Il lavoro che Lena Dunham ha fatto con il suo Girls è sempre stato degno di nota, ma con la conclusione imminente del progetto il passo in avanti e la crescita dello show e dei suoi protagonisti sono diventati ancora più interessanti e necessari.
Senza cambiare punto di vista, l’autrice sta riuscendo a raccontare qualcosa di nuovo che mai ci saremmo aspettati di vedere: “Queen for Two Days” continua a mostrarci il rapporto di Hannah e company con il mondo adulto e lo scontro che ne deriva, come se, delle due parti, ce ne dovesse essere per forza una vincente e l’altra sottomessa. È chiaro dove la Dunham voglia andare a parare, senza però scadere nella prevedibilità: questa quinta stagione – ancora più della quarta, che voleva fare la stessa cosa senza l’efficacia di queste ultime puntate – ha come obiettivo proprio il racconto di questo scontro.
Hannah, Jessa e Shoshanna sono le protagoniste di “Queen for Two Days”, che le mette in difficoltà e confronta le loro reazioni per mostrare diverse facce della stessa medaglia: la prima è spinta controvoglia nel mondo degli adulti; la seconda ci vuole entrare a tutti i costi; la terza ne è già dentro e riflette sulla sua permanenza. Sbattere in faccia alle ragazze la normalità per rendere ancora più palese allo spettatore quanto poco “normali” siano le protagoniste è una tecnica che continua a funzionare alla perfezione: sono da considerare in quest’ottica i tre incontri che fanno le ragazze, ancora più potenti perché introducono situazioni nuove e ancora mai viste dal pubblico.
It’s a God-awful small affair To the girl with the mousy hair But her mummy is yelling no And her daddy has told her to go
Hannah è la prima che vediamo ed è quella che, tra le tre, oppone più resistenza: è obbligata ad entrare in contatto con un mondo popolato solo da adulti, ambiente tra i più ostili per lei , che cerca in ogni modo di evitare – lavorando in una scuola, per esempio. Non basta però venirne a contatto per esserne influenzati e Hannah non ha nessuna intenzione di farsi contaminare: tutto quello che fa, partendo dall’uso del cellulare che viola le regole del centro, ha come obiettivo quello di imporre la sua estraneità e indipendenza dal mondo degli adulti, che a loro volta non la vedono come un membro del gruppo. I timidi tentativi di integrazione, come la partecipazione alle attività e l’uso di un tipo di abbigliamento più sobrio rispetto al solito, sono presto spazzati via dall’incontro con l’istruttrice del centro, con cui la ragazza ribadisce una volta per tutte cosa pensa di questa esperienza all’interno della sauna; se solo Hannah avesse posto più attenzione alle persone da cui era circondata, si sarebbe resa conto, però, che erano più simili a lei di quanto pensasse. Il dialogo che Loreen intrattiene con le altre donne durante la cena fa capire che anche il mondo degli adulti è tanto disfunzionale come il suo, e i problemi a cui non trova una soluzione la seguiranno come hanno fatto con quelle signore, che si lamentano dell’infedeltà dei mariti, discutono delle malattie veneree delle amiche e non vedono nulla di strano ad avere un marito gay.
She could spit in the eyes of fools As they ask her to focus on
Se Hannah ha tanta paura di diventare grande da non riuscire neanche a stare in un ambiente adulto e seguirne le regole, Jessa non chiede altro; il suo cambiamento era già chiaro dal modo in cui ha deciso di iniziare la sua relazione con Adam, ma l’incontro con la sorella Minerva mette ancora più in luce le aspirazioni di questa ragazza, da sempre considerata lo spirito libero del gruppo. La richiesta di soldi non è il comportamento più responsabile che ci sia, ma il fine è nobile; Jessa si comporta quasi come una figlia che chiede aiuto ad una madre, che le vuole bene, ma allo stesso tempo la conosce e non vuole essere coinvolta nel suo ennesimo fallimento. L’aiuto che arriva da Adam potrebbe essere l’evento che sancisce una crescita vera e propria, senza sfociare in un nulla di fatto come il passato di Jessa ci insegna: l’amore che Adam prova nei confronti della ragazza le infonde un po’ della fiducia che le manca e che è sempre stata la sua scusa per rimanere immobile e incarnare lo stereotipo che si è resa conto lei stessa di non essere. Le sequenze che vedono protagonisti Jessa e Adam sono molto importanti anche perché, se con Hannah e Shoshanna (di cui si parlerà in seguito) potrebbe nascere il dubbio che la Dunham voglia mettere in cattiva luce una generazione di giovani che è a tutti gli effetti persa, con Jessa questo timore sparisce, facendo fare un salto di qualità alla ragazza e non permettendoci di generalizzare un racconto che non vuole essere una condanna dei twenty something di oggi, ma solo una rappresentazione.
But her friend is nowhere to be seen Now she walks through her sunken dream To the seat with the clearest view And she’s hooked to the silver screen
Ultima protagonista della puntata è Shoshanna, l’unica ragazza che è completamente immersa nel mondo degli adulti, ma che, pur vivendolo da tempo, non riesce ancora a capirlo e apprezzarlo – per rimarcare il concetto, le persone con cui ha a che fare Shosh parlano letteralmente un’altra lingua. Come Hannah anche lei si è ritrovata catapultata davanti a questa nuova realtà, ma ha tentato di farla sua, cercando di scappare da una vita insoddisfacente che ora rimpiange. L’essersi saputa rinnovare come maid in un cat cafè le ha fatto capire che ce la può fare anche senza il supporto della famiglia o degli amici, ma la voglia di lasciare tutto e tornare al punto di partenza potrebbe mandare con grande facilità tutti i progressi in fumo. Perché, allora, avendo le capacità per sopravvivere, Shoshanna si sente persa nella sua nuova vita, arrivando al punto di vagare sola per le strade della città che la ospita? L’assuefazione delle ragazze al loro passato è ancora forte, tanto da far credere loro di non poter essere altro; alcune ci provano, altre ci riescono, ma la paura di crescere le inibisce al cambiamento.
È ormai palese cosa voglia raccontare Lena Dunham e il fatto che il messaggio arrivi così forte e chiaro è uno dei grandi pregi di questa stagione di Girls. A cinque puntate dal season finale, ci possiamo dire soddisfatti del lavoro dell’autrice, che finalmente ci propone puntate brillanti come non si vedevano dagli inizi e dona alla serie un nuovo volto di cui aveva estremo bisogno.
Bella puntata. Ho apprezzato in particolar modo la parte di Jessa e l’evoluzione insospettatamente delicata che il suo rapporto con Adam sta prendendo. Mentre non posso che rimanere deluso dalla rivelazione finale di Shosh. Magari sono solo io, e certo la tua descrizione nella recensione le ha dato un qualche senso, ma in prima battuta mi è parso un modo un po’ banale per farla tornare a casa, con le altre. C’è una sorta di USA-centrismo in tutti i prodotti di intrattenimento che provengono da quelle latitudini, come se, per un americano, la felicità e/o realizzazione si possano raggiungere solo a negli Stati Uniti.
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Bella puntata. Ho apprezzato in particolar modo la parte di Jessa e l’evoluzione insospettatamente delicata che il suo rapporto con Adam sta prendendo. Mentre non posso che rimanere deluso dalla rivelazione finale di Shosh. Magari sono solo io, e certo la tua descrizione nella recensione le ha dato un qualche senso, ma in prima battuta mi è parso un modo un po’ banale per farla tornare a casa, con le altre. C’è una sorta di USA-centrismo in tutti i prodotti di intrattenimento che provengono da quelle latitudini, come se, per un americano, la felicità e/o realizzazione si possano raggiungere solo a negli Stati Uniti.
Che bella bellissima recensione, Davide!
Grazie mille Sara!