
Si tratta di un episodio che, oltre ad inserirsi perfettamente nella narrazione svolta fino a qui, ci fa profondamente riflettere sul futuro dei nostri personaggi e sui nostri sogni, i nostri incubi, e il profondo significato della malinconia delle cose perdute.
It’s Christmas, the North Pole! Who you gonna call?

Clara, che ha superato abbondantemente l’età in cui credere in Babbo Natale, è ovviamente dubbiosa su quello che sta vedendo, ma non è solo questo: la ragazza è disillusa sul fatto di poter ancora provare meraviglia per qualcosa, dopo tutte le mirabolanti avventure vissute con il Dottore. Clara in questo momento non può e non vuole credere in niente: ha perso per sempre l’amore della sua vita e ha detto addio all’altro uomo della sua esistenza, quell’uomo che è l’unico sulla Terra (e guarda caso è un alieno…) che può farla veramente vivere nel senso più stretto del termine.
Ma siamo a Natale e c’è nell’aria qualcosa di magico: l’arrivo del Dottore per la ragazza è come l’arrivo di Babbo Natale per tutti i bambini di questo mondo. Clara infatti si comporta come una ragazzina che non crede a quello che vede (This is real, yeah?), perché è troppo bello per essere vero, troppo natalizio, troppo desiderato. La Oswald, quando il Dottore le chiede se crede davvero a Babbo Natale, gli risponde di sì con le lacrime agli occhi, quando fino a pochi istanti prima – con Babbo Natale davanti – non ci credeva per niente.
Every Christmas is last Christmas.

Twelve e la sua companion vengono catapultati al Polo Nord (e dove, se no?), dove una spedizione scientifica è minacciata dai Granchi dei Sogni, esseri che inducono uno stato comatoso in cui la vittima sogna ma non sa di sognare. Ed ecco qui il primo grande tema della puntata: i sogni e la nostra voglia di crederci, di restarne intrappolati perché sono troppo belli, perché sono perfetti. Quando Clara viene attaccata da uno di questi alieni ha solo un posto, solo un sogno che può fare: casa, dove con lei vive Danny Pink, l’uomo della sua vita.

Il lutto quindi è il secondo tema portante dell’episodio, lutto che può essere solamente mitigato dal sogno di rivivere anche solo pochi istanti con chi abbiamo perso, anche se questo vorrebbe dire annullarsi nella vita vera – con una forte metafora aiutata dall’alieno che imprigiona Clara: la morte stessa per ricongiungersi alle cose perdute.
I always believed in Santa Claus.

Tutto Last Christmas è costruito in modo da divertire noi cinefili con una serie molto ampia di citazioni cinematografiche, ma non è questo il punto: presa di per sé, l’avventura del Dottore e di Clara non si discosta molto da quelle che hanno già affrontato, se non per un deciso e riuscito approfondimento della ragazza, sottolineando ancora una volta come Twelve sia stato al suo servizio per quasi tutto l’anno e non il contrario.
Clara Oswald è un personaggio straordinario, con un’insita malinconia di base che ben si incastra con questo Speciale, in particolar modo sul finale: la voglia di non svegliarsi, di sognare ancora su quella slitta in mezzo al cielo innevato ci ha riportati tutti a quando eravamo bambini, quando sognare voleva dire vivere e dove nessuno ci veniva a svegliare. Molto toccante la sequenza in cui ancora un addormentato Dottore trova Clara novantenne, con mille rimpianti e ancora vivido nei ricordi quell’uomo impossibile che è stato l’unico in tutta la sua esistenza a poter competere con Danny Pink.
Do you know what’s rare? Second chances.

Mirabile anche il finale che ci lascia con un atroce dubbio, come quando, al risveglio, non ci ricordiamo esattamente cosa abbiamo sognato: un finale perfetto, dove i due viaggiatori tornano assieme, corredato dal mandarino sulla finestra di Clara, simbolo fin troppo nolaniano che ci lascia nel limbo di chi non è sicuro se quello che abbiamo visto è la verità o solo un bellissimo sogno natalizio.
L’episodio conferma di diritto la straordinarietà di Clara Oswald e di tutto quello che ha significato per il Dottore. Dottore che, in un giorno futuro ripensando a lei, probabilmente userebbe una delle frasi più riuscite dell’episodio: “Regrets are always the best part”.
VOTO: 8 ½
Note:

– Il Dottore, quando si risveglia dal sogno, sembra essere sullo stesso pianeta di Dark Water, dove Clara buttava le chiavi del Tardis nella lava. Un riferimento specifico o solo un caso?
– La 9×01 si intitolerà The Magician Apprentice: molti ci hanno visto un riferimento diretto a Shona, che proprio nello speciale apostrofa il Dottore con la parola “magician”. Sarà lei la nuova companion?

Anche a me è piaciuto molto questo episodio natalizio. Inception mi è saltato subito in mente ed ho apprezzato tantissimo lo spunto di Moffat. Episodio denso di significati e denso di quella bella fantascienza che ti fa stare li a pensare e ripensare a cosa sia successo. Il mandarino sulla finestra nella scena finale è un tocco di classe perchè messo li delicatamente mai urlato durante la puntata. Episodio bellissimo assolutamente da rivedere. Clara Oswald è ormai il personaggio principale di Doctor Who, questo da una parte dispiace perchè il dottore dovrebbe essere sempre l’architrave di tutto l’impianto narrativo ma da una parte intriga di più lo spettatore che sa di poter contare su una storia più corale e complessa rispetto al passato. La storia d’amore con Danny Pink in questa puntata assume dei toni molto intimistici e mai sopra le righe come poteva essere stato nelle puntate precedenti. Molto bene questo episodio natalizio che riscatta in parte un finale di stagione non proprio eccelso. Capaldi e Coleman hanno rinnovato, ora ci aspetta la scoperta di Gallifrey e secondo me una risalita dagli inferi del dottore che credo l’anno prossimo vestirà i panni del good man dopo aver spesso fatto la parte del cattivo in quest’annata.
Clara non mi è mai piaciuta più di tanto ma dopo l’ultima stagione non ne posso più! Sembra sempre più lei la protagonista e le scene intimiste (qualcuno ha detto sdolcinate?) con quella palla al piede di Pink abbassano notevolmente la qualità Dell’episodio. Gli scorsi anni notavo un maggiore impegno bello scrivere certi dialoghi mentre nell’ ultimo anno ho avuto spesso la sensazione di guardare una soap, cosa che non accadeva dalle prime stagioni. Per il resto il tocco di Moffatt s’è sentito, anche se oramai individuo i suoi colpi di scena a un miglio di distanza, in questo caso a inizio puntata…