
Capaldi e Clara finiscono sull’Orient Express, un treno da crociera nello spazio sconvolto da una serie di misteriose morti causate da una mummia invisibile. Se questo fosse stato un normale episodio di Doctor Who, avrebbe avuto indubbiamente il merito di intavolare 45 minuti di azione e comicità, il mix perfetto che spesso questa serie è in grado di offrirci. Stavolta, però, non eravamo alle prese con un episodio come gli altri, e la sensazione che si sarebbe potuta gestire la situazione diversamente è piuttosto forte.
Partiamo dal primo aspetto: nessuno, credo, si sarebbe atteso di vedere il Dottore e Clara uscire dal TARDIS per trascorrere insieme una piacevole crociera sull’Orient Express. Clara ci lascia intendere che sia passato in effetti del tempo dal loro ultimo incontro, ma per lo spettatore rivederli di nuovo insieme, come se nulla fosse accaduto, a soli 7 giorni di distanza, suona quantomeno strano. La scelta più ottimale sarebbe stata (come vien fatto credere nel trailer, tra l’altro) un episodio con i protagonisti divisi, che avrebbe dato ad entrambi la possibilità di sperimentare la solitudine e la separazione. Sarebbe stata probabilmente la scelta più funzionale al racconto ed è un peccato che non si sia approfittato di questa occasione.
Sometimes the only choices you have are bad ones, but you still have to choose.

Certo, lo si era visto sin dal primo episodio che il Dottore stavolta non avrebbe fatto troppi drammi se le sue azioni avessero causato dei “danni” collaterali: la morte di coloro i quali “vedevano” il Predetto non è affrontata né come una sconfitta né come un disgrazia, ma vissuta nell’unica ottica che al Dottore poteva tornare utile, ossia sfruttare la situazione per risolvere l’enigma (in questo, non può non ricordare l’altro grande personaggio uscito dalla penna di Moffat, lo Sherlock Holmes di Sherlock, soprattutto nell’episodio The Great Game, in cui risulta più divertito dalla sfida intellettuale che dalle morti intorno a lui).
Per molti, questo episodio rappresenterà la consacrazione definitiva di Capaldi come nuovo Dottore ed in questa direzione si muovono anche le citazioni del Nono (“are you my mummy?”) e del Quarto (le jelly babies). Come Clara gli farà notare, il Dottore vive per quello che fa, per quella dipendenza da “impossible choices” da cui non ha mai provato a separarsi. E forse nella nuova ottica messa in campo in questo episodio riguardante le sole scelte a disposizione, si può comprendere ancora meglio cosa sia accaduto in Kill the Moon.
“I was saying goodbye. You can’t end on a slammed door.”
“Yes, you can. Anyone can do it. People do it all the time. Except, of course, when they can’t.”

Fino alla loro chiacchierata sulla spiaggia, alla fine dell’episodio, Clara non poteva vedere in quest’uomo dai capelli grigi che aveva davanti il Dottore, il SUO Dottore. Sin dall’inizio la donna ha titubato, si è tirata indietro ed è anche fuggita nella vita “regolare” rappresentata da Pink. Fino a quella ulteriore conferma – il Dottore è diverso, è vero, ma la sua struttura di base non è cambiata – Clara non voleva più far parte, almeno a parole, di questa nuova realtà.


Voto: 8
Note
– Poco decisivo il cameo di Foxes, ridotta a poche scene. Se volete di più di lei e della sua cover di “Don’t stop me now” dei Queen, guardate questo video. Attenzione, ci sono anche scene dei prossimi episodi.
– Gus aveva in effetti provato a contattare con decisione il Dottore. Per la precisione, con la famosa telefonata dell’episodio The Big Bang (5×13) ad Eleven.

Concordo sul fatto che il finale sia stato un po’ sbrigativo, ma per il resto trovo che la scelta di non dividerli sia stata vincente. In particolare la prima parte della puntata è stata forse il meglio che quest’annata ci ha offerto fino ad ora: la qualità della scrittura era altissima, tutto si incastrava alla perfezione. Nel complesso l’ho trovato un episodio più che valido, io avrei dato pure un bel 9.
Episodio molto potente, sia dal punto di vista del dialogo con l’universo Who e tutte le citazioni a esso legate, sia da quello del rapporto Clara Doctor, sia da quello della caratterizzazione di quest’ultimo.
Io ho apprezzato la scelta di non dividerli, di metterceli lì, sullo schermo, usciti dal Tardis, tutti in tiro ma con delle facce tristissime, con dei sorrisi non più spontanei come un tempo, forzati, quasi come due che non riescono più a comunicare. Piano piano poi viene fuori che è passato del tempo e tutto si fa più chiaro.
Episodio che mette un altro eccezionale tassello a una stagione per me irripetibile. Forse più che irripetibile, per il momento unica: non escludo il fatto che Moffat e colleghi possano realizzare un’altra stagione di questa portata, così piena di episodi decisivi e di ottima fattura, di sicuro però non ce ne sono state in passato, compresa la quarta stagione, da tutti molto apprezzata (anche se spesso la si considera speciali compresi, senza i quali sarebbe un’altra cosa), che però nei primi sette episodi non ha nulla a che vedere con la prima parte di questa ottava, da ogni punto di vista.
Un’ultima cosa su Clara: è partita male, o forse solo in sordina, ha pagato delle scelte più grandi di lei nella settima stagione, ma in quest’ottava sta facendo delle cose che nessun’altra companion aveva mai fatto in passato. Il fatto che lei sia “la prima” a fare un sacco di cose la rende una companion un po’ più speciale di altre.
Bella recensione, Mario!
Io sono tra quelli che avrebbe voluto vedere uno o due episodi con Il Dottore e Clara separati dopo il litigio di Kill The Moon. Secondo me, il periodo di lontananza fra i due avrebbe aiutato a rendere meno sbrigativa e più solida la loro riconciliazione (che era chiaro sarebbe comunque avvenuta entro pochi episodi). Del resto anche la produzione, cosciente di questo, non ha mai mostrato Clara nè nei vari promo, nè nel poster dell’episodio, dove capeggiava la figura del Dottore accompagnato dai vari comprimari. Suppongo quindi che l’effetto che volevano ottenere – oltre a creare ulteriormente curiosità – fosse proprio quello di spiazzarci completamente con l’arrivo di Clara… e ci sono riusciti.
Per il resto mi accodo a Francesca e ad Attilio nel dire che la prima parte dell’episodio è davvero fine e ben studiata dal punto di vista della scrittura e della recitazione tra i due protagonisti: il disagio, la tristezza, l’incapacità di capirsi e comprendersi. Capaldi è eccezionale come riesce a far trapelare, attraverso poche variazioni di espressione, tutta la fragilità del Dottore nascosta sotto la sua maschera da vecchio burbero e all’apparenza cinico.
Ho apprezzato particolarmente anche la seconda parte più c’entrata sul caso della mummia. Ottima la scelta di mostrare il timer e davvero molto apprezzabile il collegamento con la telefonata ad Eleven nella 5×13. Hanno creato una notevole curiosità pure intorno alla misteriosa figura di Gus, che mi aspetto che torni in futuro.
Il ricongiungimento finale l’ho trovato un po’ sbrigativo è vero, ma comunque sensato: Clara si rende conto delle scelte che deve intraprendere il Dottore, e di come questa sia ormai una missione di vita a cui non può più sottrarsi e per questo non può abbandonarlo, anzi non vuole. Questo però potrebbe costargli il rapporto con Pink.
A livello di voto sono più contenuto sia rispetto alla recensione, sia rispetto ai vostri commenti. Vado per il 7,5.