L’universo di Halt and Catch Fire si sta progressivamente arricchendo di numerosi elementi peculiari che sono stati in grado di rendere più solida l’architettura portante dello show, rendendolo una delle novità più piacevoli di quest’ultima annata televisiva.
Durante i sei episodi di questo primo ciclo della serie, gli autori sono stati capaci di costruire un universo narrativo assolutamente autonomo, in grado di continuare ad autoalimentarsi attraverso un’evoluzione ragionata delle vicende raccontate.
I margini su cui è costruito il mondo finzionale della serie si stanno facendo sempre più netti e definiti, costringendo così lo spettatore a concentrarsi completamente sull’evoluzione di tutti i personaggi fino ad ora presentati, i quali stanno cominciando a registrare i primi fondamentali mutamenti: gli autori, infatti, stanno iniziando ad approfondire aspetti sempre più spigolosi ed inediti delle loro personalità. Lo show è ormai riuscito a ritagliarsi un piccolo spazio di rilievo nel panorama della serialità televisiva americana, in particolar modo per la fascinazione che è stato in grado di esercitare il soggetto messo in scena. Come inMad Men, anche in questa nuova produzione AMC ci viene mostrato un micromondo ricostruito con una cura maniacale, restituendoci dettagliatamente le caratteristiche di un universo tanto seducente quanto quasi completamente alieno a quello del pubblico a cui viene mostrato: un favoloso modellino dai colori saturi in cui viene dedicato molto spazio agli oggetti e ai costumi che ne caratterizzano il contesto storico.
I somehow got you confused with a visionary.
L’intera puntata ruota intorno al dualismo tra Joe e Cameron e all’evoluzione della loro relazione sentimentale; non a caso l’episodio si apre con un’apparente rottura tra i due e si chiude con la loro riconciliazione, che conseguenzialmente proietta il loro rapporto su dei binari fino ad ora inesplorati dalla serie. Joe è un uomo con un passato parzialmente oscuro che tenta di definire una propria identità sociale che possa essere adeguata alle responsabilità del suo nuovo ruolo alla Cardiff Electric; rendendosi finalmente conto della centralità della sua figura negli equilibri dell’azienda, decide di iniziare a rafforzare la sua leadership all’interno della piccola comunità a cui fa riferimento. Pur seguendo uno sviluppo piuttosto prevedibile, la vicenda che lo vede protagonista risulta essere un tassello fondamentale nella costruzione della figura del personaggio: Joe, per l’intero episodio, prova a cambiare se stesso cercando di far emergere l’aspetto più autentico della sua personalità, riuscendoci solo nel momento in cui viene in contatto con una realtà completamente aliena al suo mondo, quella del nucleo familiare di Gordon e Donna. Continua ad essere lodevole il tentativo degli autori di cercare di dotare il protagonista della serie di una personalità multiforme e psicologicamente sfaccettata, tentando di emulare il lavoro svolto da Terence Winter e Matthew Weiner con i rispettivi protagonisti maschili di Boardwalk Empire e Mad Men, veri e propri punti di riferimento per la maggior parte degli autori che si affacciano con ambizione sulla scena della serialità televisiva.
I want to build something that makes people fall in love.
Allo stesso tempo Cameron, che dimostra di essere una giovane ragazza completamente proiettata verso un futuro che non può essere ancora percepito e che solo lei può immaginare, rischia di rimanere emarginata e isolata in un mondo che ancora non è pronto ad affrontare con positività le sue proposte rivoluzionarie; una donna sempre in grado di intuire con visionaria lucidità quelle che sono le evoluzioni necessarie per rendere unico il progetto ideato da Joe. La sua capacità di non fermarsi mai, provando a far mutare le caratteristiche strutturali della “macchina” progettata da Gordon, fa scoppiare un conflitto tra i due che sconvolge gli equilibri all’interno della Cardiff Electric. La rivalità tra Cameron e Gordon nasce da una differenza radicale di “sguardo” nei confronti degli obiettivi del progetto, due posizioni ideologiche completamente antitetiche, che solamente l’abilità strategica di Joe potrebbe essere in grado di conciliare tra loro: da una parte l’impatto rivoluzionario e progressista di una giovane donna alla sua prima esperienza, che tenta di legare la nascita del Personal Computer ad una prospettiva popolare in grado di ampliare a macchia d’olio il pubblico che può usufruire del nuovo prodotto; dall’altra l’approccio timido e conservatore di chi ha già fallito provando ad osare e non vuole mettere a repentaglio il suo lavoro per cercare di seguire una nuova “strada”, i cui esiti sono assolutamente imprevedibili.
Landfall è un episodio fondamentale negli equilibri della serie perché ci permette di vedere Joe e Cameron da una diversa angolazione, andando ad approfondire lati ancora nascosti della loro personalità. Confermando tutto ciò che di buono le cinque puntate precedenti avevano messo in mostra, la puntata è un altro piccolo passo verso una definizione sempre più ampia di una serie che non smette di sorprendere e che si colloca ormai tra le realtà più interessanti del panorama televisivo estivo.
Sei episodi divorati in due giorni, una serie che parte bene e si impreziosisce ogni episodio che passa. Non sono uno che bada ai voti ma 7 mi pare un pò poco. Sarà interessante capire come la scena dell’uomo morto nell’uragano scuoterà il personaggio di Gordon che sembra riprendere orgoglio solo in momenti estremi, tipo l’incidente in macchina.
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Sei episodi divorati in due giorni, una serie che parte bene e si impreziosisce ogni episodio che passa. Non sono uno che bada ai voti ma 7 mi pare un pò poco. Sarà interessante capire come la scena dell’uomo morto nell’uragano scuoterà il personaggio di Gordon che sembra riprendere orgoglio solo in momenti estremi, tipo l’incidente in macchina.
L’episodio migliore finora, per me da 9 su 10.