
Con “Dirty Little Secret” alcune delle domande rimaste inevase nella prima metà di stagione trovano finalmente una risposta ma, mentre Jesse Custer resta implicato nello svolgimento della narrazione principale, lo stesso non si può dire per i due co-protagonisti, banalmente invischiati nei rispettivi subplot. Il problema principale non sta soltanto nella consistenza di questi filoni marginali – chi scrive ha moltissime perplessità in proposito – quanto nella scissione del trio che, nonostante la maturazione compiuta in quest’annata, fatica a funzionare una volta separato. È infatti sull’interazione tra i personaggi che si fonda il ritmo del singolo episodio e, quando questa viene a mancare, è facile percepire le note stonate.

Why go on looking for God when you can just… be Him?
Con il termine backdoor, in ambito informatico, si intende un metodo o una sequenza di comandi atti a bypassare un sistema o il normale processo di autenticazione. Tramite il titolo dell’undicesimo episodio si opera la connessione interna al dittico di episodi in esame: “Backdoors” richiama sia la via di fuga presa da Hitler ed Eugene che, nella puntata precedente, la soluzione offerta a Jesse Custer da Herr Starr per ovviare all’assenza di Dio. Messo di fronte alla possibilità di assurgere al rango di divinità ufficiale grazie al potere gentilmente offerto da Genesis, il predicatore rifiuta istantaneamente, pronto ad intestardirsi nella sua ricerca infruttuosa. Sulle motivazioni della scelta ci illuminano le sequenze finali quando, grazie a Herr Starr, riceviamo la conferma sull’intento finale di un viaggio così pericoloso e funesto; il cammino alla ricerca di Dio altro non è che un tribolato percorso di redenzione il cui culmine, il perdono dei peccati, sarà possibile solo per intervento divino. La possibilità di prendere il posto di Dio non sembra solleticare, per il momento, gli appetiti di Jesse anche se abbiamo imparato a conoscere l’arroganza del predicatore più violento della televisione ed è difficile ipotizzare che questa tarderà ancora a lungo nel prendere il sopravvento.

Look, like with any royal family or… Maltese puppy, problems with inbreeding are to be expected.
Tutto ciò che, letto in un determinato contesto, può dare adito a critiche – la rivisitazione degli avvenimenti dell’Orto degli Ulivi, la demenza della discendenza di Cristo, un Dio travestito da cane, un Hitler dal buon cuore – è, in un’ottica opposta, l’espressione di uno spiccato coraggio narrativo che, attraverso la scrittura, non esita a farsi beffe di tutto e di tutti rispettando le aspettative dei lettori del fumetto. Chiunque si aspettasse una versione edulcorata dell’opera originale è stato smentito da una stagione i cui problemi sono da ricercarsi più nella gestione dei ritmi e delle prospettive – sembrano mancare un obiettivo finale e una visione unitaria a legare i vari punti di vista – che nel puro esercizio di trasposizione.
Ad appena novanta minuti dai titoli di coda che metteranno fine alla stagione, la creatura di Goldberg e Rogen rimette in discussione gli assiomi fondanti, dimostrando una volta di più come la ricerca di Dio altro non sia che un pretesto per mettere in scena uno show in cui inserire le trovate più stralunate e mostrare le perversioni e i drammi della razza umana.
“Dirty Little Secret” e “Backdoors” sono due episodi discreti che, a fronte di una certa lentezza delle storyline di contorno e una palese difficoltà nel giungere efficacemente al momentum, riescono a rendersi godibili grazie all’estemporaneità e all’originalità delle soluzioni narrative, traghettando lo spettatore verso un finale di stagione difficilmente prevedibile.
Voto 2×10: 7
Voto 2×11: 6
