
Due nomi come quelli di Simon e Pelecanos non possono che rappresentare un indice di garanzia quando si tratta di creare un mondo che viva di vita propria prima ancora di diventare la base per una storia specifica: The Wire in questo (e non solo) è stata la capostipite di un genere, capace di partire dal racconto di una Baltimora corrotta e ingestibile per narrare la storia di un’America in crisi. Una città protagonista, insomma, ma anche grande incubatrice di tutta la sua popolazione, che è al contempo unica nella sua disperazione e iperframmentata al suo interno: ed è lo sguardo sui singoli come parte di un tutto a caratterizzare l’opera di Pelecanos e Simon, ma soprattutto di quest’ultimo, che grazie al racconto di città come appunto Baltimora, New Orleans (Treme) o Yonkers (Show Me a Hero) ha dipinto affreschi urbani indimenticabili, vero punto nevralgico della sua poetica.
Un’introduzione del genere si rende assolutamente necessaria davanti ad un pilot come quello di The Deuce, serie che sin dal titolo mette in chiaro come, ancora una volta, il protagonista sia un luogo preciso e che già dal nome si preoccupa di comunicare che tipo di ambientazione voglia rappresentare. “The Deuce” era infatti una zona ben nota di New York, quella tra la 42esima strada e Times Square, conosciuta per la presenza di un numero elevatissimo di sale grindhouse e soprattutto per il tipo di vita che lì si svolgeva, per tutto il tempo in cui la zona ha avuto questa denominazione (tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’80), ma soprattutto nel periodo che interessa a noi: l’inizio degli anni ’70.

The Deuce vede come protagonisti, nonché produttori, due nomi noti come Maggie Gyllenhaal (una già ottima Eileen/Candy, prostituta che lavora in modo indipendente nel Deuce, lontana da qualunque giro di protettori e convinta di poter cavarsela da sola) e James Franco, che interpreta ben due personaggi: i fratelli Martino, Vincent e Frankie, che vengono per motivi diversi coinvolti in giri legati alla mafia italo-americana e che manifestano sin da subito le loro differenze. Vincent, barista instancabile con una famiglia sulle spalle, si ritrova infatti a coprire spesso il fratello Frankie, scommettitore incallito e collezionista seriale di debiti tra gente tanto potente quanto pericolosa. Le strade di Candy e di Vincent sono destinate ad incontrarsi dando così il via alla storia specifica dello show – come si diceva all’inizio, le origini dell’industria pornografica – ma il pilot, come da tradizione quando si parla di David Simon, si occupa di dipingere prima tutto il resto, mantenendo il collegamento con la trama solo verso il fondo dell’episodio, quando un luogo preciso del Deuce diventerà un evidente crocevia di storie e di persone.

Il pilot mette quindi in scena una carrellata di personaggi di umanità varia, proprio come quella che ci regala Michelle MacLaren nella passeggiata per il Deuce che introduce per la prima volta Frankie Martino e il suo atteggiamento di truffaldina spocchia, che lo distingue dall’altrimenti identico fratello.
Non è facile assistere a praticamente un’ora e venti di introduzione ad una storia, ma per chi conosce lo stile di Simon e Pelecanos è qualcosa di già noto: a fine episodio la sensazione è di aver immagazzinato tutte le informazioni necessarie (dal mood della serie all’ambiente, dal tono socio-culturale a quello narrativo) per poter finalmente collocare al suo interno la trama principale, con la consapevolezza che non sarà la sola a fare l’importanza del prodotto. Tolto forse solo un filone di difficile collocazione – la vicenda di una studentessa che di sicuro rientrerà nella storia principale, ma che appare come la meno convincente della puntata –, questo pilot non delude le aspettative di chi ama lo stile di David Simon: lento, profondo e stratificato – il mix perfetto per entrare anima e corpo dentro una narrazione, un periodo storico, una città.
Voto: 8½

Niente di rivoluzionario ma un gran bel Pilot for me.
Adoro Simon e magari rischio di non essere troppo obiettivo un 8 glielo appioppo 🙂
Per me, come ho scritto, anche di più 😉 lo stile di Simon in un pilot si traduce ovviamente in un assetto preparatorio, che non sarà forse “rivoluzionario” (non che lo si debba essere per forza) ma che per me è oro! Mi aspetto grandi cose da questa serie, visto il pilot 🙂