
La complessità della sua genesi e la quantità di personalità di rilievo coinvolte hanno portato a un incremento delle aspettative sulla serie, quanto meno per gli addetti ai lavori. The Night Of infatti è innanzitutto il remake statunitense di una delle più cupe serie televisive britanniche degli ultimi anni, Criminal Justice, noir antologico (prima del boom delle anthology series americane) interpretato nella prima stagione da Ben Whishaw. Nel 2012 la HBO acquista i diritti per la riscrittura della serie e James Gandolfini viene scelto come protagonista, ma la produzione dopo una serie di difficoltà viene interrotta. Dopo la morte dell’interprete dei Soprano la HBO decide di riprendere il progetto in suo onore – lasciandolo anche come executive producer postumo – e affida il suo ruolo a Robert De Niro, il quale rinuncia dopo poco e il ruolo passa definitivamente a John Turturro. Detto della materia prima e dell’interprete di spicco non si può tacere sui due autori della serie: la sceneggiatura è affidata integralmente a Richard Price, romanziere noir di New York e autore di alcuni degli episodi migliori di The Wire; la regia invece è di Steven Zaillian (eccetto un episodio che sarà diretto da James Marsh di The Theory of Everything), sceneggiatore navigato (Schindler’s List, Gangs of New York) e regista di diversi lungometraggi tra cui All The King’s Men.
Are you gonna make me get out?

Da questa premessa di partenza, raccontata dagli autori con dovizia di particolari, emergono alcune essenziali indicazioni sul personaggio di Nasir, in particolare circa il suo rapporto con le donne caratterizzato da una quasi totale inesperienza che lo porta ad essere immediatamente infatuato dall’attraente sconosciuta, la quale ci viene presentata come una fusione tra la ragazza incasinata e la femme fatale. La dimensione archetipica della donna contribuisce a rendere il tutto quasi irreale, come se fosse una visione (di lei non si conosce neanche il nome per buona parte dell’episodio), una tentazione a cui è impossibile resistere, la protagonista di un vero e proprio incubo ad occhi aperti.
Could have been light-skinned black, uh, latino, I really don’t know.

Il primo sembra la fusione tra il tipico investigatore dei crime statunitensi con la battuta sempre pronta e un gran talento per la ricerca sul campo, e il classico poliziotto di matrice europea, soprattutto per l’aspetto tutt’altro che attraente (a differenza dei quality drama a stelle e strisce) con una capigliatura, dei lineamenti e un’andatura che a tutto fanno pensare eccetto che al detective donnaiolo alla Jimmy McNulty.
L’avvocato è invece il ruolo più noto del lotto, anche per via dell’interpretazione di John Turturro, il quale ha la faccia adatta per dare vita a un personaggio intenso e malinconico. Il suo arrivo al dipartimento è davvero spettacolare: quando la realtà sembra aver offerto al protagonista e agli spettatori la sua versione più crudele e priva di speranza, arriva quasi casualmente quest’uomo di mezza età che con una splendida carrellata viene fatto incrociare con Naz, il quale da dietro lo guarda come se fosse come se fosse un private eye di un noir anni Quaranta. Jack Stone è la fiaccola della speranza, colui a cui Naz deve aggrapparsi per uscire dall’incubo, quasi un eroe da fiaba o quantomeno da cinema classico hollywoodiano grazie al quale è possibile sperare in una fine se non proprio lieta almeno non totalmente tragica.
Can I ask you guys something? Who’s my friend over there who’s been staring at me like Bambi last two hours?

Price e Zaillian mettono in piedi un racconto cupissimo, in cui il protagonista si trova ingabbiato e (quasi) senza via di scampo, alle prese con una vicenda che lo vede sempre più compromesso, impossibilitato a fare qualsiasi gesto senza peggiorare la situazione, come se fosse tra le spire di un boa costrittore in cui a qualsiasi movimento corrisponde l’intensificazione della stretta. Naz sembra perdere l’ossigeno e quindi la lucidità, vedendo sfumare i contorni di una vicenda che assomiglia minuto dopo minuto a una discesa agli inferi.
She’s only the second girl I’ve ever slept in my life. I liked her. She was nice.

Price dimostra di avere un eccellente senso del ritmo, così come una capillare conoscenza delle modalità d’intervento della polizia che vengono mostrate sin nei minimi dettagli. Un esempio emblematico della qualità della scrittura dell’autore è la scena cardine alla centrale della polizia, in cui viene reso noto il primo collegamento di Naz con il caso. Zaillian e Price costruiscono una sequenza esemplare nel mostrare con i tempi giusti ogni dettaglio, grazie anche a un montaggio serrato che crea una suspense crescente fino al momento clou, sottolineato da uno stupendo scavalcamento di campo e da un piano prolungato atto a mettere a fuoco le emozioni del protagonista.
Hey, what’s with Gunga Din in there?

The Night Of sembra avere tutte le carte in regola per lanciare la rinascita della HBO e comunicare un segno di pace alla critica americana che, facendo eccezione per Game of Thrones, nell’ultimo periodo non l’ha trattata proprio con i guanti. Il tentativo è quello di alzare al massimo la qualità della scrittura e della regia, ma al contempo legarsi al successo di formule e trend consolidati come la prima stagione di True Detective, il true crime drama (che da American Crime Story arriva fino alle docu-series come Making A Murderer) e alle certezze inossidabili come The Wire.
Voto: 8½

Davvero splendido, anzitutto una gioia per gli occhi! Personalmente ho trovato un po’ tirata per le lunghe la premessa: da che lei sale sul taxi si capisce come andrà a finire. Intrigante il mistero, favoloso il protagonista che, a parte gli occhi enormi, ricorda un giovane De Niro. Favolosi i poliziotti, tutti, così asettici, così professionali, così reali.