Nel rimescolare formule già utilizzate ed aggiungerne di nuove, Inside No. 9 continua a confermarsi una grande rivelazione: ogni settimana l’attesa è alimentata dalla certezza della sorpresa, e noi siamo consapevoli che prevedere cosa gli autori ci riserveranno è un’impresa praticamente impossibile.
“Cold Comfort” e “Nana’s Party” non possono che rafforzare tale concetto, riuscendo ad innovare la serie nonostante l’identità ben precisa che lo show è riuscito a costruirsi nell’arco di queste due stagioni: lo spettatore è spesso tentato di anticipare quale sarà la conclusione dell’episodio, ma Pemberton e Shearsmith non fanno che cambiare direzione, rafforzando la potenza di certe scelte narrative e spezzando la prevedibilità di altre.
2×04 – “Cold Comfort”
Nella quarta puntata la sensazione di spaesamento arriva immediatamente: per la prima volta nel corso della serie al cambio di tono e di location si accompagna una forte scelta registica, capace di dare al tutto un’atmosfera più realistica. L’intero svolgimento della vicenda, infatti, viene mostrato attraverso un unico punto di vista, affiancato dalle tre telecamere di sorveglianza “secondarie”: in questo modo lo spettatore viene investito di un ruolo atipico, partecipando alla vicenda “dall’alto”, quasi come si dovesse ricostruire una storia già accaduta e registrata.
La storyline si sviluppa nella maniera consueta, ma non per questo poco efficace: si tratta certamente di uno degli episodi del versante drama della serie, ma sia la parte comica che quella più opprimente sono gestite alla perfezione, spezzando la tensione quando necessario e caricandola all’inverosimile se la situazione lo richiede. Lo stile degli autori, in questo senso, trova una delle sue realizzazioni migliori in questi trenta minuti, riuscendo a sfornare i suoi colpi migliori senza mai risultare eccessivo o fuori luogo.
Si pensi, ad esempio, al plot twist finale: il colpo di scena è ormai diventato una costante della serie, a volte con un’accezione negativa (si pensi a “La Couchette” o “The Trial of Elizabeth Gadge”, le cui rivelazioni conclusive poco aggiungono al senso della trama), ma in questo caso non può che inserirsi alla perfezione nel contesto creato dall’episodio. La necessità di controllo maniacale e malata del personaggio di Shearsmith, rivelata nella sequenza risolutiva nell’intreccio, viene portata al punto di arrivo con l’ultima scena, in grado di concludere la storia presentata in maniera sia inaspettata che riuscita; le due chiamate centrali dell’episodio, ovvero quella di “Chloe” e della vecchia signora, vengono riunite in una scelta macabra eppure perfettamente in linea con lo stile degli autori, mai disposti a risolvere le loro storie con un happy ending.
Da notare, inoltre, il cinismo che permea l’intero svolgimento dell’episodio, che prende forse uno dei lavori più inattaccabili (quello dei volontari) per farlo a pezzi poco alla volta, rivelando la componente inevitabilmente umana – in senso negativo – di ogni personaggio presentato.
Voto: 8 ½
2×05 – “Nana’s Party”
“Nana’s Party” può essere visto come l’equivalente di “Last Gasp”: entrambe le puntate condividono l’ambiente familiare, la disgregazione dei rapporti tra i protagonisti, lo smascheramento delle buone intenzioni dei personaggi. Se però l’episodio della prima stagione aveva dei connotati decisamente più “taglienti” (e, quindi, ironici), in questo caso l’atmosfera si fa leggermente più seria, andando ad esagerare il clima di tensioni presentato all’inizio. Si tratta certamente di qualcosa di atipico, se visto nell’ottica della serie: i colpi di scena sono quasi inesistenti, e la potenza della scrittura si basa sullo sgretolamento dell’equilibrio iniziale, arrivando ad una situazione conclusiva in cui la condizione di ognuno è arrivata al capolinea. Il tutto viene collegato dal filo conduttore della festeggiata, che, ignara di tutto quello che sta succedendo, non può che continuare a rileggere l’intelligente biglietto che si rivelerà la chiave di lettura dell’intera vicenda, e che recita: “Forget about the past, you can’t change it; forget about the future, you can’t predict it; forget about the present, i didn’t get you one.“
Risulta interessante, inoltre, il modo in cui gli autori si prendono gioco dello spettatore, suggerendo spesso dei colpi di scena (la nonna che soffoca, l’ambulanza fuori dalla porta, il coltello nella torta) che si risolvono in un nulla di fatto, dato lo svolgimento decisamente lineare della vicenda. Si tratta di una trovata efficace, in grado di provocare la sorpresa proprio a causa della sua assenza, e che spezza con successo quella che stava cominciando a diventare una costante quasi obbligatoria dello show.
Nonostante ciò, tuttavia, annoverare l’episodio tra i migliori della serie risulta difficile, forse proprio per la sua necessità di contenersi a tutti i costi: l’umorismo viene sfiorato ma non emerge mai del tutto, e così anche i drammi presentati, dalla moglie alcolizzata al desiderio di vendetta del protagonista. Alla fine della puntata lo spettatore rimane soddisfatto, certo, ma rimane la sensazione che questa volta gli autori avrebbero potuto osare di più, calcando la mano su certe tematiche e rendendo l’atmosfera più decisa e personale.
Voto: 7+
Ad un episodio dalla fine della sua seconda annata, quindi, Inside No. 9 si conferma una serie piena di sorprese, in grado di spaziare tra i generi più disparati senza perdere in efficacia; Pemberton e Shearsmith a questo punto sono diventati una garanzia, e non ci resta che aspettare con ansia quello che si spera sarà un terrificante finale di stagione.
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