
Nonostante la loro forza evocativa, però, usare soltanto questi due colori per descrivere e dare una chiave di lettura agli eventi e alle azioni dei personaggi di Game of Thrones sarebbe riduttivo. Essi possono, però, fungere da punto di partenza e da filo conduttore con cui sintetizzare e ripercorre analiticamente questo secondo episodio. Anche in questo caso, tuttavia, questi due colori da soli non sono sufficienti: ce ne serve un terzo, che non è il grigio, in quanto semplice miscela dei due. In Game of Thrones, il bianco e il nero a volte si scontrano violentemente, ed in questo caso il risultato non è il grigio, ma il rosso: il colore del fuoco e del sangue, del potere e della vendetta.
Il bianco in nero
Snow! Snow! Snow!

Jon Snow è sempre stato finora un personaggio alla ricerca di un’identità di appartenenza con cui autodefinirsi e trovare così un suo posto nel mondo. Per la prima parte della sua vita è stato il “bastardo di Winterfell”: un lupo bianco in una famiglia di lupi grigi (ancora prima di trovare Spettro), che viveva con gli Stark sognando di essere uno Stark, ma senza la possibilità reale di esserlo. Anche il primo periodo nei Guardiani della Notte non è stato facile: visto come l’arrogante figlio di lord convinto di essere migliore delle altre reclute, Jon si guadagnò presto l’appellativo, beffardo ma efficace, di Lord Snow.
È stato Tyrion Lannister il primo ad aprirgli gli occhi; quel breve periodo insieme è stato l’inizio di un lungo e travagliato percorso di maturazione per Jon Snow: una crescita partita piano, e non sempre coadiuvata, per quanto riguarda la serie, da una scrittura efficace, ma che è si è mantenuta coerente, consolidandosi e acquistando forza con l’avanzare delle stagioni. Un cammino che ora arriva ad uno dei suoi punti di svolta fondamentali in questo episodio, con la proposta di Stannis: il giovane guardiano della notte è posto nella condizione di dover scegliere tra il realizzare il suo sogno di ragazzo o continuare per la strada che lui stesso ha voluto percorrere, con tutte le difficoltà, gli errori e le incertezze che ne derivano.
Pledge me your service and you’ll rise again as Jon Stark, Lord of Winterfell.

Nel periodo trascorso a nord della barriera Jon non si è solo innamorato della rossa Ygritte, ma ha imparato a conoscere i bruti, arrivando a comprende e a rispettare il punto di vista del popolo libero, impersonato dal carismatico Mance Rayder.
Tornato nei ranghi dei guardiani, ha mostrato agli altre nuovi doti di leadership, guidando in prima linea la battaglia alla barriera; ma, cosa ancora più importante, ha maturato dentro di sé una nuova e più aperta visione della situazione a Nord e dei bruti, che va oltre quella dualistica “bianco/nera” di tanti guardiani (come Alliser Thorne). Snow sta iniziando a comprendere, anche se ancora non vuole ammetterlo, che lui è l’uomo che può fungere da ponte fra i guardiani della notte e il popolo libero contro la vera minaccia dei White Walkers: per questo il suo posto non può che essere la barriera.

Tra il bianco della barriera e il nero del suo mantello, con una rossa nel suo passato (Ygritte) ed un’altra probabilmente in attesa nel suo futuro (Melisandre), Jon Snow ora ha raggiunto finalmente il comando della Night’s Watch. Tuttavia, ciò che può sembrare adesso un premio, potrebbe rivelarsi successivamente come una condanna, perché, come ben sa il prossimo personaggio di cui ci occuperemo, il difficile non è arrivare al comando, ma restarci e, soprattutto, governare.
La regina bianca e il drago nero
The Law is the law.

Aver abbattuto il vecchio ordine costituito (simboleggiato dalla statua dell’Arpia di Ghis fatta crollare nello scorso episodio) non solo ha scatenato una ribellione dei reazionari, ma ha anche alimentato il desiderio di vendetta degli ex-schiavi, che ora si aspettano di essere soddisfatti: “Kill The Masters”, il motto con cui Meereen si era sollevata a favore della liberatrice Daenerys, ritorna qui come un nefasto presagio, simbolo di una situazione tra le due fazioni in città sempre più esplosiva, di cui l’esecuzione di Mossador – “ecco come si chiama”, starete dicendo voi – funge da scintilla detonante.

Ancora una volta la regina privilegia l’ideale, l’applicazione della sua legge, non tenendo conto del contesto reale, incapace di trovare una soluzione intermedia tra punire l’assassino e graziarlo.

You are quite good, do you know? At ruling.
Il soccorso per la Targaryen potrebbe anche non arrivare dai suoi draghi, bensì da un leone: Tyrion Lannister. Come osserva Varys, il folletto ha già dimostrato un certo talento per il potere, ma per le sue caratteristiche non potrà mai essere un leader, in quanto disprezzato dal popolo. Con il suo intelletto, Tyrion potrebbe essere, invece, la persona adatta per aiutare un governante in difficoltà come Daenerys, purché quest’ultima sia disposta ad ascoltare i suoi consigli. Per arrivare a fare ciò, però, Tyrion dovrà prima sfuggire alla lunga e potente mano della vendetta che lo insegue da Westeros.
Il lutto della regina madre, il cavaliere dal mantello bianco e la vedova della vipera rossa
“You’re the hand of the King?”
“No, uncle. Clearly, it would not be appropriate for a woman to assume that role”.


Tuttavia ad occupare maggiormente la mente di Cersei non sono le prossime mosse del gioco del troni, ma sono soprattutto i pensieri di vendetta: il vessillo rosso dei Lannister si è già tinto di nero fin troppe volte e, nonostante questi lutti, l’ombra della profezia di Meggy la Rana continua ad incombere su di lei e sulla sua stirpe, questa volta sotto forma di un serpente rosso dorniano. Così, mentre, Cersei da una parte è determinata a compiere la sua vendetta nei confronti di Tyrion (e non importa quante teste di nano dovranno cadere prima che ciò avvenga), dall’altra parte un’altra donna in lutto, assetata di vendetta quanto lei, minaccia la vita di sua figlia Myrcella.
How many of your brothers and sisters do they have to kill?

Il secondo è il volto nuovo di Doran Martell, il principe regnante di Dorne, un uomo che per via dei dolori della gotta è impossibilitato a muoversi. La Montagna, dopo aver ucciso e stuprato sua sorella Elia, gli ha portato via anche Oberyn, suo fratello minore, con i Lannister che anche questa volta ne sono usciti puliti. Nonostante le pressioni di Ellaria e del suo popolo, però, Doran sembra voler rinunciare alla vendetta, in nome di un bene superiore come la pace.
In questo percorso attraverso i colori, non possiamo non notare che il suo vestito è grigio: un segno che non sappiamo se simboleggi un mite savio costernato dal lutto, una casualità oppure una metafora di intenzioni da parte sua ben più nebulose.
La rossa tinta di nero e la vergine di Tarth
Why would I want somebody with your history of failure guarding Lady Sansa?

Da Sansa Stark ad Alayne Stone, da rossa (come la madre) a mora: tali scelte non fanno che confermare il percorso intrapreso da questo personaggio, all’insegna di una nuova consapevolezza su come funzionano le cose nel mondo di Westeros.
La vendetta bussa alla porta della Casa del Nero e del Bianco
Valar Morghulis, all man must die.

Un potere che ha già posseduto in passato, quando H’Ghar era debitore di tre vite verso il Dio Rosso, ma non ha saputo sfruttarle. Ora, mentre la lista dei nomi dell’odio si assottiglia sempre più – ma non per merito suo –, Arya si trova ad attraversare la soglia del tempio del dio dai mille volti, per diventare un assassino senza faccia. Al di là del Bianco e del Nero, nessun colore dovrà più appartenerle, nessuna identità, perché nessuno lei dovrà diventare.
Valar dohaeris, all man must serve.

Al centro come sempre ci sono i personaggi, ed è interessante notare come gli archi narrativi di alcuni di loro li abbiano portati a prendere delle scelte (assolutamente credibili) che solo fino a qualche tempo fa non avremmo pensato possibili: Jon che rifiuta di essere uno Stark, Sansa che decide di non andare con Brienne, Daenerys contestata dai suoi figli (umani e draghi). È come vedere una loro fotografia a colori invertiti, con il bianco al posto del nero e viceversa. E tutto questo non può che risultare affascinante.
Voto: 8
Note:
‒ Il colore di Tyrion, che non ho citato, non può ovviamente che essere rosso come il suo vino – anzi il VINOOOH! –; ricordate, ogni sorso è un +5!
A tal proposito qui trovate i punteggi del Fanta-Game of Thrones relativi a questo episodio.
‒ Se volete tenervi informati su Game of Thrones, vi consigliamo di tener d’occhio la pagina facebook di Game of Thrones – Italy.

Ed eccoci arrivati al punto di non ritorno: da questo episodio in poi le due versioni, quella scritta e quella mostrata, procedono per strade diverse, con buona pace di chi si lamenta o si preoccupa dei ritardi dello scrittore. Due strade che sicuramente scorreranno ancora per lunghi tratti parallele, ma che, ormai entrambe libere, potrebbero condurci ovunque, anche verso destinazioni opposte, magari una bianca e una nera.
Non potrei essere più d’accordo con te. E’ giusto che gli autori prendano la loro strada, ormai dopo 5 anni quelli sono anche i loro personaggi e sicuramente è lecito per loro sviluppare idee diverse. Aggiungo meglio anche per noi lettori che così avremo ancora il brivido dell’incertezza.
Una delle mie puntate preferite. Densisssima di eventi, significati, rimandi e presagi. Pone le basi a tutto cio che accadrà, chiude tante storie e ne smonta altre. Il segmento riguardante la decapitazione di mossador mi ha fatto trattenere il respiro per 3 minuti…davvero bellissimo, rende benissimo il tormento interiore di daenarys.
Riscatto di Jon Snow, inizia la rinascita di Arya e la vendetta di Sansa. Gli Stark di nuovo al centro della scena. Intanto a Dorne il lutto sedimenta odio e meditazione. Grandissima puntata.
Ma io ti conosco, commentavi pure su un altro sito che ormai è morto
Complimenti… Una delle migliori recensioni mai lette.
Grazie Massimo! Troppo buono. 😀
Bellissima recensione, bravo!
Grazie mille Simona! 😀