Puntuale e vivace, ecco arrivata l’ouverture della seconda stagione di Mozart In The Jungle, che prosegue con un cast impeccabile e una storia leggera e delicata: né comica né drammatica, gentile e foriera di pochissime sorprese. Ma questa narrazione tranquilla che ci riporta nel mondo della musica classica di New York è una piacevole continuità che rende la première estremamente godibile.
“How does the orchestra feel about me?” “They think that you’re crazy (…) But they believe in you. And sometimes, they think that they love you. Do you sometimes think that you love the orchestra?” “Sometimes? All the time. But I’m the conductor, and I must have some distance”
Mozart In The Jungle è uno show dai toni discreti e raffinato, che può esistere solo in questa golden age televisiva in cui davvero c’è spazio per tutti i gusti e per tutti i generi; più preoccupato dell’atmosfera che va a creare che del plot, privo della volontà di forzare la mano per creare una fan-base, questo show è in molti sensi una boccata d’aria in mezzo a decine di altri che sgomitano per essere la “next big thing”. Anzi, Mozart In The Jungle vive sereno nel proprio angolino e ne fa un punto di forza.
La storia della seconda annata riprende qualche mese dopo gli eventi del finale della prima stagione, ma ben poco è cambiato: Hailey e Rodrigo si sono scambiati un bacio a cui poco o nulla è seguito, lei è sempre nel limbo tra assistente del Maestro e membro dell’orchestra e l’orchestra stessa è ancora sull’orlo dello sciopero. Tutto è fermo e nel frattempo – mentre il vecchio Maestro si è riciclato felicemente come compositore e Gloria arranca nella ricerca di finanziatori – il giovane Maestro è andato in tour a Los Angeles con un’altra orchestra, toccando con mano i limiti di quella newyorchese e il proprio personale, almeno temporaneo, fallimento.
Little enfant terrible, eh? You’re not such an enfant anymore though, you know, hmm? Maybe you’re just… terrible
L’impossibilità di ottenere dall’orchestra un risultato davvero eccezionale e la conseguente frustrazione di Rodrigo stanno al centro di questo primo episodio: i dubbi del giovane direttore non soltanto sono limitati alle proprie capacità ma soprattutto riguardano la propria attitudine, forse troppo amichevole nei confronti di quelli che sono sì colleghi, ma anche sottoposti che devono essere comandati e diretti. Rodrigo vive un limbo uguale e contrario a quello di Hailey, in cui la transizione da enfant terrible a vero e proprio professionista rappresenta una sfida professionale ma soprattutto un percorso di maturazione personale, e per questo ha necessità di trovare un distacco da tutta l’orchestra e anche dalla sua ex assistente. Un distacco che in teoria è semplice e necessario ma che in pratica è molto più difficile.
“Hello, Maestro. How you doing?” “I’m good” “This is the ladies’ room” “And?” “It’s for ladies” “One day, it will be everybody’s. One day”
Hailey soffre sentimentalmente per la situazione, da una parte trascurando il fidanzato ma dall’altra non volendo lasciarlo andare per via dei segnali contrastanti di Rodrigo e delle ovvie problematiche legate alla loro storia, ribadite da Cynthia (dall’alto della sua esperienza con Thomas): purtroppo, per essere presa sul serio come oboista non è possibile lasciare aperti dubbi sulla sua relazione con il Maestro.
“I fucking love Bach” “I fucking love Bach too”
Cynthia assume, come prevedibile, il ruolo di consigliera e amica nei confronti di Hailey, ma non perde il suo fascino di personaggio indipendente grazie alla presenza di Nina, avvocato del sindacato e new entry interessante interpretata dalla sempre bellissima Gretchen Mol; sarà interessante capire come Mozart In The Jungle metterà in scena quella che si prospetta come una relazione romantica tra le due bellissime attrici e se sarà in grado di evitare derive lesbo chic, mantenendo il tono sempre ironico e distaccato che caratterizza le altre storie d’amore fin qui raccontate.
In conclusione, una première che mantiene il livello della stagione precedente senza dire nulla di nuovo, ma immergendoci pienamente nell’atmosfera gentile e positiva dello show, leggermente superficiale ma godibilissima. Analizzarla da sola è un lavoro di per sé incompleto, perché in Mozart In The Jungle, più che in altri show di piattaforme streaming, il lavoro viene svolto sulla stagione e non sul singolo episodio. Per una valutazione completa quindi vi rimandiamo alla recensione di stagione, ma per il momento si può sicuramente dire che questo primo episodio sia una piena e soddisfacente conferma delle aspettative.
Io l’ho mollata dopo 10 minuti.
Banale, noiosa, prevedibile, non approfondisce nulla… Non è una serie sul mondo della musica classica, è una soap-opera come Beautiful solo che al posto della Spectra Fashions qua c’è la gestione di un’orchestra…
E le solite palle sulla mancanza di fondi, e l’artista (poverino!) castrato dalla burocrazia, e come si fa il Mate per il maestro (oddio magari non gli piace!)
Però è ambientato nel mondo della musica classica, quindi guai a parlarne male! Rispettiamo la cultura noi!
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Mi sa che vi è sfuggito, ma all’inizio dell’episodio vi è il gustosissimo cameo di Gustavo Dudamel, quello vero!
No no non è sfuggito, l’hanno riportato tutti mi sembrava superfluo sottolinearlo 😉
Io l’ho mollata dopo 10 minuti.
Banale, noiosa, prevedibile, non approfondisce nulla… Non è una serie sul mondo della musica classica, è una soap-opera come Beautiful solo che al posto della Spectra Fashions qua c’è la gestione di un’orchestra…
E le solite palle sulla mancanza di fondi, e l’artista (poverino!) castrato dalla burocrazia, e come si fa il Mate per il maestro (oddio magari non gli piace!)
Però è ambientato nel mondo della musica classica, quindi guai a parlarne male! Rispettiamo la cultura noi!