A tre episodi dal finale, Justified porta in scena praticamente tutti i personaggi di questa stagione, raccogliendo i frutti di quanto seminato e lasciandoci con un inaspettato colpo di scena che dà il via all’atto finale della serie.
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We are still on the same side, aren’t we, Katherine?
Avevamo già anticipato, qualche episodio fa, come i delicati schieramenti e le alleanze che ruotavano intorno ai soldi del caveau di Markham cominciassero a implodere su se stessi. “Trust” porta a compimento questo percorso, rivelando l’opportunismo utilitaristico che soggiaceva in ogni coalizione, e trasformando tutti i personaggi in traditori e traditi. E nonostante il crescendo di tensione ci porti a temere la tragedia da un momento all’altro, la bomba viene infine sganciata nel modo più inaspettato e sorprendente che si potesse immaginare. C’è poco da fare: se gli ingranaggi vengono posizionati e oliati al meglio com’è stato fatto in una finora magistrale season finale di Justified, quando poi la ruota gira, il viaggio è una bellezza e si va a tutta velocità.
As far as conscience goes, the sweet spot is you either be poor enough you can’t afford to have one or rich enough you can afford to hire someone to carry the weight.
“Trust” è un episodio che vola via, non tanto per la sua breve durata (37 minuti), ma per la capacità di tirare in ballo tutti i meravigliosi personaggi che stanno onorando questa serie, rendendoli protagonisti di piccoli o grandi twist narrativi che si susseguono senza sosta fino allo shock finale. Il risultato è un episodio che è la summa di quanto perfettamente raccontato fino ad ora, che va a raccogliere tasselli dei primi episodi (la collana di Dewey) per lanciare in conclusione il colpo di pistola che ci avverte: questo è l’inizio della fine. E la vittima più importante fatta registrare è alla fine la coscienza, l’onore, la lealtà, assassinio che ha coinciso con l’arrivo in città del pistolero più amorale e senza scrupoli che si sia visto ad Harlan: Boon, il solo che a quanto pare può portare il peso di vivere senza un’anima.
You think it’s up to gentlemen like us to… disabuse him?
“Trust” è un episodio che parla innanzitutto di disillusione, di quanto non ci sia spazio per la fiducia in un mondo come quello del western contemporaneo. Come il cappello da cowboy indossato dal barista, di quel sentimento rimane solo una traccia, uno stereotipo, un’icona romantica rappresentata da un indumento che però qui si scontra con la sua versione folle, gratuitamente brutale e quasi mostruosa incarnata benissimo da Boon (un Jonathan Tucker già apprezzato in panni altrettanto poco sani in Hannibal). Nel mezzo, c’è il cinismo, la solitudine e la disillusione del vero cowboy Raylan Givens, non a caso il meno coinvolto emotivamente nella girandola di tradimenti, superiore e inscalfibile nella sua consapevolezza del fatto che tutto sia un gioco inevitabile, che in fondo sia giusto lasciare che quella tragicomica umanità, che sta dando il peggio di sé per un mucchio di soldi, incontri alla fine il destino che merita.
So… what happens now? Are you gonna kill me?
Avery Markham and Katherine Hale sono i due villain che hanno elevato quest’ultima stagione, ma sono anche la rappresentazione che non esiste fiducia né amore se di mezzo ci sono i soldi ‒ il vero motore di tutte le storyline di questa stagione, il malloppo su cui tutti vogliono mettere le mani, quella ricchezza materiale che l’uomo capitalista Markham ha reso l’unica possibile in questo mondo. Basta un minimo di sentimento, ed ecco come il mondo è pronto a fregarti: Markham perde i soldi per amore di Katherine (anche se, a giudicare dal sorriso finale, sembra sapere benissimo quello che sta facendo), Boyd li perde immediatamente dopo per amore di Ava. I due personaggi femminili, che già erano stati messi a confronto a inizio stagione, si svelano dunque finalmente per quello che sono: donne che devono mostrarsi ancora più crudeli degli uomini per conquistare quel potere rappresentato dai soldi; soldi che, come una ricompensa, finiscono nelle mani di colei che ha infine il coraggio di compiere il gesto più spietato che esista.
I’m sorry, Boyd.
Ava è del resto stata quella che più di tutti si è affidata alla fiducia nei confronti degli uomini della serie, senza mai essere stata ripagata, ma venendo spesso solo usata. Non a caso la prima scena che qui la vede protagonista è proprio con Limehouse, l’uomo a cui aveva chiesto aiuto ma che ha poi rivelato a Boyd il suo segreto (per di più è a quello stesso uomo che Boyd darà in seguito i 50.000 dollari che invece aveva garantito alla sua donna). Con il colpo di pistola al petto di Boyd, si porta così a compimento il percorso di un personaggio che per molto tempo non aveva ricevuto il giusto spazio che meritava nella serie, ma che si è ripreso ora ciò che gli spettava con un’evoluzione sempre più dark e soprattutto sempre più disillusa, metafora, appunto, del tema che sembra permeare la parte finale di questa serie.
Jesus, woman, what did you do?
La scena finale riapre e chiude ciò che era rimasto in sospeso in “The Hunt“, dove la confessione di Ava si chiudeva sì con il perdono di Boyd, ma con la pistola col colpo ancora in canna. Quel colpo è ora definitivamente partito, ma inaspettatamente proprio dalle mani di colei che era stata graziata per amore e che ora uccide per soldi. Un gioco ironico del destino, forse, o semplicemente la pura e dura legge di Harlan. In perfetto stile western, ovvero con una pistola che spara, si chiude così la storia d’amore più tormentata, ma anche più bella di Justified, e si chiude nel modo più crudele possibile, ovvero nello stesso luogo in cui Ava e Boyd si erano giurati amore eterno e avevano progettato un’intera vita insieme.
Ma questa è Harlan. E questo è Justified. E a noi non resta altro che applaudire.
Senza parole, sono straziato per Boyd, non meritava di fare questa fine! Stagione comunque monumentale, non sbagliano un colpo, non c’è un buco di sceneggiatura, un dialogo improbabile, un personaggio mal recitato… Che capolavoro
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Devastante.
Davvero tutto perfetto quest’anno. Non ci sono più aggettivi: con distacco la migliore serie in onda e tra le migliori degli ultimi anni.
Senza parole, sono straziato per Boyd, non meritava di fare questa fine! Stagione comunque monumentale, non sbagliano un colpo, non c’è un buco di sceneggiatura, un dialogo improbabile, un personaggio mal recitato… Che capolavoro