Anche dopo la messa in onda del pilot, inquadrare Life in Pieces non è per niente facile: la natura così particolare della comedy CBS rende il giudizio quantomeno parziale, con la speranza che il futuro della serie abbia molto di più da dire.
Quello che rimane da questo primo episodio, infatti, è ben poco: la struttura è invitante e aiuta la puntata a scorrere con fluidità, ma la poca consistenza dei fatti narrati giustifica la presenza di un prodotto del genere su un canale come la CBS, che, seppur con qualche prestigiosa eccezione, non è esattamente noto per le sue idee rivoluzionarie.
Come già detto, quello che della serie attira di più è proprio il concept, che riesce a guardare alla comedy familiare con un’angolatura perlomeno diversa: ogni episodio è infatti suddiviso in quattro parti, piccole storie accomunate dalla presenza di uno o più membri della stessa famiglia alle prese con qualche problema. Si tratta di un’idea che, su carta, è piuttosto interessante: lo show si fonda sul concetto che la vita non è altro che un insieme di situazioni e ricordi più o meno importanti, e il creatore Justin Adler ha proprio l’obiettivo di mettere in scena i più interessanti o ricchi di potenziale. Ed ecco quindi che viene mostrato un uomo al primo appuntamento con relativi intoppi, una coppia alle prese con i problemi post-gravidanza, una madre incapace di accettare la crescita dei propri figli ed un capofamiglia organizzare un evento di cattivo gusto.
Come si può notare dal semplice elenco delle quattro storie, i problemi sorgono quando le potenzialità di un progetto si trasformano nella realtà dei fatti: le quattro parti che vanno a comporre questo primo episodio non sono altro che la riproposizione dei soliti cliché, storie così vecchie ed abusate che qualunque spunto comico viene soffocato dalla prevedibilità e dalla stanchezza degli sviluppi narrativi. Perfino i timidi tentativi della serie di ribaltare le convenzioni del genere svaniscono presto, rimpiazzati da uno stile che dovrebbe suggerire dolcezza ma che risulta invece stucchevole e malriuscito, culminando in un discorso finale che prende il solido punto di partenza dello show (il concept) e, esplicitandone le vere motivazioni, lo trasforma in qualcosa di evitabile e posticcio. E dire che i presupposti non erano affatto male, considerando la vena leggermente dissacrante che ogni tanto sembra voler permeare il racconto: il problema è che si tratta di un suggerimento, nulla di più, e l’ondata di prevedibilità che caratterizza questi primi venti minuti fa presto dimenticare quelli che potrebbero essere i veri punti di forza della serie.
Tuttavia, si diceva che giudicare Life in Pieces dopo un solo episodio non è un’impresa semplice: non è facile lasciare il segno con quattro racconti di cinque minuti ciascuno, e c’è ancora spazio di manovra per rendere la serie CBS qualcosa di molto più interessante. La sensazione lasciata da questo pilot è appunto quella di aver assaggiato piccoli pezzi diversi tra loro; nonostante la poca originalità degli eventi presentati, la possibilità di creare un gustoso collage di piccoli attimi di vita è ancora presente, a patto di eliminare quella fastidiosa aria di già visto che intacca la qualità generale dello show. Dopotutto, i presupposti ci sono tutti: l’idea di base funziona, il cast non lavora male (tra gli interpreti più celebri Betsy Brandt e Colin Hanks) e qualche spunto comico viene accennato, anche se mai approfondito.
D’altro canto, ci sono anche degli elementi che suggeriscono che il livello della serie possa rimanere questo: il canale di cui si parla è pur sempre la CBS, e certe trovate di questo primo episodio (tra cui le musiche insopportabili e il già citato discorso di fine episodio) sono difficili da aggiustare, a meno che un cambio di rotta improvviso non porti la creatura di Justin Adler verso lidi più anticonvenzionali, compiendo un salto che tutti ci auguriamo sia in grado di fare.
Life in Pieces, quindi, si configura come una serie ancora incerta, complice una struttura che forse darà i suoi frutti nel lungo periodo e uno svolgimento delle vicende fin troppo canonico, tale da fermare sul nascere qualsiasi spunto comico interessante. Lo show CBS non è altro che un’idea ancora poco sfruttata, un concept interessante che è per ora cresciuto nel modo sbagliato; la speranza è che il proseguimento sia in grado di staccarsi da quella deriva vecchia e superata a cui i canali generalisti sono spesso (e, purtroppo, a ragione) associati.
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