Questo articolo fa parte della rubrica “Consigli Estivi” che, ogni lunedì fino a settembre, vi consiglia una serie da recuperare con un articolo di presentazione spoiler-free; si tratterà quasi interamente di serie di cui non abbiamo mai avuto occasione di parlare (QUI trovate l’elenco di quelle che abbiamo già consigliato). Potete usare l’hashtag #ConsigliaUnaSerie su Twitter per suggerire le vostre serie che consigliereste.
Come inserire in un’unica serie tv i viaggi nel tempo di Doctor Who, i romanzi d’appendice, il femminismo, i paesaggi scozzesi e il tocco libertino tipico di Starz? Sembra un’impresa impossibile – o la ricetta per un disastro –, eppure Outlander riesce a coniugare questi ingredienti in un mix equilibrato, dando origine a uno dei più curiosi fenomeni seriali del 2015.
Tratto da The Outlander series – una saga letteraria di Diana Gabaldon pubblicata in 26 paesi e tradotta in 23 lingue per un totale di 9 milioni di copie stampate, nota come La saga di Claire Randall in Italia – lo show è partito circa un anno fa con grandi investimenti, un primo episodio diretto da John Dahl e l’obiettivo di diventare la punta di diamante del canale Starz.
Un obiettivo raggiunto anche grazie a una fanbase già presente e consolidata dai romanzi, che vantano una tifoseria letteraria paragonabile – non sempre in termini di numeri ma sicuramente in termini di entusiasmo – a quella di Twilight, di 50 Sfumature di Grigio o del Ciclo di Sookie Stackhouse, da cui è nato True Blood. E si parla dello stesso tipo di territori letterari: pura narrativa di evasione, scritta in questo caso con una certa competenza in materia di storia e una buona dose di autoironia.
You forget your life after a while, the life you had before.
![[Consigli Estivi #2] Outlander - Sex and the Highlands](https://www.seriangolo.it/wp-content/uploads/2015/06/foto4-300x169.jpg)
Ma la prospettiva del racconto storico non racchiude nemmeno lontanamente la sostanza di questo show, che non si risparmia di certo nel proporre un crossover di argomenti e che si potrebbe definire come un romanzo storico/fantasy/sci-fi/romantico/sexy/soap rivolto principalmente a un pubblico femminile. È un potente, divertente, esagerato mix di suggestioni che trascende le classificazioni, un moderno romanzo d’appendice, epico quanto basta e capace di unire in un’unica trama viaggi nel tempo, combattimenti, storia d’amore, politica, storia e riti magici: in pratica, in Outlander c’è veramente di tutto.
The war had taught me to cherish the present because tomorrow might not ever come to pass. What I didn’t know at the time was that tomorrow would prove less important than yesterday.
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Costretta a rimanere al castello come guaritrice e impossibilitata a tornare alle pietre (e al presente, e al marito), la protagonista cerca di ambientarsi nella società scozzese e finisce per innamorarsi di Jamie Fraser, giovane guerriero ricercato dalle Giubbe Rosse e nipote del laird Colum MacKenzie.
I am your master and you’re mine. It seems I canna possess your soul without losing my own.
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L’elemento in più – con cui chi ha seguito altri show firmati Starz avrà già una certa familiarità – che risulta fondamentale nell’unire i personaggi e le epoche – e che indiscutibilmente esercita una grande attrattiva sul pubblico – è il sesso, mostrato spesso e volentieri ma soprattutto, diversamente dal solito, con una certa rilevanza per la trama. La sfumatura romantico/sexy che ha reso i libri (e lo show) estremamente popolari è la stessa ricetta che ha fatto la fortuna delle saghe moderne come Twilight, ma con qualcosa in più.
How about you? Do you love him, your ginger haired laddie Jamie? It’s his name you cry out in your sleep.
Perché Outlander non è un semplice “Cinquanta sfumature di H![[Consigli Estivi #2] Outlander - Sex and the Highlands](https://www.seriangolo.it/wp-content/uploads/2015/06/foto8-300x169.jpg)
Il sesso è rappresentato nella sua funzione identitaria e di emancipazione, “liberatrice” della donna e anche fonte di potere: in questo senso l’identificazione della protagonista con le spettatrici è immediata, perché Claire è libera da questo punto di vista ben oltre la propria epoca d’origine, ben oltre anche molte donne moderne. Questo è reso ben chiaro fin dal pilot, in cui Frank e la protagonista visitano il castello in rovina (nel 1945) di Leoch e, quando lui si avvicina per un bacio, lei lo spinge a praticarle sesso orale su un tavolo da guaritore che poi sarà lo stesso che lei utilizzerà due secoli prima; una scena che a ruoli invertiti non ha nulla da invidiare a certi momenti HBO che ben conosciamo, ma in questa versione non ha molti precedenti televisivi.
Not only was I a bigamist and an adulteress but I had enjoyed it.
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She asked forgiveness and I gave it, but the truth is I’d forgiven everything she’d done and everything she could do long before that day. For me, that was no choice, that was falling in love.
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I was back to the place where’d it all begun. So much had happened, so much had changed. Last I was here I was Claire Randall, then Claire Beauchamp and Claire Fraser. The question was, who did I want to be?
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Un onesto e godibile guilty pleasure per ragazze, da guardare sul divano per rilassarsi, ma dal concept interessante e ben eseguito, che anche nella prossima stagione promette di regalare colpi di scena.

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La mia modesta opinione: no e poi no. E ancora no. No. Orrore e raccapriccio. E sentire definire questa roba come “per ragazze”, mi fa pensare a un mio amico che dice che se prosperano le peggiori fetenzie letterarie la colpa in massima parte è delle donne. Io cerco di obiettare, ma alla fine purtroppo devo dargli ragione.
E mi costa tanto 🙁
Come detto sotto, per ragazze sarebbe ironico ma forse non è chiaro per tutti, colpa mia. E comunque mi pare difficile pensare che gli autori (la Gabadon in primis) avessero in mente un pubblico di riferimento diverso dalle donne quando hanno costruito una protagonista come Claire. Che peraltro è (con tutti i tanti limiti di una serie così) un personaggio femminile non banale e ben costruito
Serie bella, non eccezionale. Le ultime due puntate della prima stagione però sono davvero pesanti, psicologicamente e visivamente. Troppo pesanti.
Ma in tutto l’articolo non c’era proprio spazio per dire che anche questa serie (come l’altra da voi appena segnalata, Battlestar Galactica) è una creatura di Ronald D. Moore? E che la colonna sonora è di Bear McCreary? Così, tanto per completezza di informazione. Ma forse poi l’etichetta “per ragazze” avrebbe stonato un po’…
Forse dovrei mettere un IRONIA ALERT come quello per gli spoiler…”per ragazze” è chiaramente ironico (più appropriato sarebbe dire “per chi apprezza le nudità maschili”). Cretinaggini (mie) a parte, è chiaro che questa serie è massimamente rivolta alle donne per i motivi che elenco nella recensione, in primis per come è costruito il personaggio di Claire. Per quanto riguarda le figure coinvolte nella creazione della serie, colgo e apprezzo il suggerimento, chiarendo però che in un consiglio per mia scelta personale preferisco approfondire tematiche e stile di una serie, più che informazioni che sicuramente noi maniaci delle serie apprezziamo ma che si possono trovare tranquillamente su Wikipedia. A me piace pensare che i consigli possano essere utili soprattutto a chi le serie non le segue abitualmente e per questo cerco di tenere uno stile meno tecnico. Ma parere mio, contestabile finché volete. E le critiche sono sempre apprezzate.
A me l’appellativo di serie per ragazze me la rende ancora piu’ invisa (non l’ho mai vista, non mi ispira e sono donna).
Come già precedentemente spiegato (cit.) “serie per ragazze” era ironico
Uhm mi basta sapere che e’ ambientata nelle Highlands per “tentare” almeno di guardarla 🙂
Io non sono una ragazza, però l’ho apprezzata soprattutto per l’ottima fotografia e i paesaggi. Anche la storia si lascia godere, almeno fino a che la parte di Black Jack Randall non prende il sopravvento, l’ho trovata davvero esagerata e fuori contesto, e soprattutto lui il classico villain piatto e stereotipato, ossessionato senza un vero perché, fotocopia di Lee Toric di SoA o Chester Campbell di Peaky Blinders solo per dire i primi due che mi vengono in mente.
Assolutamente d’accordo. Le ultime puntate non le ho ancora viste e non so se le vedrò, De Sade in salsa Highlands non è proprio il mio genere. L’estate scorsa dopo qualche puntata mi ero incuriosita e ho dato una chance al primo dei libri ai quali si ispira la serie ma credo sia proprio da lì che nascono le cose che non funzionano, non me ne vogliano le scatenate fan della Gabaldon.
L’intuizione riuscita è senz’altro quella di tratteggiare una relazione non banale tra due personaggi anch’essi non comuni in un contesto sicuramente affascinante come la Scozia del 18° secolo (e nella serie fotografia, paesaggi e colonna sonora sono meravigliosi); il resto però non funziona altrettanto bene, a partire dal captain riposseduto a svolte narrative che richiedono qualcosa di più della solita “suspension of disbelief” (e infatti alcune di queste Moore ha avuto il buon senso di lasciarle fuori).
Ho seguito il consiglio e provato a guardare. A parte la bellezza naturale della Scozia davvero ho trovato una noia mortale.
Serie 1 buona eccetto le ultime puntate invedibili. La ricostruzione della antica scozia è protagonista. Serie 2 senza scozia e senza idee invedibile. Claire diventa presuntuosa e insopportabile. Il marito un mezzo signorino mal riuscito. Non cè piu uno straccio di azione ma solo interminabili scene di interni con dialoghi insignificanti. Siamo sotto il livello di reign per capirci dove almeno qualcosa di stupido succede ogni tanto.
Per fortuna non abbiamo tutti gli stessi gusti. Dissento assolutamente dalla maggior parte dei commenti. E’ dai tempi di “Sex & The City” che non mi appassionavo tanto ad una serie. Probabilmente alcuni la trovano noiosa, perché molto puntuale nella ricostruzione storica e nel narrare avvenimenti storici assolutamente sconosciuti ai più (io compresa, prima di vederla). La fotografia è meravigliosa, grazie alle location scozzesi, gli attori sono perfettamente in parte (non solo i tre protagonisti, ma anche tutti i comprimari) e la storia è sì una storia d’amore, ma resa in modo verosimile e con grande trasporto e passione. Su altri siti ho letto commenti critici nei confronti delle scene di sesso, che io trovo invece molto ben realizzate e mai volgari. E per quanto riguarda le ultime due puntate, mi dispiace, ma questo è quello che si legge nel libro, e Moore non ha fatto altro che trasporlo sullo schermo con grandissima bravura da parte dei due protagonisti maschili. Io in queste due puntate ho visto solo la grande angoscia di una donna che cercava disperatamente di salvare la vita al marito e la violenza al quale quest’ultimo è stato sottoposto da un villain, che sarà pure un pervertito, ma che è interpretato dal favoloso Tobias Menzies. Se l’ultima puntata si è meritata fior di articoli sui giornali, doveva pur esserci qualcosa di innovativo nella messa in scena, qualcosa che andava nella direzione di “rottura degli schemi”. Come per tutte le cose “forti” le reazioni sono diverse in base alla sensibilità di ognuno. Io l’ho trovata comunque una puntata basata sulla speranza, la speranza di riuscire a superare anche l’esperienza più traumatica grazie all’amore e la speranza di veleggiare (non solo metaforicamente) verso una nuova vita. Per me questa serie è da 10 e lode e – credetemi – non sono certo una da Harmony o 50 sfumature di grigio e altre banalità simili!