Halt and Catch Fire questa settimana conferma le sue enormi potenzialità, lasciando intuire che il percorso di miglioramento intrapreso dallo scorso Close to the Metalpotrebbe portare a risultati più che soddisfacenti.
Dopo un ottimo pilot, infatti, la serie AMC aveva mostrato il bisogno di staccarsi da certi stereotipi o semplicismi che avevano intaccato la qualità generale del prodotto: ad una resa estetica impeccabile venivano accostati personaggi caratterizzati un po’ superficialmente e trame risolte con una certa prevedibilità, frutto di una scrittura che mostra ancora degli innegabili punti deboli. Tuttavia, con il quarto episodio e questo Adventure, si osservano dei notevoli passi avanti, dovuti sia ad un aumento dello spessore della trama che all’approfondimento di alcuni personaggi.
I gave him the world… and he spat in my face.
Joe MacMillan è stato presentato fin da subito come un individuo enigmatico, un antieroe tanto furbo quanto pieno di difetti che avrebbe potuto portare la Cardiff Electric sia al successo mondiale che al fallimento immediato. Nei primi episodi il suo ruolo era sempre stato in bilico tra i due risultati, ma gli ultimi avvenimenti hanno la funzione di destabilizzare completamente il protagonista, privandolo del suo primato assoluto su chiunque altro: la puntata, infatti, sembra seguire il consueto schema secondo cui la rottura dell’equilibrio sarebbe stata seguita da un salvataggio da parte di Joe, ma in questo caso il merito va esclusivamente a Gordon, o perlomeno ai suoi contatti con il suocero. In questo modo, alla disfatta fisica del protagonista ne viene aggiunta una psicologica, causando una svolta narrativa che ha la funzione di approfondire il personaggio e rendere la trama più fresca ed interessante.
Inoltre, l’introduzione di Joe MacMillan Sr. – per quanto un cliché piuttosto abusato – costituisce un ulteriore spunto per analizzare il carattere del protagonista, anche se in questo caso i risultati più significativi vengono ottenuti su Cameron: infatti, dalla conversazione tra i due emerge un ritratto di Joe che non aggiunge niente alla visione che lo spettatore ne aveva all’inizio, ma si fornisce spessore ad un personaggio che, fino ad ora, era risultato il più debole della serie. La ragazza, oltre a subire un approfondimento sul suo passato, esce fortificata dal confronto, riuscendo ad imporsi in un ambiente che stava cominciando a divorarla viva. Non serve più essere particolari, ribelli, diversi: la scoperta di non essere più un pezzo fondamentale del puzzle può sconvolgere, ma perlomeno costringe – insieme al dialogo col padre di Joe – Cameron ad una svolta, un cambio di direzione che riesce a rendere il suo personaggio più interessante. In più, la sua storyline beneficia della scossa dell’ultimo episodio grazie all’introduzione di alcuni nuovi colleghi (come il fantastico Yo-Yo) che, se sfruttati correttamente, potrebbero arricchire qualitativamente l’ambiente della Cardiff Electric, oltre a fornire diversi spunti per lo sviluppo di trame future.
Everything is riding on us getting this right.
Il personaggio di Gordon, invece, continua a seguire un percorso che non risulta del tutto convincente: nonostante venga approfondito il rapporto col suocero, l’evoluzione intrapresa con l’inizio dei licenziamenti viene fermata nella scena della cena coi giapponesi, in cui viene semplicemente riproposto un errore commesso all’inizio della serie. Il personaggio risulta, così, congelato da tale scelta, che risulta, inoltre, poco convincente a causa della sua risoluzione, dovuta ad un passaggio (l’intervento del suocero) che ha l’unica funzione di garantire la continuità della trama. Gordon Clark, insomma, rimane bloccato in una condizione che impedisce lo sviluppo delle innegabili potenzialità presenti nella sua storyline: la speranza è che anche gli autori si accorgano di tale difetto e sfruttino meglio un personaggio che potrebbe dare molto di più.
In ogni caso, sembra che in questo modo a Donna sia riservato molto più spazio di quello che pareva esserci all’inizio, e ciò non può che essere accolto in maniera positiva: il suo personaggio, infatti, oltre ad essere sostenuto da un’ottima performance, presenta una caratterizzazione convincente, che in questo episodio ne approfondisce i conflitti interiori, demolendo la figura della brava ed intelligente casalinga. La moglie di Gordon rimane comunque aggrappata a forti principi morali, certo, ma la sua condizione sembra essere sul limite della rottura, a causa dei problemi dal punto di vista familiare (il poco tempo del marito, il mancato riconoscimento dei suoi meriti) e dei progressi in ambito lavorativo. La storyline che prevede il tradimento con il proprio capo non risulta particolarmente originale, ma perlomeno fornisce profondità ad un personaggio gestito in maniera convincente, i cui sviluppi potrebbero riservare alcune belle sorprese.
Si può quindi dire che, con questo Adventure,Halt and Catch Fire aggiusta il tiro, sistemando alcuni difetti e presentando certe scelte narrative decisamente convincenti. Non si parla di un salto qualitativo, sia chiaro, ma la speranza è che il prodotto continui su questa linea, che potrebbe portare ad una seconda metà di stagione efficace e ben gestita: non ci sono sicurezze, ma dopo gli ultimi due episodi sembra che la serie AMC si sia guadagnata almeno un po’ di fiducia.
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