
That’s it?

Questo settimo episodio è forse il più importante di tutti fino ad ora: non solo spalanca le porte al finale (interessante notare come il locale al centro delle investigazioni del detective si chiami proprio “The End”), ma elimina in parte l’onniscenza che era solo nostra e dei due amanti: adesso anche i rispettivi coniugi sanno, e ovviamente non può che essere un’altra svolta fondamentale nel racconto.

Il differente punto di vista sul racconto che caratterizza la serie raggiunge qui un livello ancora più alto, e cioè la percezione del tradimento da parte dei due protagonisti e dei rispettivi coniugi. Noah è come se dovesse dirlo alla moglie, come se lo spingesse una forza più grande di lui chiamata onestà: nonostante sia riuscito a recuperare i 10.000 dollari che gli chiedeva Oscar, non riesce a convivere con questo peso ed è come un fiume in piena nella sua rivelazione alla moglie. Alison invece è costretta dagli eventi ad ammettere il tradimento, perché in fin dei conti non lo confessa mai. The Affair è quindi molto abile anche in questo gioco di specchi: anche se Alison appare quella più forte, sembra però avere una moralità molto inferiore a Noah – lo spaccio, il non-senso di colpa verso Cole – come se fosse morta assieme a suo figlio, probabilmente unica e vera ragione di vita della ragazza.
– The whole thing’s rotten. We gotta replace it.
– Well, maybe we should just repaint it.
– Why?
– Because it would look better.
– No, it wouldn’t. It would just look painted.

Il dramma del figlio perduto ha considerevolmente inciso sui rapporti della coppia, così come sottolinea bene la suocera di Alison: la ragazza non vuole dire a Cole del tradimento per non dovergli dare altri pensieri e altri dispiaceri, ma anche perché è ormai stufa di quella vita e le piace sognare una nuova esistenza con Noah, cosa che l’amante sembra non fare, legato com’è alla moglie e alla sua famiglia – da notare l’incredibile differenza nel numero di figli, quattro contro zero e il grave lutto ad accompagnare questo numero.

Quindi tutto si riconduce al dialogo utilizzato poco più sopra: la vita delle due coppie è una staccionata marcia e sta a loro decidere se cambiarla o solo ridipingerla per facciata, proprio come propone Alison a Cole che la pensa in maniera diametralmente opposta.
It was just too dark, and I’d forget the numbers, forget what order they’re supposed to come in, and the only thing… the only thing that made it better for me, made it so I could just breathe, just for a second, was you.

Il discorso che Cole fa a Alison è di una profondità incredibile: non solo perché avviene dopo l’ammissione della moglie di aver avuto una relazione, ma perché è proprio Alison che, solo con il suo esserci, ha fatto in modo che Cole continuasse ad andare avanti dopo i gravi lutti che lo hanno colpito. Tutto questo sottolinea anche come il perdono sia al centro del racconto, o quantomeno la percezione che di esso ne hanno i personaggi, e quindi anche noi: sia Cole che Helen perdonano a loro modo i rispettivi coniugi, giungendoci da due punti di partenza molto diversi, ma andando al di là della delusione che traspare dai loro monologhi subito dopo aver appreso la notizia.

Tutto è reso alla perfezione, con le tempistiche giuste e la giusta dose di mistero che ci lascia in trepida attesa della prossima puntata.

Con la chiusura su Cole che chiede ad Alison di provare a fare un altro figlio, ci prepariamo per le ultime tre puntate: un nuovo inizio o l’inizio della fine? Lo sapremo solo fra tre settimane: intanto godiamoci questo gioiello imperdibile.
Voto: 8½

Ero partito benissimo con questa serie, ma devo ammettere che, dopo le ultime puntate e dopo questa in particolare (le ho dato solo 7), l’entusiasmo iniziale sta un po’ scemando… Non lo so, forse erano solo troppo alte le mie aspettative. Mi sarei aspettato, per esempio, per il mistero con cui era stato presentato, che l’omicidio, avrebbe riguardato un cadavere “eccellente”, tipo quello stronzone del suocero di Noah, o lo stesso Cole, che non il quasi anonimo fratello. M’immaginavo, per esempio, che l’affair non sarebbe mai del tutto venuto fuori, che uno come Noah non ‘avrebbe mai confessato alla moglie, nemmeno sotto tortura, e di certo non in questo modo. M’immaginavo, per esempio, che nel fornire un alibi al detective uno come Noah, si sarebbe almeno preoccupato di renderlo non facilmente confutabile. M’immaginavo insomma questo e quello, che finora non c’è stato. Forse mi aspettavo semplicemente altro ed invece… boh!
Mi piace The Affair, mi intriga ma ancora non capisco dove voglia andare a parare, è una di quelle serie che vanno giudicate nella loro interezza, attendo il finale, sospensione di giudizio.
Bello, sì, con tutte le cose a posto e una vicenda che non fa cadere attenzione e suggestioni, possibili letture e sviluppi al momento ancora misterosi. Però questa è stata una puntata di transizione, diciamo così.
Mi trovo d’accordo con la recensione, questa puntata è finora la più importante della stagione: questo è l’episodio della “rivelazione”, niente sarà più come prima, i protagonisti ora giocano a carte scoperte. Non voglio fare previsioni su quello che potrebbe succedere nelle ultime tre puntate della stagione (ed è anche presto per fare un bilancio definitivo) ma The Affair continua a piacermi da morire.
Puntatona. Molto interessante la scelta di girare a NY e mettere Cole e Alison in un contesto metropolitano, così come è perfetto l’incastro dei rispettivi smascheramenti che vede nell’incontro tra Alison e la moglie di Noah l’istante di massima tensione spettatoriale.
Una serie che fino a ora non ha sbagliato un episodio. Senza dubbio tra le migliori novità stagionali.