
L’incubo legale in cui Naz è caduto non è solo il mistero da risolvere, ma è anche il filo rosso che ci guida nell’esplorazione di una realtà, quella del sistema della Giustizia, fatta di riti imperscrutabili se non ci si trova immersi in essi.
Dopo il momento del crimine arriva quindi quello dell’incriminazione, dell’autopsia, dell’identificazione, della carcerazione preventiva: una serie di momenti così codificati da diventare liturgici, che The Night Of ci dipinge dall’interno e dall’esterno usando i propri protagonisti.
I don’t wanna be stuck with the truth.
L’occhio di Naz, moderno Joseph K. protagonista di un Processo dagli echi kafkiani, ci restituisce lo stupore ma anche il graduale adeguamento a un ambiente che richiede un ben preciso codice di comportamento; dopo la sequela di errori commessi nel pilot anche lui inizia ad essere meno ingenuo, a capire che ogni sua azione e ogni sua parola vengono soppesate da chi lo ascolta non tanto in base a quello che è la realtà, ma in base al ruolo di sospetto, poi di accusato, che sta ricoprendo in quel momento.

È quel che ci raccontano queste prime tappe del viaggio, sia narrativamente che visivamente: i primi piani ossessivi di ambienti e oggetti sottolineano la spersonalizzazione di questi ruoli e sembrano sopraffare le persone, come gusci vuoti da occupare ma indifferenti a chi effettivamente li occuperà. Sedie, lettini di obitorio, celle e tribunali diventano così monumenti al Dio della Giustizia che hanno come propria prima funzione l’onorare la divinità, con una liturgia sempre uguale in cui la Legge si scinde dal proprio significato morale per assumere soltanto una funzione strumentale.
“You sure he did it?”
“No question”
“You blinked”
“I did not blink.”

A modo loro, anche il detective e l’avvocato sono outsider del sistema ed è facile presumere che nei prossimi episodi li conosceremo molto meglio – soprattutto il primo, che per ora ci viene mostrato soprattutto attraverso il suo ruolo di “difensore” della legge ma soprattutto del proprio status professionale, di poliziotto spietato ma pieno di dubbi in linea con la tradizione di procedurali realistici come The Shield e The Wire – anche grazie alla contrapposizione che fin da subito li fa emergere come uomini che pur essendo rivali sul lavoro nutrono grande rispetto reciproco e si conoscono molto bene.
La loro capacità di prevedere le mosse l’uno dell’altro e la loro profonda conoscenza del sistema potrebbero renderli appiattiti sui propri ruoli e quindi ciechi alla profonda anomalia rappresentata da Naz, ma la loro intelligenza insinua un interrogativo che erode piano piano ma inesorabilmente la loro corazza di certezze.
“Friend of the family or right place, right time?”
“Right place, right time”

Esattamente come per Naz, gli avvenimenti di The Night Of fanno emergere un lato nuovo di Stone e lo rendono altrettanto non conforme e anomalo con la sua ambizione di emanciparsi dal proprio destino ed emergere, finalmente, come un avvocato di talento; questo potrebbe essere possibile grazie ad un caso di primo piano all’apparenza facile, già scritto, ma capace di dare notorietà e soldi rivitalizzando una carriera che pareva destinata a trascinarsi per sempre nel limbo della mediocrità.
Naz è per John il simbolo della possibilità di un cambiamento e quella che per il ragazzo è una tragedia per l’avvocato è il sogno americano del dare una svolta a una vita sempre vissuta all’angolo, sottovalutata perfino dalla propria ex moglie.
You want jew time? Do a jew crime.

Al di là della storia di Naz, di Box o di Stone, al di là del colpevole del delitto, questo show è interessato al percorso e allo svolgimento, al graduale dipanarsi delle spire della Criminal Justice fino alla conclusione e a quanto sugli esiti finali incidano i pregiudizi, le consuetudini, le ambizioni personali e anche il caso o Destino, che dir si voglia.
The Night Of è un viaggio nel “murder mistery storytelling” che appassiona sia chi cerca la qualità attoriale e registica del premium drama firmato HBO (qui però anche estremamente debitore della scuola BBC), sia chi vuole appassionarsi a una storia crime estremamente ben costruita; ma soprattutto incuriosisce l’appassionato seriale per la sua capacità di innovare il genere, omaggiandolo.
Voto: 8

Molto interessante e originale il discorso che fai sulla liturgia della Criminal Justice.
In effetti la cosa che emerge con più chiarezza, come ho cercato di sottolineare anche nella mia recensione del pilot, è il background letterario di Richard Price, sceneggiatore di tutti gli episodi. C’è un incedere romanzesco nel descrivere l’insieme di ambienti, ricorrenze, rapporti circolari, abitudini che si ripetono all’infinito. Soprattutto, c’è un talento particolare nel sottolineare la discontinuità dei tre personaggi che citi (Naz, Box e Stone) nei confronti di quella liturgia, il loro essere esseri umani volubili, fragili, mutevoli; il loro diventare una sorta di virus nel sistema proprio nel momento in cui la focalizzazione del racconto si cala nell’umanità e nella sensibilità di ciascuno di loro.
The Night Of è per ora una serie eccezionale, settata su un livello qualitativo davvero altissimo in ogni suo frangente e se dovesse mantenerlo fino alla fine ci troveremo a parlare di una pietra pietra miliare.