
Evil… lurks in the world, Abraham, in many forms. Some familiar, some not. You must stop it. We all must.

Il modo con cui ci viene raccontato è anche costruito in modo lineare per gli standard della serie e ci permette di capire fin da subito come l’”anima” terrificante del Master si possa spostare di corpo in corpo, rimanendo pressoché immortale: le ferite riportate dall’attuale fisico costringeranno l’anima nera a trovare una nuova casa, con l’inserimento di un “vecchio-nuovo” villain che dovranno affrontare i nostri eroi.

Tutti hanno ripreso con dei lavori che speravano di non dover più fare: Fet con le installazioni per tenere lontani i vampiri, Dutch con una nuova diavoleria elettronica, Ephraim e Nora con ulteriori studi sulla chimica abbinata alla speranza, Setrakian con l’eterna lotta che lo accompagna fin dalla sua infanzia. Proprio quest’ultimo fa la conoscenza degli Anziani, razza che avevamo già visto verso il finale della scorsa stagione: anche in questo caso, la serie non lesina sulla parte horror e ci mostra un sacrificio umano in tutta la sua interezza. Proprio questo è uno dei punti di forza di The Strain: mantenersi su un livello accessibile a tutti senza dimenticare il vero genere di cui fa parte, portando molte volte all’estremo la propria narrazione visiva.
To the victory!

È il caso di Coco Marchand e il redivivo Eldtrich Palmer: la prima arriva in punta di piedi ma potrebbe rivelarsi una variabile impazzita all’interno dell’equazione della serie, proprio perché viene presa sotto l’ala protettrice di Palmer, ormai villain a tutti gli effetti. Lo slancio che ha dato il Master al vecchio imprenditore è risultato decisivo per l’inserimento di un personaggio magnetico e risoluto, che tiene testa senza problemi al sinistro Eichorst e che vuole a tutti i costi quel potere oscuro che l’antico vampiro gli ha fatto finora solo assaggiare.
La giovane avvocatessa invece dà un tocco di freschezza alla schiera di protagonisti, grazie anche al viso particolare di Lizzie Brocheré (American Horror Story) e al suo background tutto da scoprire.

Insomma, questa “BK, NY” ci porta a credere che anche la seconda stagione sarà piacevole da seguire e che potrà regalarci dei momenti di puro divertimento e spavento allo stesso tempo come fatto l’anno scorso: la forza della serie continua ad essere quella di non prendersi troppo sul serio, riutilizzando le caratteristiche degli horror classici trasformati in modo che siano fruibili a tutti, senza scadere nel trash o nel già visto. E questo non è da tutti.
Voto: 7
