
Il grande margine di miglioramento di questa serie – che già alla prima stagione è riuscita ad ottenere un consistente consenso di critica e pubblico – risiede nelle nuove possibilità di questa seconda annata, finalmente sganciatasi da alcune gabbie che hanno caratterizzato la struttura narrativa durante lo scorso anno. In particolare, il rapporto tra Elliot e Mr. Robot durante la prima stagione è stato il cuore di un racconto che ha insistito un po’ troppo sul mistero, arrivando a giocare con lo spettatore più di una volta, ripercorrendo in maniera pedissequa il modello Fight Club. Ora che questo nucleo narrativo è risolto, il loro rapporto può diventare il modo in cui la serie racconta cose finalmente originali e descrive in profondità la personalità del protagonista.
I wish I remembered him better.

La sequenza iniziale dell’episodio dimostra tutte le qualità di questa seconda stagione: il flashback d’apertura ritorna sulla nascita di Mr. Robot mostrando a tappe la vestizione dell’eroe, dalla giacca, alla maschera, fino al suo discorso (molto interessante il riferimento al downloading illegale, forse la prima volta che capita in una serie televisiva), concentrando l’attenzione sul ruolo di Elliot nell’organizzazione poi capitanata da Darlene. Quando Elliot prende la parola la maschera diventa la sola possibilità per poter pronunciare per la prima volta le cose più audaci, quelle più incoscienti; diventa un luogo sicuro in cui nascondersi per assestare i colpi più violenti e/o scorretti. D’altronde accade così con tutte le maschere, in quanto garanzie di anonimato e de-responsabilizzazione, e per questo oggetti estremamente pericolosi, come sottolineato dalla perfetta e inquietante scelta musicale che chiude la sequenza.
Asking for help was never Darlene’s strong suit.

I monologhi di Elliot sono anche il modo per guardare il mondo esterno attraverso il filtro della personalità disturbata del protagonista, e in questo mondo non fa eccezione Darlene, da Elliot analizzata fin nei minimi particolari, dai piccoli gesti quotidiani fino ai comportamenti più estremi.
La sequenza di dialogo prima e di sesso poi tra Darlene e l’altro hacker, con sotto “Hey Hey, My My” di Neil Young, mostra nei particolari l’incubo in cui sta precipitando la donna, in cui l’FBI sta pian piano prendendo terreno e minaccia di distruggere il suo sogno di rivolta. Solo Elliot può aiutarla, solo il supereroe di famiglia sostenuto dalla fiducia di un’intera comunità può ribaltare una situazione che sembra disperata.
But I’ve had all those things before, and they never made me happy. That’s why I love you.

Angela è il personaggio più empatico di tutti: non un genio come Elliot, non una visione come Mr. Robot, non una donna mossa da ideali eccezionali come Darlene, bensì un individuo normale, comune, in cui lo spettatore si può facilmente identificare. Lei è il personaggio attraverso cui è più semplice avvertire la portata distopica di Mr. Robot, quello su cui sono più forti gli effetti del mondo esterno, dai corsi motivazionali perennemente nelle orecchie, alle varie maschere che indossa sul lavoro.
Joanna invece sembra arenata su un terreno troppo legato alle sorti del marito: nonostante si tenti di mostrare la donna in un nuovo ambiente, con un nuovo compagno con il quale cerca di condurre una vita diversa, sarà solo con l’arrivo di Tyrell che anche la sua storyline acquisterà senso.
A game to end all games.

Nel finale però arriva il colpo di coda e il ritorno circolare lì dove l’episodio era iniziato: Elliot, questa volta senza maschera, decide di aiutare la sorella e hackerare il sito dell’FBI. Consapevole di star commettendo un crimine, non ha bisogno di nascondersi, ma sembra arrivato per la prima volta a una maturità tale che gli consente di prendere una decisione consapevole.
Mr. Robot porta avanti una storia coraggiosa seppur imperfetta, che quest’anno sta tentando di alzare la posta in gioco e di raccontare qualcosa di davvero nuovo, emancipandosi dai modelli cinematografici a cui in maniera finanche ostentata ha cercato di legarsi nel corso della prima stagione.
Voto: 8
