
La difficoltà, quando ci si butta in un campo in cui non si ha propriamente familiarità, è quella di non riuscire ad essere originali, incapaci di stendere delle storie avvincenti e convincenti insieme. Quando poi si viene messi a paragone con pilastri del genere d’appartenenza (in questo caso con il più che riuscito The Good Wife), spesso si finisce inevitabilmente per perdere il confronto. How to get away with murder sta ancora faticando a trovare una propria strada e questi due episodi ne sono l’esempio lampante: l’uno noioso, poco riuscito e freddo, l’altro ben più interessante, caldo e convincente.
1×05 We’re not friends

Le vicende dell’accusato avrebbero potuto dire molto più di quanto riescono effettivamente a mettere in scena: le vicende di abusi, di sofferenze all’interno delle famiglie e la violenza sulle donne potevano essere trattate con maggiore attenzione e partecipazione a partire dalla stessa Annalise (che in qualità di donna forte avrebbe avuto terreno fertile per occuparsene), ma la sensazione che se ne ottiene alla fine è che spesso questi casi giudiziari siano solo un intermezzo tra l’interazione dei personaggi (per lo più il covo di vipere degli Annalise Five) e la trama principale e che, quindi, non siano approfonditi né abbiano una forza realmente rilevante.
Questa volta al centro dell’attenzione viene posta Laurel, che sembra essere la studentessa moralmente più onesta, l’unica a volersi sincerare della verità, facendosi in quattro per assicurarsi che il proprio cliente non venga ingiustamente condannato. Eppure su di lei viene detto ben poco – se non una prevedibilissima liaison con Frank – e l’unico inserto interessante, ossia l’intervento per influenzare la giuria, lascia il tempo che trova. Sulla trama principale i passi avanti sono pochi e deboli: la storia della fotografia e della carta da parati non ci allontana troppo dalla volontà degli autori di mostrarci come Sam possa essere l’assassino di Lyla; la soluzione semplice potrebbe vedere i quattro ragazzi colpevoli di omicidio del marito della Keating per aver scoperto la verità sull’uomo, ma dubito fortemente che gli autori ci fornirebbero una soluzione così semplice sin dall’inizio della stagione. Qualcosa non ha funzionato in questo episodio che non riesce a rendere davvero interessante nessuna sua sezione narrativa.
Voto: 5
1×06 Freakin’ Whack-a-Mole

Annalise Keating è il personaggio più approfondito di How to get away with murder e quello che fino a questo momento ci è sembrato qualcosa in più di un mero abbozzo. Pensando alla questione familiare e alle gravi difficoltà con il marito, Annalise mostra una caratterizzazione tipica della narrazione di Shonda Rhimes: è una donna esternamente molto forte, ma incredibilmente debole nella propria intimità. Il suo attaccamento al marito – a volte un pizzico eccessivo, ma forse capiremo meglio nei prossimi episodi cosa li lega davvero – è la ragione per cui ha sempre meno presa sul mondo intorno ed è solo indossando gli abiti (e la parrucca) da lavoro che riesce a riprendere il controllo di quello che sta accadendo: rimette al proprio posto Wes, riporta Rebecca a casa e fa capire a Sam come si muoveranno da ora in avanti. Certo, le cose sono ben lontane dall’essere finite qui: adesso Nate sa della partecipazione di Annalise nella questione “cellulare”, per cui c’è campo a sufficienza per ritenere che l’uomo metterà non pochi bastoni tra le ruote alla Keating, ma siamo di fronte ad un bel cambio di rotta che senza dubbio era ciò di cui si sentiva la mancanza.

Voto: 7 ½
Due episodi tra loro molto diversi, ma perfetti per capire i punti di forza ed i momenti di debolezza di questa serie che è ancora alle prese con la ricerca di un proprio equilibrio e di una propria strada. Ci sono da affinare alcuni elementi, evitare l’effetto noia – che in una serie che fa dei colpi di scena il punto focale dell’attenzione del pubblico non è proprio il massimo – e dare una maggiore rotondità a dei personaggi che ad oggi sembrano ancora troppo stilizzati.

Sono un po’ meno critica nei confronti del primo episodio, ma il concetto di base – potevano fare molto di più con quel materiale! – lo condivido in toto.
Ottimo il secondo, in cui è vero, il coinvolgimento autentico di Annalise la fa da padrone. Che dire, la tua analisi della Keating è giustissima: tanto forte in tribunale e con i suoi sottoposti, quanto donna in crisi e debolissima nel privato, e la storia della parrucca è una vera genialata da parte di Shondona nostra – sempre sia lodata per il suo trash. Sarà forse un po’ cliché questo duplice aspetto, ma io trovo che la Keating (così, mi lancio dopo solo 6 episodi) sia uno dei personaggi migliori usciti dalla penna di quell’adorabile matta!