Dopo una premiere ricca di eventi, The Americans inizia ad entrare nel vivo della narrazione, prendendosi il tempo per approfondire ogni linea narrativa introdotta in precedenza.
Non ci sono stati grossi scossoni, ma di certo non è nelle corde della serie di Weisberg mischiare le carte velocemente o all’improvviso. Questo “Pests”, infatti, non sembra aggiungere molto di nuovo, se non un pizzico di pressione maggiore ai personaggi coinvolti nella storia.
L’episodio non fa che ribadire gli aspetti fondamentali delle singole storyline, dando sì un senso di maggiore solidità e minore spaesamento rispetto alla premiere, ma anche senza portare molto avanti la narrazione, se non aggiungendo piccolissimi tasselli di un mosaico, che, però, devo ancora iniziare a formarsi. C’è un primo accenno di sessualità tra Paige e Matthew, vediamo per la prima volta la nuova fiamma di Stan, Oleg viene finalmente agganciato dall’FBI, la trama delle armi batteriologiche si colora di una nuova missione che per adesso porta solo dubbio e sospetto; insomma, seppure con grande raffinatezza, The Americans lascia evolvere la narrazione solo con impercettibili cambiamenti, ripercorrendo per il resto gli stessi schemi di “Amber Waves”, per di più con una nuova lunghissima scena d’azione (questa volta con protagonista solo Elizabeth), nella quale, comunque, la tensione viene sicuramente meglio costruita che in quella precedente dello scavo.
Il processo di lenta costruzione della trama in The Americans sembra ormai adattarsi alla nuova serialità che quasi rinnega la natura episodica delle sue storie, favorendo invece una narrazione fluida che si costruisce lungo l’arco di tutta la stagione più che all’interno della singola unità. Finora, quello che la serie di FX ci sta fornendo sono solo infatti scorci, tasselli, che ancora faticano ad incastrarsi in un disegno generale, ma che danno comunque il sapore di una tensione crescente, dal temperamento più sfacciato del “figlio” adottato dei Jennings che non lascia presagire nulla di buono, al rapporto sempre più fuori controllo tra Paige e Matthew, fino all’introduzione fisica della nuova fiamma di Stan che lascia intendere subito puzza di bruciato. Sono tutti piccoli passi che sembrano guardare ad un quadro più grande che per ora ancora non sta innescando grossi cambiamenti, ma che procede lento nel solito modo elegante e fluido cui la serie ci ha abituati.
La scure della paranoia, del sospetto, dell’ansia si abbatte così progressivamente sui personaggi di The Americans, sempre più incapaci di “giocare secondo le regole” e sempre più costretti a ricorrere a mezzi poco leciti per mantenere il controllo e vincere in questo grande gioco di identità. Al contrario di personaggi come Paige e Stan, che rifiutano di abbassarsi ad un gioco così crudele, preferendo rimanere ancorati a sentimenti come amore e giustizia, dall’altro ci sono quelli che devono fare il lavoro sporco, marcendo dentro come il grano e lentamente perdendo se stessi. La morsa che si stringe sempre di più su Paige e su Oleg (i due innocenti in questo caso) sembra lì pronta a dirci che la felicità non esiste, che anche quando il grano sembra vivo e florido, è solo frutto di una costruzione artificiale, di una finzione che al suo interno rivela insetti e mostri, come quelli che ricoprono il volto di Elizabeth nella bellissima sequenza della serra.
Proprio questa sequenza, in continuità con quella dello scavo della scorsa puntata, sembra voler continuare ad evocare immagini mortuarie, funeste, che ci danno la cifra di un destino drammatico a cui tutti i protagonisti sembrano indirizzati. Il vero virus da cui tutti sembrano fuggire non è la guerra, bensì il dubbio, il sospetto, la paura, sia nella grande che nella piccola Storia. The Americans, col suo filone narrativo delle armi batteriologiche, torna a dirci che non c’è convinzione o dogma in grado di sopprimere il dubbio, il quale a sua volta si traduce in un’ansia di controllo che nella storia si riflette nel ricatto verso Oleg e negli insegnamenti a Paige su come controllare le proprie emozioni.
Insomma, le premesse per un’altra grande stagione di The Americans ci sono tutte, ma in questa prima fase della sua quinta stagione la serie sembra un po’ impantanata in schemi già tracciati; si prenda ad esempio la storyline di Oleg, che in tutto e per tutto sembra candidarsi a essere la “nuova Martha” di questa stagione, in questo suo ruolo di “impiegato innocente” (questa volta del KGB) finito in un gioco più grande di lui e sempre più stretto in una morsa senza uscita. Allo stesso tempo si sente un po’ l’assenza di conflitto tra Phillip ed Elizabeth: non ci sono più divergenze nel modo di affrontare la questione “Paige”, così come non sembra più esserci diversità di opinioni e di reazioni quando, durante la cena, l’uomo del Dipartimento dell’Agricoltura inizia a insultare (fin troppo) l’Unione Sovietica.
Ne viene fuori che, finora, la serie dimostra nuove premesse interessanti, ma ancora poco mordente e incisività. È vero anche, però, che siamo ancora all’inizio e che la serie ha sempre fatto della sua calma apparente la cifra principale di costruzione della tensione narrativa. Attendiamo dunque che il vero gioco abbia inizio e che la storia porti i personaggi nell’abisso (o nella fossa) in cui al momento sembrano tutti più o meno destinati.
A me la serie piace proprio così. Che proceda a piccoli passi. Vorrei non farla finire così presto. In ogni episodio mi sembra che ci sia lo sforzo di raccontare la singola tappa di un giro che, di certo, porterà i nostri personaggi implacabilmente verso il crollo finale (se non altro crollerà il muro di Berlino ma chissà se arrivano fin lì), non solo un tassello dunque, anche un tassello sì. Infatti la scena madre che corrisponde alla scena finale è di grande bellezza proprio perché taglia un altro piccolo traguardo di questo giro, arriva alla fine di un percorso ed emoziona. Proprio negli episodi come questo, meno incisivi in termini di eventi destabilizzanti per il racconto o i suoi personaggi, io mi gusto enormemente le piccole svolte, assaporo anche i cenni di, perché in realtà voglio ritardare illusoriamente la fine della storia che si avvicina ormai, questa sì, a passi giganteschi. Sigh!
non ho informazioni di prima mano ma credo che sky lo abbia trasmesso fin qui nella versione doppiata con qualche mese di ritardo, come Homeland. E’ possibile che sia così anche per questa stagione. In lingua originale, con sottotitoli, invece si trova pescando…in Rete…-)
Il blog Seriangolo.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione; le informazioni acquisite vengono utilizzate da parti terze che si occupano di analizzare i nostri dati web, pubblicità e social media. Proseguendo la navigazione, si autorizza il loro uso.AccettoCookie Policy
Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
Ti piace Seriangolo? Seguici sulle nostre pagine Facebook e Twitter!
Ma quanto è bravo l’attore che fa Stan!!!
A me la serie piace proprio così. Che proceda a piccoli passi. Vorrei non farla finire così presto. In ogni episodio mi sembra che ci sia lo sforzo di raccontare la singola tappa di un giro che, di certo, porterà i nostri personaggi implacabilmente verso il crollo finale (se non altro crollerà il muro di Berlino ma chissà se arrivano fin lì), non solo un tassello dunque, anche un tassello sì. Infatti la scena madre che corrisponde alla scena finale è di grande bellezza proprio perché taglia un altro piccolo traguardo di questo giro, arriva alla fine di un percorso ed emoziona. Proprio negli episodi come questo, meno incisivi in termini di eventi destabilizzanti per il racconto o i suoi personaggi, io mi gusto enormemente le piccole svolte, assaporo anche i cenni di, perché in realtà voglio ritardare illusoriamente la fine della storia che si avvicina ormai, questa sì, a passi giganteschi. Sigh!
Dove posso vederlo? Su sky non sembra esserci più…
non ho informazioni di prima mano ma credo che sky lo abbia trasmesso fin qui nella versione doppiata con qualche mese di ritardo, come Homeland. E’ possibile che sia così anche per questa stagione. In lingua originale, con sottotitoli, invece si trova pescando…in Rete…-)
Grazie