
L’impennata degli ultimi episodi di questa seconda stagione ha cambiato il colore della storia, rinnovando gli stilemi diegetici dello show attraverso una velocità narrativa che riesce ad amplificare la già disturbante percezione degli eventi. Con l’uscita di scena di Chilton, Fuller sancisce, nuovamente, l’indipendenza della sua storia dal filone letterario e cinematografico che la precede, senza per questo smettere di usare a suo vantaggio il sottotesto mitico di una materia narrativa di cui i più conoscono già l’epilogo. Sommergendoci con i vari punti di vista, la visione si articola secondo linee spezzate, dotate ognuna di una straniante univocità: solo la certezza della colpevolezza (e cattura) di Hannibal riesce a reindirizzarci verso un’unica ed unitaria prospettiva.

Il Lecter di Fuller è come se legasse la sua mefistofelica rappresentazione a tutte le caratteristiche dell’angelo prima e durante la sua caduta. Siamo a conoscenza dei suoi più efferati misfatti, ma non lo vediamo, quasi mai, compierli: l’efficacia di questa rappresentazione sta nello slittamento della quaestio dal cosa al perché accade, con la suggestiva conseguenza di un’ambigua affezione.
Catch a fish once and it gets away, it’s a lot harder to catch a second time.

Il parallelo Will/Miriam – You and I are part of his design –, per quanto esaustivo e suggestivo, a mio parere non basta a giustificare la riuscita di quest’ultimo colpo da maestro che sembra “troppo perfetto” per essere vero. L’attività manipolatoria che Lecter ha attuato su Will durante la scorsa stagione, già di per sé abbastanza eloquente, ci è stata minuziosamente mostrata durante gli episodi d’esordio di questa nuova annata, aprendo un varco espositivo all’interno del quale la capacità coercitiva di Hannibal ci era già apparsa insormontabile. Il lavoro svolto su Miriam, però, ne innalza ancora di più il livello d’azione, rendendo necessario un ulteriore approfondimento esplicativo: sarà proprio l’analisi del metodo usato da Hannibal su Miriam a creare una prova tangibile della sua colpevolezza? Perché non basterà più analizzare il cibo con cui il dottore delizia i suoi commensali: come abbiamo visto durante lo scorso episodio, dopo il faccia a faccia con Beverly, Lecter tende a “consumare” in privato – o con ospiti d’eccezione come Gideon – i frutti della sua singolare caccia (ne farà parte anche l’infatuata Alana Bloom?).
« Why did Hannibal not just kill you?»
« Because he wants to be my friend»

L’allievo rischia di superare il maestro: Will sta assecondando la voglia di Hannibal di trovare un parallelismo tra le loro fulgide intelligenze, e mostrare i millantati istinti che il dottore gli attribuisce è il modo migliore per ricucire un legame altrimenti perduto. Il prof. Graham ha finalmente compreso che il nemico può essere battuto solo dall’interno della sua stessa fortezza e quella pistola lasciata scoccare a vuoto verso la tempia di Lecter è il suo cavallo di Troia – I have to deal with you. And my feelings about you. I think it’s best if I do that directly.
Con Yakimono le carte in tavola cambiano nuovamente: Will è libero, il Chesapeake Ripper ha un nuovo e disturbante volto e la strategia d’attacco vira attraverso forme di indagine più velate e suggestive. In definitiva, un altro buon episodio a conferma dell’enorme potenzialità di questo show che, discretamente, nonostante qualche lieve sbavatura (e, purtroppo, ascolti non ancora eccelsi), fa i suoi piccoli passi verso un grande traguardo.
Voto: 8
