
Come abbiamo appreso nel corso di questa proficua annata. Masters of Sex sa essere una serie che concentra in un episodio un gran numero di avvenimenti fondanti, ma al contempo è capace di costruire ritratti psicologici efficaci e personaggi il cui percorso non appare mai scontato. In particolar modo questo Below the belt ha il compito di approfondire le nuove dinamiche di forza nei rapporti intercorsi, fino ad arrivare a risoluzioni che erano nell’aria da diversi episodi.
What does the word “affair” connote for you that “relationship” doesn’t?

I dubbi di Virginia riguardanti la relazione con Bill erano stati già espressi nello scorso episodio, ma prontamente confutati: la loro era solo una relazione volta alla ricerca della cura per l’impotenza di Bill. Ma la verità, per un personaggio con una così alta considerazione di sé e delle sue scelte, non tarda a bussare alla sua porta: il gesto gratuito di aiutare l’amica Barbara si trasforma – in parte per volontà e in parte per necessità – nel grido di una donna e della sua lacerata dignità.

Riesce a mettersi a nudo solo nel momento in cui finge di non parlare di se stessa: ma il velo della finzione è destinato a calare ben presto, la sincerità ad abbandonare le sue parole; e quella maschera di superiorità mista a paura e bisogno d’accettazione ritorna al suo posto, restituendoci il solito sguardo comprensivo ma glaciale, fermo ma umano al contempo. La mancanza di giustificazioni per un comportamento che – lei stessa ne è perfettamente cosciente – ha rovinato un matrimonio e continua a ferire una donna che nulla di male le ha mai fatto, fa sì che Virginia sia sempre più schiava del suo ruolo e del suo bisogno – ormai prepotente – di accettazione e biasimo.
My wife. Home from work.

Il lavoro diventa strumento di rivalsa sociale nei confronti di un marito scostante, un matrimonio freddo ed una vita che non le ha riservato affatto quello che si aspettava; Libby si alza su un altro gradino rispetto agli altri personaggi proprio perché è l’unica (insieme a Francis) ad avere la forza di guardare al passato e comprendere gli errori che si sono commessi. La donna non ha paura del passato: al contrario ne accetta la conseguenze, acconsentendo di vivere la vita che conduce ma alle sue regole.
I used to be young and beautiful, you know. Make me feel like that again… that young, pretty, desirable girl.

Il personaggio di Flo, a partire dalla fisionomia – ben distante dai canonici corpicini minuti a cui la serie ci ha abituato –, poteva risultare spiazzante e/o fuori contesto. Tuttavia quella voce tranquilla ma potente, serena e al contempo ferma ricorda al pubblico che qualche volta quello che succede sotto la cintura è l’unica consolazione al tempo che scorre implacabile.
Sebbene un colpo di fiamma tra Flo e il dottor. Langham fosse facilmente intuibile, il minutaggio speso appare eccessivo; tuttavia si ha sempre fiducia che il futuro possa riservarci qualche nuova sorpresa.
What kind of man […] ?

Francis racconta la sua storia – che è di Bill e sarà forse quella dei loro figli – ma si distingue dal fratello perché è in grado di perdonare: se stesso, per aver toccato il fondo nel modo più spaventoso, suo fratello, per averlo abbandonato nell’unico tentativo di voltare pagina, sua madre, che riveste lo stesso ruolo in ogni versione finora raccontata.

Bill affronta la rivelazione del fratello con sarcasmo e scontrosità, fino a prorompere in un atto di violenza che è molto più di una semplice scazzottata, catartica, tra fratelli: è rivalsa contro il padre, rabbia per la mancata protezione del fratello. Francis Junior diventa Francis Senior sotto gli occhi esausti e stanchi di Bill: ma nel momento in cui lo stesso realizza quanto sia appena accaduto, quanto il passato sia pronto a ferirlo nuovamente, allora Bill ritorna ad essere quel bambino che ha bisogno della mamma, quel bambino spaventato che grida in cerca d’aiuto.

Una carezza insanguinata sancisce il punto di arrivo di una trasformazione fondamentale: Virginia, così, diventa moglie e madre. Virginia è tutto ciò di cui Bill ha bisogno – nel lavoro e nella vita; la persona davanti alla quale poter svelare quell’antico dolore e coltivare la segreta speranza di poterne guarire.
Non c’è più spazio per i problemi sotto la cintura, né per le convenzioni matrimoniali: Bill si abbandona al dolore, e una bellissima inquadratura dall’alto ci consegna l’immagine dei due corpi avvolti da accappatoi bianchi, di due anime affini e pronte a tutto l’una per l’altra.
E il bambino che sfidava il sonno e con gli occhi sembrava dire “I will never sleep” si accosta alla donna/madre/amante, sussurrando, implorando, stanco e affaticato, il suo ritiro e la sua presa di coscienza.
Perché sa di aver fallito nei confronti del fratello. Perché sa di essere un codardo.
“I give up.”
Voto: 8,5

Ottima recensione Annalisa, davvero.
Una puntata che personalmente mi ha colpito molto, con eventi che non pensavo accadessero (credevo che Virginia e le sue sedute dallo psicologo avrebbero avuto conseguenze sul suo lavoro e non mi aspettavo minimamente la rivelazione così presto) e con un’unione tra Bill e Virginia che è un crescendo di forze e fragilità.
La vicenda dei due fratelli ricalca quella tipica di chi è cresciuto in famiglie violente, in cui se c’è uno dei figli che scappa spesso crescendo le conflittualità aumentano proprio su quel punto. C’è tanto di quel dolore in quei pugni tirati da uno all’altro che è davvero difficile dire, parafrasando Virginia anche se fuori contesto, “dove inizi uno e dove finisca l’altro”.
Che tristezza infinita.. un’ottima seconda stagione, ancora meglio da quando hanno ripreso a parlare di ricerca.
Concordo a pieno, soprattutto per quanto riguarda Francis e Bill: all’inizio ero un po’ scettica a riguardo della sua introduzione, ma le puntate mi hanno fatto ricredere. Avere la possibilità di guardare alla storia di Bill con gli occhi di chi è rimasto ci offre una dimensione nuova, particolare, con cui riconsiderare l’intera vicenda.
Quel “I give up” e l’incalzante ” What kind of man?” di Bill mi sono rimasti in testa fin dalla prima visione.
P.s. Grazie mille, mi fa piacere sentirlo 😀