
Non si tratta di una questione oziosa: escludendo queste due compagnie, infatti, sono davvero pochi i prodotti, nel nostro caso televisivi, che traggono origine da fumetti di successo esterni a queste due case editrici (l’esempio più importante riguarda The Walking Dead della Image Comics e i prodotti ad esso correlati). Solo adesso, e con molta timidezza, si sta cominciando a guardare alla fiorente cultura degli anime giapponesi (Netflix si sta occupando della trasposizione di Death Note, uno dei manga più interessanti degli anni passati) mentre una produzione come quella di Diabolik è arenata da anni, senza alcuna rosea prospettiva di un’imminente riuscita.
Quella della Marvel e della DC Comics è una rivalità storica, che spunta con violenza soprattutto quando si parla di cinema, date le sostanziali differenze produttive e creative che riguardano le rispettive branche dell’intrattenimento; quando si passa a parlare di televisione, bisogna ovviamente considerare che entrambe, dovendo fare i conti con un intermediario che è il canale di trasmissione, hanno preferito diversificare ulteriormente. Produrre per il cinema e per la televisione, d’altronde, significa potersi permettere incassi decisamente differenti e dunque una spesa economica di diversa entità: se nessuno immagina di vedere una CGI superba in TV, talvolta si deve andare al risparmio persino con le storyline.
Un po’ di storia

Che cosa non ha funzionato, per quale ragione la serie incentrata su Phil Coulson non è mai davvero riuscita a spiccare il volo nonostante si trattasse di una costola del più vasto mondo cinematografico? Le ragioni per cui non è riuscita a calamitare quel pubblico che aveva seguito le avventure Marvel sul grande schermo sono molteplici: a fronte di un indiscutibile successo iniziale, la serie ha rapidamente intrapreso un percorso procedurale volto a reggere i più di venti episodi che avrebbero composto le differenti stagioni; ciò ha significato un diradarsi dei riferimenti ai film e, quando Captain America: The Winter Soldier aveva permesso alla serie di fare il proprio salto di qualità, ormai gran parte degli spettatori si erano persi per strada. Non bastavano più i vaghi riferimenti agli Avengers o le rare guest star a risollevare una situazione che appariva, ed appare tuttora, molto complessa. Agent Carter, al netto di una prima stagione molto riuscita, non ha saputo nella sua seconda annata innovarsi ed è purtroppo deragliata.

C’è però un punto da chiarire: a livello qualitativo l’Arrowverse è in profondo affanno ormai da alcuni anni: Arrow, nonostante i timidi tentativi di miglioramento, è sempre più peggiorato dalla seconda annata e lo stesso può dirsi per The Flash; e se Legends of Tomorrow non ha mai brillato, Supergirl è forse la serie messa meglio, foss’anche per la freschezza del racconto e delle immagini. Una delle più diffuse risposte a questa critica è che si tratta di prodotti adatti e creati per la CW, un canale giovane e tendenzialmente femminile (è lo stesso di The Vampire Diaries, per intenderci); ma, sebbene questi dati debbano essere tenuti in considerazione, si tratta di un modello narrativo fermo ai primi anni del primo decennio, in coincidenza con la nascita stessa di Arrow. Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti ed anche il canale stesso ha cercato di evolversi – e lo sta, lentamente, facendo. La netta separazione tra il racconto televisivo e quello cinematografico (che non ha brillato dello stesso appoggio di critica di cui ha goduto quello della Marvel) ha permesso la creazione di un mondo con le proprie prerogative e le proprie forze e debolezze; il risvolto della medaglia, però, è un ripiegarsi su se stessi che ha portato le serie CW a passare quasi del tutto sotto silenzio.
Percorsi paralleli

Guardando in casa Marvel non si può che indicare, come esperimenti riusciti, il gruppo di serie che riguardano i Difensori: Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage, Iron Fist e le due serie in programma The Defenders e The Punisher. Siamo alle prese con un mondo narrativo all’interno di un mondo narrativo: se infatti le vicende di queste serie sono tutte strettamente connesse tra di loro, condividendo spesso anche personaggi e luoghi, fanno comunque parte dell’Universo Espanso Marvel (non mancano, infatti, i riferimenti ai film). La serie che inaugurò la collaborazione tra le due case produttive fu Daredevil il cui successo fu assoluto e dirompente: si trattava di un nuovo modo di trattare il tema supereroistico che non necessitava più solamente di scene d’azione (che pure non mancano in Daredevil e sono bellissime) ma poteva fornire una grande qualità nel comparto attoriale, scenico e di scrittura. Il risultato fu straordinario e, sebbene la seconda stagione non sia stata all’altezza della prima annata, conferma comunque come l’idea sia estremamente vitale. Qualcosa ha smesso di funzionare poco dopo, però, perché dopo il successo di Daredevil e l’ottima tenuta di Jessica Jones Netflix ha faticato molto con Luke Cage ed Iron Fist, due serie molto imperfette per ragioni differenti. Qualcosa si è guastato lungo la via e riuscire a rimettere sui giusti binari questa grande esperienza sarà il compito di The Defenders, la serie che raccoglierà le quattro esperienze precedenti in un’unica narrazione, un po’ come fatto da Joss Whedon con i due capitoli di The Avengers usciti sino a questo momento (e dai fratelli Russo per i due successivi, che dovranno raccogliere ancor più personaggi).

Che cosa accade, invece, in casa DC Comics? Quella produzione che non ricade sotto il cappello produttivo di Berlanti è sparsa in più case e più forme di sperimentazione. È di FOX Gotham, la serie procedurale che si concentra sugli anni della formazione di un giovane Bruce Wayne e che nelle intenzioni autoriali (ad occuparsene è stato Bruno Heller di The Mentalist) doveva raccontare in modo originale la nascita dei villain di casa DC, che sotto questo profilo è sempre stata più fortunata della controparte. Il risultato è stato però abbastanza deludente: si tratta di un procedurale che non ha mai trovato il proprio registro linguistico, costantemente oscillante tra il camp ed il noir senza prendere mai una decisione tra le due anime né riuscendo a creare una terza via di successo. Ecco dunque che a fronte di poche innovazioni interessanti – su tutte l’Enigmista ed il Proto-Joker – siamo alle prese con una serie debole che non fa giustizia ai propri personaggi.

Prospettive future
Se, dunque, la situazione tra Marvel e DC Comics si concentra molto sulle produzioni attualmente in onda, non possiamo sorvolare su quelli che sembrano essere gli sviluppi futuri. In casa Marvel, si diceva poco sopra, è molto attesa la serie The Defenders (18 agosto), che rappresenterà – nel bene e nel male – un punto di svolta centrale per le serie Netflix. La Marvel sembra però sempre più intenzionata ad imporsi anche su prodotti rivolti ad un pubblico più giovane, che finora erano stato appannaggio dei rivali: è il caso di Cloak & Dagger e New Warriors, entrambe serie che andranno in onda su Freeform (la vecchia ABC family), o di The Gifted della Fox. Sulla ABC arriverà invece Inhumans: non si tratta di uno spinoff di Agents of SHIELD, sebbene quest’ultima abbia già trattato il tema degli inumani. La Marvel sembrerebbe puntarci molto, dal momento che il pilot verrà addirittura trasmesso nei cinema IMAX, ma le prime immagini ed il primo trailer hanno fatto molto discutere per una qualità piuttosto bassa nei costumi e negli effetti speciali.

Criticità
Questo, però, ci conduce direttamente alla più importante criticità che riguarda le serie televisive delle due case fumettistiche: il rischio saturazione. Contando soltanto le serie attualmente in onda superiamo abbondantemente la decina, con la promessa di arrivare quasi a venti prodotti nel prossimo anno. Le serie, insomma, stanno condividendo con il cinema il pericolo di assaltare lo spettatore con un numero esageratamente ampio di possibilità, riducendo tuttavia le già esigue chance di successo (soprattutto in tv, in cui l’offerta è generalmente molto ampia e vitale). Se Legion ha avuto successo è perché ha saputo rinnovare il proprio linguaggio e quello del genere; eppure la risposta del pubblico è stata timida, con la serie che non è riuscita che ad assestarsi su numeri mediocri. Anche le altre serie non navigano in buone acque, al punto che c’è da notare che la serie fumettistica che funziona meglio è The Walking Dead la quale non solo non appartiene né a Marvel né alla DC, ma soprattutto non porta con sé la percezione di essere tratta da un fumetto da cui, tra l’altro, si distanzia in maniera fortissima.
Da un lato, dunque, i supereroi permettono di andare sul sicuro, dall’altro non assicurano più un successo duraturo e l’impressione è che nei prossimi anni il loro numero potrebbe incontrare una inevitabile flessione.

Per la Marvel, invece, teoricamente stiamo parlando dello stesso universo che dovrebbe meritare la stessa dignità, ma non possiamo nascondere che così non è: Agents of SHIELD è sempre stato il fratello stupido, quello che si è dovuto accontentare delle briciole e accalappiare qualche citazione o guest qua e là senza riuscire mai ad incidere sul serio. Il fatto stesso che le serie citino gli eventi dei film e che questi siano totalmente all’oscuro dell’esistenza delle serie televisive – anche Netflix – sta a rappresentare in maniera plastica chi conti davvero (e d’altronde, chi produca i soldi). Ne è un palese esempio il fatto che si continui a negare un coinvolgimento dei Defender nelle vicende di Avengers: Infinity War in cui saranno presenti una sessantina di personaggi. Se dunque il mondo cinematografico potrebbe diventare lo specchietto per le allodole per seguire anche le serie televisive, si tratta in realtà di un rapporto che all’atto pratico si accontenta di qualche fugace citazione nella serie che lascia il tempo che trova e dunque non diventa mai davvero attraente.
Conclusioni

All’orizzonte si stagliano delle ombre scure per entrambe le compagnie: la serialità televisiva, che dopo la propria Golden Age non sembra intenzionata a mollare l’osso e continua a sfornare prodotti di altissimo livello, cattura e digerisce le nuove serie supereroistiche rapidamente, senza permettere loro di lasciare alcuna traccia in una generale mediocrità che trova poche valorose eccezioni. Alcuni prodotti futuri parrebbero intenzionati ad invertire la rotta, mentre altri non intendono cambiare binario e si avviano verso un probabile insuccesso. Senza cambiare pelle anche queste serie sono destinate a rimanere opache ed anonime.
