
Compassione e pietà sono le due parole chiave che fanno da filo conduttore a questa ambiziosa premiere in due parti di Doctor Who. Bisogna avere pietà per il proprio nemico, anche per il peggiore? Pur sapendo che poi causerà del male?
In parole povere, la compassione come qualcosa di giusto o di sbagliato, come forza o come debolezza: due posizioni agli antipodi su cui da sempre si contrappongono nettamente il Dottore e Davros. Si tratta di un dibattito nato da “Genesis of the Daleks” e che di volta in volta, scontro dopo scontro, è stato portato avanti fino a quella che entrambi dichiarano essere (mentendo) la loro ultima notte. Una discussione riportata in auge con l’audace aggiunta da parte di Steven Moffat di un nuovo elemento nella storia tra i due: l’incontro tra Twelve e Davros bambino e il conseguente abbandono di quest’ultimo da parte del Time Lord sul campo della battaglia millenaria di Skaro.
An enemy is just a friend you don’t really know yet [Il Dottore– Serie 9 Prologue 1]


Moffat pesca a piene mani dalla storia della serie e non solo scrive un confronto capace di narrare efficacemente i due personaggi coinvolti, ma porta la loro relazione su un nuovo livello. Merito anche e soprattutto degli immensi Peter Capaldi e Julian Bleach, che dimostrano con forza di essere all’altezza della sfida, facendo mostra di una chimica incredibile e mettendo in scena una performance attoriale da applausi.
Are you ready to be a god? / Am I a good man?
Davros prende per mano il Dottore in due occasioni durante il loro dialogo: quando gli pone le due domande qui sopra citate. Ciascun di questi interrogativi rappresenta uno step del piano di Davros, dei trabocchetti atti a far sì che il Dottore tocchi volontariamente i cavi del congegno. Due quesiti che, però, se accostati l’uno accanto all’altro, assumono le sembianze di un dilemma: essere un dio o essere un uomo buono?
And because sometimes, on a good day, if I try very hard, I’m not some old Time Lord who ran away. I’m the Doctor.

“Compassion then.” “Always.” “It grows strong and fierce in you, like a cancer.”
Dall’altro canto, Davros gli contesta il fatto di non averlo ucciso allora, imputando tutto ciò alla codardia e al “cancro” compassione. Differentemente dalla sua nemesi, lo scienziato di Skaro avrebbe ben pochi dubbi a rispondere alla domanda sul voler essere un dio.
In “Genesis of The Daleks”, Four pone al suo allora nuovo nemico un quesito simile a quello che il creatore dei Dalek pone a Twelve in questo episodio: “If you had created a virus in your laboratory, […] a virus that would destroy all other forms of life, would you allow its use?”. Davros non ha il minimo dubbio e risponde affermativamente. E non solo: arriva a questa conclusione perché (come afferma lo stesso Moffat in uno degli Extra) Davros ritiene se stesso un uomo buono.
Take the darkest path, into the deepest hell, but protect your own… as I have sought to protect mine.


Il discorso di Davros è indubbiamente atto a manipolare il Signore del tempo, ma ciò non esclude che non ci sia davvero sincerità nella sue parole, anzi è molto plausibile. L’apertura degli occhi (solo Steven Moffat poteva osare tanto) dà credibilità allo sfogo dello scienziato, che, nonostante il doppio fine, emoziona, perché quello che dice è veritiero, è credibile. Mente servendosi della verità. Ed è convinto di avercela fatta, ridendo ancor prima che il Signore del tempo arrivi a toccare i cavi. Ancora una volta, però, il Dottore è un passo avanti, perché fondamentalmente, come ci insegna Clara, “he always assumes he’s going to win”.
Consider the Doctor.

Between us and him is everything the deadliest race in all of history can throw at us. We, on the other hand, have a pointy stick.
In particolare, in un episodio dove Twelve siede al posto di Davros e Clara torna (per la terza volta, dopo “Asylum of the Daleks” e “Into the Dalek”) dentro un Dalek, Missy si ritrova, in questo gioco delle parti, a ricoprire, a modo suo, il ruolo del Dottore. “Why does the Doctor always survive?” chiede Missy, che di solito in questo tipo di storie occupa il posto dei “50 invisible, indestructible android assassins”. Solo dopo che Clara le dà una risposta soddisfacente, il fu Master decide di partire nella sua missione di salvataggio – con una companion a suo fianco e un bastone appuntito al posto di un cacciavite sonico.
“Can you see the bottom?” “Too dark.” “We could chuck a stone down, or something.” “Oh, yeah, good idea!”

Cybermen suppress emotion. Daleks channel it… through a gun.
Così come in “Asylum of the Daleks”, Moffat coglie l’occasione per aggiungere un nuovo elemento ai nemici storici del Dottore: se da una parte il traduttore psichico Dalek risulta un’idea vincente e originale sulla carta, nella pratica, però, potrebbe incorrere in diversi problemi. È noto ormai che i Dalek sono stati creati a livello biologico per non provare altre emozioni se non l’odio verso chiunque sia diverso da loro; da questo punto di vista, l’armatura che di fatto sopprime anche le ultime possibilità di devianza da questa visione del mondo (con tanto di neolingua di orwelliana memoria) è molto coerente, se non calzante. Dall’altra parte, però, questa scelta, se applicata sempre, rischia un po’ di limitare la potenzialità dei Dalek, per non parlare del fatto che potrebbe entrare in contrasto con qualche episodio delle scorse stagioni.
I’m not sure any of that matters. Friends, enemies. So long as there’s mercy. Always mercy.

Answer: I’m the Doctor. Just accept it.

Coadiuvato da quattro attori in stato di grazia, Steven Moffat (alla sceneggiatura) e Hettie MacDonald (alla regia) – la coppia dietro quel capolavoro chiamato “Blink” – realizzano un episodio denso, emotivamente fortissimo, con un perfetto equilibrio fra la parte drama e quella ironica. Su tutto si staglia il confronto tra il Dottore e Davros, una sequenza che è già di diritto tra le scene più memorabili della serie. Allo stesso modo possiamo annoverare questa doppia premiere come una delle migliori del New Who. Insomma le premesse per una nona stagione eccezionale ci sono tutte.
Voto 8/9
Misteri, teorie e perplessità
“The Witch’s Familiar” lascia però alle proprie spalle diversi punti oscuri: alcuni voluti, altri meno, altri ancora che necessitano di un ulteriore chiarimento. Ecco un breve elenco:
– Confession Dial. Sebbene dovesse affrontare uno dei suoi nemici peggiori (se non il peggiore), non c’era nulla che potesse spingere il Dottore a pensare che questa volta sarebbe andato incontro a morte certa, tanto da fare testamento. Questo induce a pensare che in realtà il Confession Dial abbia a che fare con qualcos’altro, che quasi sicuramente farà parte della trama stagionale. Nel caso specifico, comunque, l’oggetto è stato usato da Twelve per attrarre Missy e ottenere il suo aiuto – del resto l’ultima volta per sconfiggere Davros ci sono voluti ben tre Dottori: Ten, la metacrisi e Doctor Donna.
– “This is why I gave her to you in the first place; a friend inside an enemy, an enemy inside a friend. Everyone’s a hybrid”: Missy fa un altro riferimento enigmatico al perché ha fatto sì che Clara e il Dottore finissero insieme – no, non ho mai creduto alla questione “è una maniaca del controllo”.
– Missy ha una figlia!
– Il dottore che svela a Davros il salvataggio di Gallifrey è una scelta che lascia più di qualche perplessità. Nonostante il suo pianeta natale sia irraggiungibile, il Dottore non ha alcuna ragione per rivelare questa informazione al suo arci-nemico.
– Energia rigenerativa ai Dalek. La decisione del Dottore di passare volutamente l’energia rigenerativa ai Dalek (sebbene solo a quelli su Skaro) può effettivamente far sorgere qualche dubbio, ma presumibilmente era l’unica alternativa a sua disposizione per sconfiggere Davros e i suoi figli, salvando se stesso. Vedremo quali saranno le conseguenze di questa scelta, alla luce del fatto che quasi certamente sia i Dalek, sia Missy, e non è da escludere lo stesso Davros, potrebbero riapparire più avanti, verosimilmente nel finale di stagione.
– Occhiali sonici. Twelve non è il primo Dottore, e forse non sarà l’ultimo, a non usare il cacciavite sonico, ma Moffat poteva avere idee migliori per sostituirlo.

Premetto che ho bisogno di un rewatch dell’episodio che ho visto in condizioni non ideali per comprenderlo al meglio.
Per me l’episodio è ottimo e, considerando come è miseramente fallito il doppio finale della scorsa stagione, ce n’è abbastanza da chiudere un occhio sui difetti che comunque ci sono. Mi resta però una certa inquietudine di fondo che deriva più dal fatto che oramai conosciamo Moff e il suo vizio di farla fuori dal vaso che dal doppio episodio in sé. Mi spiego: era stata tanto osannata la scelta di un attore come Capaldi come Dottore perché un dottore visivamente più anziano sarebbe stato un elemento di rottura rispetto ai (bravissimi) bellocci che avevano caratterizzato gli ultimi otto anni di DW, e avrebbe portato un Dottore più serio, riflessivo, magari vicino ai primissimi dottori della serie classica. Questo è accaduto in larga parte dell’ottava stagione, salvo poi buttare tutto in fumo col discorso finale della stagione “io sono solo un idiota” e così via, infatti da quel momento – sorvolando su Last Christmas che era un episodio troppo intimo per inserire certi atteggiamenti – il Dottore ha iniziato a fare cose abbastanza senza senso e, per come era stato costruito, “fuori personaggio”: il carro armato, la chitarra elettrica, gli occhiali sonici (che da preview mi sa che non smetteremo di vedere…), che mi sono sembrate la versione esagerata di quando Tennant era stato convocato dagli Ood e prima di andare sul loro pianeta ne combina di ogni e installa sul Tardis l’antifurto dell’auto e arriva in mezzo alle nevi con collana hawaiana e occhiali da sole. Complessivamente, però, l’unica “esagerazione” mi è sembrata il sonic rayban quindi sono ancora abbastanza tranquillo per il futuro…sospettoso, ma tranquillo. (ah, la stessa sensazione me l’han data alcune scene di Missy, che io adoro, ma che a tratti mi sono sembrate quasi troppo caricaturali. Per ora ok, alla lunga però credo che scoccerà)
ps: in teoria i Dalek sanno che i signori del tempo sono perduti ma salvi, tant’è che hanno fatto secoli di assedio a Trenzalore nella speranza di evitarne il ritorno. Ora, vero è che i Dalek di questo episodio saranno una nuova genia creata ad hoc da Davros, ma la mente dei Dalek è collegata ad un unico centro di informazioni, e mi sembrava strano che Davros non lo sapesse già. Probabilmente lo sapeva e ha finto per l’ennesima volta solo per “avvicinarsi” di più al Dottore.
ps: quanto può essere alto il rischio che un dalek-ibrido-time-lord possa essersi salvato? Noi abbiam visto solo una parte di Skaro dopotutto.
Per la questione Capaldi, anche l’anno scorso pur nel suo essere burbero, Twelve aveva lasciato intravedere una personalità un po’ caciarona, in vena spesso di stupidaggini. Come del resto tutti i Dottori, chi più e chi meno hanno questa caratteristica. L’esagerazione del carroarmato viene evidenziata anche da Clara, come qualcosa che non è da lui, ma va interpreta proprio come un’esagerazione voluta, in ottica mega-festa di addio con Twelve che paga un tributo anche gli altri se stessi passati.
Poi una cosa è palese, quest’anno vedremo un Twelve dalle caratteristiche più definite e prioprie, dopo una prima stagione di rodaggio, dove sia Moffat sia Capaldi dovevano creare a poco a poco la personalità del nuovo Dottore. Ora i tratti del Dodicesimo sono maggiormente delineati.
La questione dei Dalek che sanno, è una cosa che ho pensato anche io, ma per ragioni di spazio ho dovuto tagliare dalla recensione. Si, in teoria loro lo sanno da The Time of The Doctor, ora i casi sono: 1) è un errore di continuity; 2) Twelve ha incontrato dei Dalek che ancora non sono andati a Tranzalore; 3) I Dalek sanno, ma non hanno informato Davros, che per quanto incredibile è una cosa plausibile visto che Davros non è il loro capo, o un loro superiore, anzi è quasi un loro prigioniero, seppur trattato con il rispetto.
I dalek ibridi penso si siano salvati, bisogna vedere il vantaggio che ne hanno ricavato. Dopotutto, Missy ha interrotto il processo.
Escluderei la seconda opzione per il semplice fatto che loro conoscono bene o male tutte le rigenerazioni del dottore, al punto che a Trenzalore dicono che “le regole sono note, e tu hai usato tutte le vite”…in the Time of the Doctor avrebbero quindi quantomeno dovuto sapere che il dottore si sarebbe rigenerato (avendo conosciuto Twelve su Skaro), altrimenti non avrebbero potuto spiegarsi chi era quel dottore incontrato in questo episodio. Quindi o continuity error oppure la terza, ma mi sembrerebbe strano visto che qui il ruolo di subalterno è molto meno marcato rispetto a Journey’s End, specie considerando che sanno benissimo che Davros aveva un piano che coinvolgeva il Dottore. Secondo me lo sapeva e ha fatto finta di nulla per “colpire” di più il Dottore con quelle parole.
Per quanto riguarda Twelve, le “critiche” rientrano sempre nell’ottica “a Moffat piace strafare ed a volte la fa fuori dal vaso”. Come per Missy. Fino ad ora è anche accettabile, ma il limite dal divertente al pacchiano è molto sottile e non so quanto il buon Steven ne sia consapevole.
Su Missy sono sostanzialmente d’accordo, ma nella circostanza questo rischio è stato sventato, merito della Gomez e di un materiale di base migliore, a differenza del finale della scorsa stagione.
In fondo, quello di Missy non è mai stato un personaggio sobrio fin dal suo esordio nella passata stagione. In questo contesto, poi, la volontà dell’autore di rimarcare il suo lato umoristico non stona con il resto (per intenderci, della coppia, Clara è quella seria e apprensiva che necessita di un contrappeso adeguato in assenza dell’imprevedibilità del Doctor).
Senza dimenticare, come giustamente Coturd ricorda, che Moffat è pur sempre Moffat (vedasi l’evoluzione comica di Sherlock per conferma).
Sono dunque d’accordo con Joy Black, che mette peraltro in evidenza i meriti niente affatto secondari di un’attrice molto carismatica e libera di dare il meglio di sé divertendosi mentre diverte il pubblico.
Non escludo che molte delle gag che l’hanno vista protagonista derivano da vere e proprio improvvisazioni dell’attrice: per esempio, lei che balla al ritmo del “YOU-WILL-TELL-US! YOU-WILL-TELL-US! YOU-WILL-TELL-US!” di Dalek Supreme – una cosa semplicissima che almeno a me ha davvero molto divertito.