
Can’t we just leave it in the past and concentrate on the future?

Per chi ha apprezzato Looking, il suo raccontare quieto e mai sopra le righe, che non ha mai spinto con decisione sul pedale del dramma o della commedia, è stato sicuramente un elemento positivo; ma è indiscutibile il fatto che lo show abbia saputo trovare la propria strada solo in questa seconda (e ormai ultima) stagione.
I don’t have anything to live up to anymore. We get to make our own way.

Per tutti i personaggi, la seconda stagione è stato un movimento continuo, di esplosione delle dinamiche di codipendenza che li tenevano legati come gruppo ma bloccati intimamente come singoli, e di positiva implosione delle issues personali. Nel dittico “Looking for Sanctuary” e “Looking for Home” i conti con le gabbie del passato si chiudono aprendo prospettive di dubbi: perché non c’è un’età, una casa, un lavoro o una relazione che si possa considerare un punto fermo definitivo, e crescere significa saperlo capire e affrontare senza raccontarsi bugie.
We’re both damaged. We don’t know how to be adults…We’re a codependent mess, a fag and his hag.

Dal claustrofobico litigio di “Looking for Sanctuary” al chiarimento, doloroso e sincero, che avviene di fronte all’ampio panorama della città nel season finale, il tempo che passa è materialmente breve ma conclude il percorso di una vita intera. Separati, Dom e Doris sono più deboli ma anche più liberi di vivere pienamente le proprie emozioni: la rete di salvataggio dell’affetto reciproco non è più necessaria, e del resto stava diventando un freno alle aspirazioni di entrambi. In questo senso, il significato del viaggio a Modesto di “Looking for a Plot” diventa catartico, perché, fatti (letteralmente) i conti con il passato, è arrivato il momento di guardare avanti.
I’m getting really tired of having to persuade you that I’m into you.

Attraverso la relazione con Eddie, che lo sprona a dedicarsi ad obiettivi comuni e altruistici, Augustin è arrivato a una pace interiore che non aveva mai conosciuto prima, e neppure l’apparizione estemporanea di Frank riesce a turbare la sua calma decisione di impegnarsi, non solo con Eddie ma con se stesso.
Per quanto breve sia lo spazio dedicato ai due in questi episodi finali, Eddie e Augustin sono comunque protagonisti dell’unico vero happy ending della stagione e forse della serie.
It wasn’t all bullshit?
What? The last 40 years of my life?

Da una parte la madre e la sua improvvisa decisione di divorziare arrivano come un deus ex machina (forse un po’ forzatamente) a liberarlo dalla paura del confronto con una realtà famigliare molto meno perfetta di quanto lui stesso si immaginava. Dall’altra, c’è la vita in comune con Kevin, che si apre in “Looking for Sanctuary” come una possibilità perfetta materializzata nell’appartamento lussuoso, chiara metafora di un obiettivo raggiunto.
L’appartamento è il riflesso del successo personale di Kevin, ma anche della vittoria di Patrick che sembra avere ottenuto finalmente tutto ciò che desiderava: il fidanzato perfetto nella casa perfetta, l’amore e la realizzazione sociale in un’unica, scintillante confezione. Ma è una vita di cui fin da subito è Kevin a dettare le regole, e se il Patrick di qualche episodio fa si sarebbe fatto abbagliare dalla perfezione dell’immagine da mostrare agli altri, quello di oggi fatica a non vedere questa meravigliosa casa come una gabbia dorata.
Don’t sabotage this before we’ve even had a chance

La scena finale lascia parecchi interrogativi aperti, facendoci desiderare che HBO mantenga la promessa di realizzare davvero uno special finale per la serie: Patrick ritrova lo scapolare regalatogli da Richie e capiamo che forse è finalmente pronto a rispondere a quella domanda (You’re ready?) che l’ex fidanzato gli aveva posto nella prima stagione. Il taglio di capelli – un muto e intimo momento tra i due che chiude ambiguamente la stagione – ci fa assaporare la sensazione di un nuovo inizio, senza volutamente definirne i dettagli.

La loro evoluzione/rivoluzione è stata lenta, spesso traumatica e per questo più vera ed emozionante: il risultato finale è un affresco realistico, che parla di amicizia e di maturazione personale, certamente non privo di difetti ma con un proprio carattere deciso e autonomo.
Patrick, Dom, Augustin e gli altri hanno disegnato un percorso circolare che non vede punti fermi, ma dipinge la maturazione come il raggiungimento della consapevolezza che non c’è fine al looking for, a quel cercare che è poi soltanto un altro modo per dire vivere.
Voto 2×09: 7
Voto 2×10: 8
Voto stagione: 7½

Io sono a pezzi per la cancellazione di Looking. Era una serie bellissima? No, per nulla. Ma sono a pezzi lo stesso. Questo stile di narrazione quasi sottotraccia, questi personaggi, mi mancheranno moltissimo, perché il tutto mi è divenuto tremendamente familiare, e non mi succede spesso.
E’ che secondo me gli autori non ci hanno creduto fino in fondo, è stata questa la mia sensazione in questa seconda stagione. Come rassegnati fin dall’inizio alla chiusura. Come spiegare altrimenti l’eccessiva accelerazione di alcune storyline, tipo quella di Agustin? Nella scorsa stagione era un cazzone irrisolto, e adesso vomita arcobaleni e distribuisce empatia in giro.
Poi cavolo, con Patrick e Kevin secondo me hanno proprio esagerato. Nel giro di un episodio siamo passati dagli incestuous twins alla coppia scoppiata, quasi ancora prima di iniziare. Io ho sempre preferito Richie (ancora mi ricordo Looking for the future), ma il tutto mi è sembrato troppo frettoloso.
Mi è piaciuta molto invece la conclusione data a Dom e Doris, l’ho trovata molto toccante. E sì, il cast mi è piaciuto moltissimo, era perfetto. Forse Jonathan Groff esagerava un pò con le faccette, ma si può perdonare.
Niente, Looking mi mancherà moltissimo, nonostante i suoi difetti. Mi mancherà quella grazia, quella leggerezza anche nel parlare di temi non leggeri, quel non calcare mai la mano né nel senso del drama né in quello della comedy. Quel dire molto con poche parole soprattutto. Non ce la faccio più a seguire serie verbosissime, a scrivere sproloqui ripetitivi sono buoni tutti.
Meno male che tra poco ricomincia Mad men, perché non mi è rimasto più nulla da guardare. Anche Shameless quest’anno mi sta deludendo.
Chissà poi perché la comunità gay ha snobbato Looking. Non ho la risposta, sono una donna etero.
Anch’io da uomo etero ero entrato in profonda sintonia con la serie, i suoi ritmi, i suoi personaggi, la sua fotografia. Ero uno slice of life perfetto e pieno si significati anche nell’assenza di eventi eclatanti.
Credo che la prima serie (della durata di poco più di un film) mi rimarrá per sempre come uno di quei lungometraggi che toccano nel profondo e che si riguarda periodicamente. Looking at the past.
Bravissima…ottimo report,come sempre…;)…