
Netflix non ha mai mostrato scarsa ambizione finora: se è riuscita a rendersi appetibile negli States con serie come House of Cards e Orange is the new black e con Club de Cuervos per il vasto pubblico in lingua spagnola, ora conferma il suo trend di volersi aprire al mondo – ormai sempre più Paesi si sono aggiunti al proprio bouquet, a breve anche l’Italia – e, dopo Sense8, che ha uno stile molto americano ma personaggi di provenienza più varia, arriva una serie ambientata nei territori del Sud America e per buona parte dei propri episodi in lingua spagnola (un ostacolo a cui gli americani non sono abituati e che non supereranno facilmente).
La serie è incentrata sulla celebre figura di Pablo Escobar, qui interpretato dal brasiliano Wagner Moura (Elysium), alle prese con il suo impero criminale e con le forze di polizia esterne ed interne che cercheranno di braccarlo e porre fine al suo immenso regno. A prendere parte alla serie anche Pedro Pascal (Game of Thrones) e Boyd Holbrook (Milk) nei ruoli di una coppia di agenti della DEA; la regia è affidata a José Padilha (RoboCop).

Ne risulta quindi un pilot che, pur presentando non pochi momenti riusciti, fatica a tratti ad entrare nel vivo del racconto anche perché, in pieno stile documentario, appunto, è interamente esposto mediante la voce narrante di un agente della DEA americano (forse proprio per evitare che sia tutto in lingua spagnola) che ha il compito di illustrarci i vari personaggi coinvolti e soprattutto l’ambientazione fatta di dittatori e ipocriti presidenti americani. Il risultato è comunque un episodio più che sufficiente in grado di gettare le basi per una narrazione di più ampio respiro che sappia uscirne coinvolgente ed appassionante.

A fare da ulteriore elemento di spartiacque, però, è soprattutto il tono generale della narrazione, lontano dal drama più potente che era elemento distintivo della narrazione di Breaking Bad in favore di un’impostazione più modesta, a tratti persino da dark comedy. Si tratta di una scelta soprattutto legata ad una personalità, quella di Escobar, istrionica e presuntuosa, capace di ridere anche durante un arresto. La recitazione di Moura a tal proposito è davvero preziosa: riesce a non strafare – quando pure questo personaggio sembrerebbe permetterglielo – e regge con ottima presenza scenica anche i momenti più drammatici e umani. Il resto del cast è davvero molto marginale (lo stesso Pascal nel pilot lo si può seguire per pochissimi minuti) ed è troppo presto per esprimere un giudizio di merito.

In ogni caso, la sensazione è che la serie, una volta giunta a compimento, possa davvero offrire una narrazione unica ed affascinante, non lesinando in discese nell’abisso degli uomini (droga e soldi, un binomio da cui si può trarre un discorso davvero molto ampio). Comunque vada, Netflix ha dimostrato di non volersi affatto tirare indietro in questa selvaggia concorrenza televisiva, guardando soprattutto ad un pubblico non più locale, ma quanto mai internazionale.
Voto: 7

ragazzi ma sapete per caso quando e se arriverà in Italia ,e su che rete verrà trasmesso ?
E’ una serie Netflix e Netflix arriverà in Italia ad ottobre di quest’anno.
Ti devi informare per fare l’abbonamento a Netflix se vuoi vederla in modo “regolare”.
A me questo pilot è piaciuto tantissimo e la voce narrante non mi ha dato il benchè minimo fastidio (anzi, l’esatto contrario).
Più che a Breaking Bad la serie mi ha rimandato a Quei Bravi Ragazzi e a Casinò di Scorsese proprio per l’uso del voice over.
E di Moura e Padilha citerei i brasiliani Tropa de Elite 1 e 2 piuttosto che Elysium o Robocop (quest’ultimo un film decisamente poco riuscito).
Sono solo in parte d’accordo con quello che dice Mario nella sua recensione: è vero che si tratta sostanzialmente di un pilot introduttivo ma non mi è parso, durante la visione, che l’episodio “abbia stentato a carburare”; l’ep. ha un buon ritmo e le soluzioni adottate (compresa quella del voice over) sono per me azzeccate (la regia di Padilha è davvero eccellente).
Pilot pienamente promosso, a mio parere uno dei migliori di questo 2015.
Erano le 5 di mattina e dovevo vedere solo l’inizio, alle 6 volevo mettere la seconda puntata.
Quest’anno si inizia bene!
Mi dispiace ma con Breaking Bad non ha nessun tipo di analogia e mi sembra banale citare BrBad solo perché il tema trattato è la droga . La voce narrante non la trovo per nulla fastidiosa ,serve appunto per avere una versione dal punto di vista dell’agente della DEA. Come pilot mi sembra ben riuscito e penso che gli spezzoni docu-fiction li abbiano messi solo per questi primi episodi