
Questa stagione ha avuti alti (pochi) e bassi (molti) ma con un guizzo finale che fa rivalutare almeno in parte il giudizio su tutta la stagione.
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2×07 – Ètienne

Collegandosi quindi al fatto scatenante, è molto interessante la spiegazione che si dà della setta messa in piedi da Milan, giocando ancora una volta sul concetto di morte che è ovviamente centrale nella serie. Il suicidio di massa come unica soluzione per ritrovare i propri cari perduti nell’incidente della diga ci dà la dimensione della disperazione che si prova quando persone che si amano vengono a mancare improvvisamente sparendo dalla nostra vita: questa brutta sensazione (resa in maniera magistrale in molti episodi, soprattutto della stagione d’esordio) è uno dei punti di forza della serie, ben più del lato mystery/fantascientifico che questa annata ha portato più prepotentemente a galla.
Collegandosi a questa linea di pensiero della setta, ci viene finalmente svelato – senza spiegoni ma solo portandoci per mano verso la verità – cosa smuove oggi Pierre, con un altro tipo di setta, a combattere in maniera così brutale i ritornati: la codardia (o la scelta più logica?) di trentacinque anni prima si trasforma in paura, nero terrore che i ritornati siano lì per un oscuro motivo e non solo per ritrovare i propri cari lasciati indietro.

In questa gradevole confusione, la scrittura sottolinea il ruolo fondamentale dei figli, specie dei bambini/ragazzi: al di là di Camille, prima a comparire nella storia e portatrice della “buona” novella, ovviamente Victor ma soprattutto Nathan sono simboli viventi del fatto che i puri e gli innocenti sono spesso portatori della Verità. Certo, di quale Verità si tratti non ci è dato saperlo (e non è forse meglio così?), ma è indubbio che questi due personaggi siano il cardine del mistero inspiegabile che ha scatenato il tutto.
Questo penultimo episodio fa il lavoro sporco, ovvero mettere piano piano a posto quei tasselli che poi si incastreranno nel finale: resta sempre l’handicap della troppa lentezza di alcune sequenze e, forse, della durata troppo lunga del girato, che rendono quasi faticoso l’arrivo a fine puntata.
2×08 – Les Revenants

Quello che gli autori vogliono dirci con questa chiusura – che, visti i temi raccontati e il titolo della puntata, potrebbe funzionare molto bene anche come series finale – è in primis che i morti non possono stare in mezzo ai vivi: per loro c’è un posto ben preciso, al di là della ragione, dove continuare un’esistenza che non può più essere compatibile con quella di chi è rimasto. E qui la serie tocca uno dei punti più alti, se non dell’intera narrazione almeno di questa stagione: l’egoismo dei vivi in tutta la sua potenza, che cerca di trattenere chi è tornato contro ogni logica, perché perderlo una volta è stato già abbastanza. Così allora la madre di Camille difende con le unghie e con i denti sua figlia perché per lei è ingiusto lasciarla andare di nuovo; anche se sa che non è naturale quello che sta capitando, arriva persino a sparare pur di tenerla ancora con sé, ben consapevole che non potrà farlo – interessanti in questo senso le ferite sui ritornati che stanno lontano dai loro simili, come stigmate per un comportamento innaturale e contro logica.

In tutto questo si insiste ancora sull’importanza dei bambini, soprattutto di Nathan, anomalia più unica che rara, essendo una creatura nata da una persona viva e da un ritornato: la vita che nasce dalla morte non può essere accettata nell’aldilà; come dice Victor quel bambino non può andare con loro, perché, esattamente come viene considerato un “mostro” agli occhi degli umani, lo è anche per i morti.

Anche il destino di Julie – vera e propria protagonista di quest’annata – ci regala speranza per una donna afflitta da un male oscuro quasi quanto il mistero della morte: “Non ce la faccio”, sussurra a Victor prima di lanciarsi nel vuoto, ritornando in un mondo dove c’è il sole e un mare infinito che tocca l’orizzonte.
Certo, ci sono ancora molti interrogativi lasciati in sospeso, che si spera possano venire chiariti in un’ultima, ipotetica annata: chi è il misterioso abitante della caverna? Perché alcuni ritornati mangiano essere umani? Perché insieme a Victor e Julie, che dovrebbero aver raggiunto il regno dei morti, c’è anche l’infermiera? Se invece sono rimasti nel regno dei vivi, perché non hanno le ferite come gli altri?

In conclusione, la stagione ha comunque il merito di averci ancora una volta fatto riflettere sul mistero della morte e sul senso di perdita, dando una flebile speranza che, appunto, la Morte non sia l’arrivo ma anche un possibile nuovo inizio.
Voto 2×07: 6½
Voto 2×08: 7/8
Voto stagione: 6/7

Sono un po’ dubbiosa sul destino di Jolie… Io l’ho intesa nel senso che Victor grazie ai suoi poteri la salva e quindi lei non muore, secondo me anzi il punto centrale per loro due è proprio quando Etienne dice a Victor che non è vero che non può cambiare le cose, che può salvare qualcuno che ha visto nei suoi sogni per una volta. Infatti tutti i morti spariscono e rimane solo lei con i capelli bagnati, come se fosse caduta nel lago che è uscito fuori al posto del buco e lui, che si capisce che non è come gli altri morti e quindi a quanto pare è destinato a rimanere sulla Terra, così come Nathan (dice proprio lui è come me, quindi chissà quali sono le origini di Victor e se lo scopriremo). Io poi un’apertura per un’ipotetica 3 stagione l’ho vista quando Victor in spiaggia sente il pianto di un bambino e fa una faccia spaventata, come se fosse Nathan (infatti poi si fa vedere Lucy che lascia il bambino). Sono curiosa sia su Lucy, che a quanto pare è diversa dagli altri anche lei ma non ha voluto tenere il bambino e soprattutto Adele, che non si capisce se sia morta. Jolie invece credo proprio che sia viva.
Ciao Giu, è vero, il destino di alcuni personaggi è molto fumoso e poco chiaro, speriamo ci sia un’ulteriore stagione per chiarire alcuni punti che rimangono molto interessanti. 🙂
A me pare che il filo conduttore della serie sia il timore alla solitudine. Molte volte i protagonisti, rivolgendosi a persone care, dicono loro “non lasciarmi da solo/a”. Sembra quasi che sia preferibile la compagnia dei morti alla condizione dell’isolamento ed è abbastanza paradossale, se ci si sofferma un attimo, perché la morte, per definizione, è l’assenza di relazione, la mancanza di qualsiasi rapporto, a meno che non sia mediato dai ricordi. Questa seconda stagione mi è parsa più frammentaria e meno compatta, in bilico tra il mistery e il dramma psicologico con qualche venatura horror (la figlia che si nutre del cadavere della madre, per esempio). Peccato che il mistero, invece di diradarsi, si stia infittendo e tutta la vicenda inizia ad assomigliare a un ginepraio in cui gli autori si sono cacciati e da cui sarà difficile uscire con uno sviluppo narrtivamente sostenibile e con una conclusione non raffazzonata o tirata per i capelli.
Io ancora vorrei tanto che mi spiegassero cosa è davvero accaduto la notte dell’ultima puntata della prima stagione: come sono morti i gendarmi e che hanno fatto i ritornati?
Poi sulla seconda stagione anche io sono convinto che Julie sia stata salvata da Louis che stavolta ha sacrificato i ritornati per salvare la ragazza.
Bella serie anche se, rispetto alla prima, è risultata un po’ lenta.
E’ possibile che anche Victor, come Nathan, sia figlio di un vivo e di un morto, e per questo sia condannato a stare tra i vivi, come immortale, con il destino di vedere morire le persone che gli stanno vicino. Certo anche Victor non é un angioletto, é un bambino vendicativo e assassino, che non si é fatto scrupolo di indurre al suicidio chi lo ha guardato solo un po’ di traverso… Dopo Milan, lo considero il personaggio più enigmatico e diabolico, molto più di Serge.