Cosa succede a Mutiny? Dopo una stagione di messa a punto estetica e narrativa, dedicata alla resurrezione di un mondo fatto di nerd solitari, gamers ribelli e arrivisti di cerca di autostima, la seconda annata parte in quarta con una trama orizzontale già molto solida e a trazione femminile.
Dopo un primo episodio in cui gli autori hanno esposto alla perfezione il nuovo punto di partenza stagionale, riempiendo il tessuto narrativo di enigmi legati al salto temporale operato, con questi due si entra nel vivo dei conflitti tra i personaggi, non risparmiando neanche le coppie che apparivano più affiatate. L’implicito riferimento è al duo Donna-Cameron, che dallo scarceramento di John in poi conosce il suo primo momento di crisi, dove la razionalità dell’imprenditrice (Donna) si scontra con il cuore della giovane programmatrice (Cameron). Le due però riescono ancora a rendere virtuosa la loro collaborazione, tanto più quando in evidenza emergono le differenze dalle quali entrambe approfittano per migliorarsi a vicenda, come si apprende dalla bellissima scena del colloquio con i finanziatori in cui a partire dal vestiario entrambe si presentano come due tipologie di donna antitetiche. In quell’occasione si trovano sulla stessa barca a subire il più classico dei colloqui sessisti in cui la domanda fondamentale è relativa ai loro eventuali figli, lasciando passare il retro-pensiero per cui una donna se è una buona madre è sempre più affidabile. Nel finale dell’episodio spadroneggia il dialogo tra Cameron e John, figura paterna alla quale la donna, ormai affezionatissima, rivela sia il suo vero nome, Catherine, sia che l’attuale apparteneva al padre defunto.
I know, that’s no reason to go work for your father’s oil company, but I’ve kicked the tires on this, Sara, and I’m genuinely interested.
Di padre in padre si arriva alla nuova fidanzata di Joe, Sara, con cui l’uomo pare aver trovato una strana serenità, piena di questioni irrisolte ma anche di valvole di sfogo pacificatrici. Il passato del protagonista pesa sulle sue spalle come un macigno e il padre (self made man per antonomasia) della compagna non evita mai di ricordarglielo, tenendolo sotto scacco e mettendolo all’angolo con una proposta di lavoro antipodale rispetto ai suoi desideri. All’interno dell’enorme compagnia petrolifera di famiglia, Joe è relegato a un lavoro meccanico, ripetitivo e estremamente settoriale, una vera e propria gabbia per una personalità così anarchica e asistematica.
Gordon dal canto suo non è da meno: tossicodipendente non si sa da quanto tempo, allergico ormai al lavoro matto e disperatissimo che lo ha caratterizzato in passato e seduto sui soldi ricevuti come buonuscita dalla Cardiff Electric, tenta di ritrovare confidenza con il lavoro ma la strada appare lunga e impervia. Ci troviamo di fronte a due leader addomesticati, feriti e messi da parte, come se fossero in convalescenza; due protagonisti maschili resi impotenti da un inizio di stagione che vede Donna e Cameron come regine indiscusse dell’informatica.
Who’s your superman?
“The Way In” è l’episodio di rottura, quello in cui le carte vengono sparigliate definitivamente e i personaggi raggiungono punti di svolta importanti, alcuni con esiti positivi, altri arrivando a due passi dall’abisso. Nonostante la notevole intuizione iniziale di Donna e Cameron, le quali capiscono che il successo del loro progetto passa dalla compresenza di gioco e community, gaming e social – regole che valgono ancora oggi e che la serie dimostra di padroneggiare perfettamente – le cose in casa Mutiny si iniziano a incrinare. La voglia di Gordon di trovare un’entrata (way in) nel mondo in cui un tempo era il migliore porta alla distruzione di gran parte del lavoro fatto su Mutiny fino a quel momento, con l’aggravante dell’infezione di tutti gli account. L’incidente porta a una delle più intense scene dell’episodio, quella del faccia a faccia tra Cameron e Gordon, con Donna in mezzo a fare da parafulmini. La giovane programmatrice gliele canta e gliele suona, etichettando l’atteggiamento di Gordon come quello di un uomo invidioso del successo professionale della propria donna, tormentato dalla consapevolezza di non essere alla sua altezza. Se a grandi poteri corrispondono grandi responsabilità, anche Cameron prima o poi deve fare i conti con la necessità di essere davvero il leader della compagnia, cosa che in quest’episodio la porta ad aver un forte attacco di panico, placato solo dalla dolcezza e dalla fantasia della new entry Tom, potenzialmente un ottimo personaggio per il prosieguo della stagione. Imparare ad accettare le sconfitte, a rialzarsi nel più breve tempo possibile è la condizione necessaria e sufficiente per passare da semplice lavoratore (seppur geniale) a leader e artefice di un intero progetto: è questa la lezione più importante che riceve Cameron, la quale mai dimenticherà la mattina in cui i trecento utenti della sua piattaforma sono diventati zero.
Seat opens up on a crowded train. It’s okay to hesitate. Maybe you’re the next stop. Maybe you’re a good Samaritan. Or maybe you think you don’t deserve it.
Il concetto di entrata presente nel titolo, che allargato diventa il passaggio da una condizione a all’altra, da uno spazio all’altro, con svolte che possono essere di entrambi i segni, vede i personaggi di John e Joe come due cavalieri solitari le cui rispettive storyline si piazzano di lato rispetto a quella principale, ma che proprio per questa posizione leggermente decentrata si impongono come due piccoli gioielli. Per quanto riguarda Joe, l’episodio si divide nettamente in due parti: da un lato l’abbraccio con il passato, concentrato nella cena a quattro con Donna e Gordon; dall’altro il tentativo di scalata professionale nella compagnia del padre di Sara. Il primo fronte ci consegna una serata piena di fasulli convenevoli, che vede nella chiacchierata tra Joe e Gordon fuori al terrazzo l’unico momento di reale sincerità in cui i due si lasciando andare abbandonando i rancori del passato. Il Joe MacMillan lavoratore invece trova finalmente la sua way in riuscendo a stupire il padre di Sara e a guadagnarsi uno spazio d’azione tutto suo all’interno della compagnia. La sua per ora è ancora una condizione di fragilità, defilata rispetto al cuore della narrazione, ma destinata a straripare da tutti i lati, a giudicare da ciò che questo episodio promette soprattutto nel finale.
John Bosworth dal canto suo si conferma un personaggio bellissimo, incredibilmente malinconico e incarnato da un attore, Toby Huss, perfetto per questa parte. Da oggi conosciamo qualcosa in più sulla sua vita, sappiamo che la prigione l’ha cambiato molto e soprattutto gli ha portato via l’intera famiglia, salvo alcuni momenti di intimità sessuale con la moglie. La cavalcata in auto sulle note di “Rock Island Line” lo descrive alla perfezione come un personaggio profondamente americano, carico di orgoglio e di forza di volontà. Un cuore nobile e profondamente tragico che lo porta a compiere l’ultimo sacrificio donando l’auto al figlio e andando via in autobus come un cowboy ferito ma mai davvero abbattuto. Un personaggio dal respiro eastwoodiano, epico, non lontano dal Kowalski protagonista di Gran Torino, con cui condivide l’utilizzo dell’automobile come eredità ultima per le generazioni successive.
Halt and Catch Fire conferma le premesse positive della premiere e inanella due episodi di grande qualità che contribuiscono sia a sviluppare l’originale main plot stagionale, sia ad approfondire parallelamente personaggi per ora più defilati. In particolare “The Way In”, grazie ai conflitti che mette in mostra, rappresenta uno dei vertici della serie dal punto di vista della scrittura dei personaggi e delle situazioni narrative.
Il blog Seriangolo.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione; le informazioni acquisite vengono utilizzate da parti terze che si occupano di analizzare i nostri dati web, pubblicità e social media. Proseguendo la navigazione, si autorizza il loro uso.AccettoCookie Policy
Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
Ti piace Seriangolo? Seguici sulle nostre pagine Facebook e Twitter!