto sbagliato se l’intento della serie è anche e soprattutto quello di analizzare amici e parenti in questa nuova forma di elaborazione del lutto interrotta.
La reazione dei genitori, ormai in età da nonni, è piuttosto stereotipata e prevedibile: lo shock colpisce ovviamente entrambi, ma laddove la madre Lucille accetta praticamente da subito la possibilità che quello sia suo figlio – It’s a miracle! –, il padre Harold appare più titubante, seguendo un cliché piuttosto scontato che vuole la figura materna sempre più emotivamente coinvolta e quella paterna più legata allo scetticismo. Ciononostante, l’interpretazione di Frances Fisher e Kurtwood Smith è così buona da far chiudere un occhio davanti ad una divisione così scontata – ma non per tutto: a che pro introdurre una scena ambientata nel cimitero davanti alla tomba di famiglia senza che a nessuno venga in mente la più che legittima domanda “Se questo e Jacob, chi o cosa c’è nella sua tomba”?
Then I saw the man.
La ricomparsa del bambino – che impara sorprendentemente a giocare con un cellulare in meno di trenta secondi – si fonde tuttavia con la vicenda che ha portato alla sua “morte”, ed è qui che il pilot di fa molto più intrigante: la storia nota da più di trent’anni, secondo la quale Jacob sarebbe morto scivolando nel fiume e così anche la zia Barbara nel tentativo di salvarlo, viene completamente scardinata, introducendo la presenza di qualcun altro e di una dinamica che lascia supporre ben altri sviluppi della storia.


Non è sicuramente facile mettere in scena reazioni con le quali è impossibile identificarsi, ma questo non vuol dire che non ci si possa provare: questo pilot ha dalla sua una scrittura che non abbassa praticamente mai il livello dell’interesse, e che anzi ci lascia con un gran numero di domande anche nelle più piccole cose – perché Jacob ha le convulsioni? – , non perdendo l’occasione di strizzare l’occhio alla tradizione dei morti viventi (la scena dello stetoscopio serve proprio a spiegare in brevissimo tempo che cosa questa serie non è).
Difetti ce ne sono e dopo Les Revenants non si può certo giocare sull’effetto sorpresa: ma vista l’ispirazione diversa, ci si augura che questa nuova serie sappia trovare la sua strada nei primi otto episodi confermati.
Voto: 7-
Note:
– Il pilot ha totalizzato 13,3 milioni di spettatori con un rating di 3,6 (adulti 18-49), facendo guadagnare a casa ABC il miglior debutto in mid-season da due anni a questa parte.
