Lo scorso 6 febbraio Amazon ha rilasciato la seconda ondata di pilot della sua storia su Amazon Prime Instant Video e il 12 marzo successivo ha ordinato la prima stagione di Transparent, che è stata interamente resa disponibile il 26 settembre.
Transparent è una dramedy ambientata nella Los Angeles contemporanea, scritta e diretta da Jill Soloway, sceneggiatrice tra il 2002 e il 2005 di diversi episodi di Six Feet Under. Il pilot di questo show presenta le diverse storyline di cui sono protagonisti i personaggi della vicenda, cercando di renderle allo stesso tempo autonome e dialoganti tra loro. Il motore della storia è rappresentato dal cambiamento radicale che Mort, il padre della famiglia protagonista della serie, ha intenzione di attuare, e sulla scelta di riunire i suoi tre figli per comunicare la decisione presa. Questo primo episodio finisce per risultare non completamente riuscito a causa della quantità di questioni e personaggi messi in scena in soli 30 minuti di show e a cui non viene lasciato uno spazio sufficiente per potersi sviluppare con i giusti tempi di realizzazione; in questo episodio l’autrice cerca di rendere più peculiari possibili le caratterizzazioni dei protagonisti, così da sopperire alla mancanza di un adeguato approfondimento psicologico. Grazie ad un cast ottimamente diretto e ben assortito emergono fin dalle prime battute le potenzialità di una serie che potrebbe risultare una delle più gradite sorprese di quest’ultimo anno televisivo: il clima di incomunicabilità che ridefinisce gli spazi della Los Angeles degli anni ’10 ha lo scopo di introdurci direttamente nel vortice esistenziale di un microcosmo narrativo altamente caratterizzato.
Um, you know, i just wanna feel rooted, you know?
Il personaggio che finisce per essere il catalizzatore delle attenzioni del pubblico è quello di Mort, padre di tre ragazzi ormai divenuti adulti, costretto a rivelare un cambiamento estremo nella sua vita. La paura di non essere compreso e accettato dai suoi figli si fa largo in una quotidianità che si sta progressivamente normalizzando, dopo anni di insoddisfazioni. Dopo un matrimonio fallito e un’altra relazione terminata da poco, Mort è un uomo che sembra aver scovato i motivi del proprio malessere e del suo stato depressivo, riuscendo a comprendere quale sia il cambiamento necessario per sentirsi finalmente a suo agio nell’ambiente in cui vive da decenni. Una ricerca che condivide con i suoi tre figli, con cui lo accomuna il desiderio di autodeterminarsi in un contesto storico dinamico e sfuggente, dove è difficile capitalizzare le aspettative nei confronti di se stessi.
Which one are you doing that creepy thing to?
Ali, la figlia più giovane e meno professionalmente realizzata di Mort, incapace di accettare i suoi limiti fisici e caratteriali, è ancora alla ricerca di capire quale sia la sua reale dimensione: per questo è intenzionata ad alterare la percezione che ha della sé stessa fisica andando ad operare un cambiamento attitudinale. La talentuosa Gabi Hoffman aiuta il personaggio ad imporsi all’attenzione dello spettatore grazie ad un’interpretazione tesa e febbrile. Sarah e Josh sono invece i due figli più grandi, che appaiono realizzati e pacificati con le loro ambizioni, ma che in realtà continuano a ridiscutere se stessi, mettendo in dubbio tutte le conquiste acquisite durante la loro vita. La loro instabilità emotiva si ripercuote nelle rispettive vite di coppia e nell’incapacità di comunicare ai partner le loro debolezze; i due finiscono così col cercare al di fuori del microcosmo relazionale la loro piena realizzazione.
Transparent sorprende per la capacità di catalizzare l’attenzione di pubblico e critica in soli 30 minuti di show, grazie ad una scrittura ben calibrata e una vena registica piuttosto ispirata. Jill Soloway decide di mettere in scena un universo narrativo riconoscibile, che prende in prestito molti degli stilemi del cinema indie americano degli ultimi dieci anni: la produttrice esecutiva di United States of Taranon si limita a riproporre le caratteristiche di un immaginario di riferimento, ma si permette di riformularle, introducendone degli elementi che le permettano di poter imporre una poetica personale. Naturalmente è ancora presto per poter dare un giudizio definitivo sull’opera, ma ci troviamo senza alcun dubbio di fronte ad uno show ambizioso che tenta di esplorare nuove sfumature della società americana contemporanea e affrontare tematiche e questioni impegnative con leggerezza e originalità.
Quando rilasciarono il gruppo di pilot Transparent fu a mio avviso il migliore. Ora che hanno sviluppato e reso disponibile l’intera stagione – cambiando leggermente anche l’episodio pilota – la serie si propone come un sviluppo di quel filone di prodotti che partendo dal modello comedy si rivolge a un pubblico diverso, sicuramente più colto e desideroso di ridere e pensare insieme, bramoso di un altro tipo di risata, non più di quelle finte di sottofondo, ma di una storia girata in single camera capace di far ridere attraverso i paradossi di qualcosa realmente vicino a noi. Transparent ha tutte le carte per essere il Girls della costa ovest, per certi versi molto più di Looking.
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Quando rilasciarono il gruppo di pilot Transparent fu a mio avviso il migliore. Ora che hanno sviluppato e reso disponibile l’intera stagione – cambiando leggermente anche l’episodio pilota – la serie si propone come un sviluppo di quel filone di prodotti che partendo dal modello comedy si rivolge a un pubblico diverso, sicuramente più colto e desideroso di ridere e pensare insieme, bramoso di un altro tipo di risata, non più di quelle finte di sottofondo, ma di una storia girata in single camera capace di far ridere attraverso i paradossi di qualcosa realmente vicino a noi. Transparent ha tutte le carte per essere il Girls della costa ovest, per certi versi molto più di Looking.