È tornando ad uno stile già testato che la HBO lancia la sua nuova comedy estiva: da Danny McBride e Jody Hill arriva Vice Principals, una serie che sembra quasi il seguito spirituale della prima creatura dei due, Eastbound and Down.
Quest’ultima andò in onda sempre sulla HBO dal 2009 al 2013, con Danny McBride a rivestire i panni di un volgare ed ignorante giocatore di baseball nella fase discendente della sua carriera; era una comedy sicuramente unica, lontana dallo stile del mockumentary che andava in voga in quegli anni e caratterizzata dall’umorismo spinto ed esagerato che solo un canale come la HBO poteva permettersi di trasmettere.
Questa Vice Principals segue un po’ la stessa filosofia, anche se in maniera (per ora) più moderata e per certi versi mainstream. La premessa consiste nell’abbandono della direzione di una scuola superiore da parte del vecchio preside (interpretato da nientemeno che Bill Murray), lasciando un posto vacante che i due vice si contenderanno: ovviamente, si tratta di due personaggi agli antipodi, uno ruffiano ed amato dai professori (Walton Goggins), l’altro brutale e temuto dagli alunni (Danny McBride). Si tratta di una partenza di sicuro già vista, che si rifà agli strumenti delle comedy più tradizionali senza pretendere di rivoluzionare troppo il modo di raccontare una storia; sarebbe quindi sbagliato aspettarsi un tipo di narrazione non convenzionale, perché i possibili punti di forza dello show sono altri.
Quello che rendeva Eastbound and Down così divertente era proprio la mancanza di un qualsiasi tipo di limite politicamente corretto alle battute messe in scena; le imprecazioni e le volgarità erano all’ordine del giorno, e nessuno era in grado di inserire un motherfucker in un dialogo meglio degli autori della serie. Si trattava, quindi, di uno stile grezzo e sporco che nascondeva però una gran cura dei dettagli e del ritmo comico dello show: Vice Principals sembra aver ereditato tale pregio, riuscendo a costruire fin da subito dei dialoghi convincenti e serrati. Certo, non si tratta di nulla di particolarmente ricercato o raffinato, ma è anche questo l’obiettivo degli autori: mettere in scena qualcosa di diretto eppure ben pensato, capace di raggiungere il pubblico con trovate coraggiose e dirompenti.
A tal proposito, tuttavia, convince molto meno la soundtrack che si è deciso di utilizzare per questo pilot, piena fino all’orlo delle musiche tipiche delle comedy in voga negli anni 2000; è una scelta che fa storcere un po’ il naso, rendendo il tutto molto meno forte ed asciutto di quanto si vorrebbe. Sembra quasi che la produzione abbia deciso di “moderare” i toni dello show con una componente molto più accessibile, ma l’effetto è datato e leggermente fastidioso.
Un altro grande punto di forza è sicuramente dato dai due interpreti principali, capaci di concretizzare le battute scritte dagli autori con una naturalezza invidiabile. Danny McBride, in fin dei conti, si limita a riprendere il Kenny Powers della sua serie precedente, ma è una scelta che funziona alla grande, vista la confidenza dell’attore nel gestire la goffaggine e la volgarità di un personaggio di questo tipo: non è un’impresa facile, perché trasformare un protagonista così esagerato in un essere umano è molto più complesso di quanto si pensi, e McBride ha grande esperienza in materia. Walton Goggins, dall’altro lato, in questo pilot riceve meno spazio e si “limita” a sfoggiare il suo immenso talento comico, che già aveva dimostrato nel recente The Hateful Eightdi Tarantino; parliamo ormai di un interprete a 360 gradi, e vederlo recitare al fianco di McBride non può che dare fiducia per il futuro dello show.
L’obiettivo di questo “The Principal”, infatti, sembra essere quello (come spesso accade) di lanciare Vice Principals, di costruire con calma la premessa per quelli che saranno i prossimi 17 episodi della serie – che è stata pensata, appunto, per avere in totale due stagioni da 9 puntate ciascuna. È solo col finale del pilot che lo show comincia per davvero, ed è quindi molto difficile dare una previsione di quello che potrà diventare in futuro; è anche per questo che la leggera fatica ed il sapore incerto di questo primo episodio risultano più perdonabili, in quanto visti come necessari ad avviare definitivamente la linea narrativa principale.
Si tratta di speranze che sono alimentate dai nomi coinvolti in una produzione del genere, vista la grandissima qualità di Eastbound and Down e le possibilità di un duo come Goggins e McBride; non resta che vedere se tali potenzialità verranno sfruttate a dovere.
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