
Pur senza necessariamente fare paragoni con il materiale di provenienza, quel fumetto di grande successo in grado di portare qualcosa di nuovo al genere di appartenenza e che ha nella trama uno dei suoi punti di forza, Preacher è apparso già nella sua prima stagione come una produzione atipica, incerta su quali fossero i passi da compiere per raggiungere una solidità che quest’anno ha, purtroppo, mancato alla grande.
Che cosa avevamo dedotto dal finale della prima stagione? L’impressione era stata, all’epoca, che si fosse trattato quasi di un grosso filler, un racconto di vaste proporzioni che serviva solo come viatico per una seconda annata più vicina al racconto originale e che avrebbe necessitato, per la sua natura on the road, di un budget più considerevole da strappare alla AMC solo dopo un primo rodaggio di successo. E così era stato, almeno all’inizio: l’idea di mettere i protagonisti in automobile alla ricerca di Dio sembrava la trovata giusta per rendere la loro chimica ancora più esplosiva, considerati i buoni risultati ottenuti in questo versante fino a quel momento.

Che cosa è mancato, dunque? La prima cosa che ha mostrato la debolezza narrativa di questo nuovo impianto è stata l’incapacità di dare ai tre protagonisti il giusto spazio. La scelta di dividerli molto presto, nonostante tutto il potenziale che nelle loro interazioni si è sempre osservato, ha condotto a delle storie individuali che, con l’ovvia eccezione di Jesse, non hanno trovato alcuna finalità effettiva. È il caso, ad esempio, della crisi personale di Tulip che da personaggio cazzuto come l’abbiamo conosciuto si è via via trasformato in qualcosa di più modesto, in una poco originale (ed anche male sviluppata) crisi da stress post-traumatico che non ha saputo arricchire il personaggio ma solo ancorarlo al suolo. La sua morte è l’unico vero sussulto che questo finale è stato in grado di generare, anche se è chiaro che verrà risolta nella prossima stagione; la sua assenza, questo è certo, rappresenterebbe un problema non da poco per una serie che in passato ha saputo da lei trarre davvero ottimi spunti narrativi.

Per quanto riguarda Jesse, la situazione è assai più complessa anche perché parlare di lui significa, chiaramente, parlare di una trama principale che non si è mai tirata indietro quando ha dovuto affrontare alcuni temi di una certa blasfemia. Il coraggio di trattare nel modo in cui ha trattato i pilastri del Cristianesimo è sicuramente ammirabile (e bisogna dire che la AMC merita un plauso per aver condotto fino in fondo le esagerazioni di cui il fumetto è ricco), ma non basta lo scandalo per rendere il racconto vitale. Jesse ha mostrato di scivolare sempre più verso il lato oscuro, verso quella parte di sé che, da quando ha ricevuto Genesis, si è lasciata adulare dalla convinzione di poter davvero cambiare le cose, salvo riprendersi quando i suoi affetti, da cui si è sentito abbandonato – e che forse lui per primo, mentendo, ha lasciato indietro –, hanno avuto più bisogno di lui. Le sue interazioni con Herr Starr sono state in questo senso molto convincenti, compresi i divertenti siparietti che li han visti coinvolti in questo finale in cui il ritorno del Messia si sarebbe giocato a colpi di esclusive televisive e miracoli da trasmettere online. Questo insieme di ottime idee lascia però l’amaro in bocca quando si guarda al progetto generale e si vedono quanti pochi passi siano stati davvero compiuti in questa stagione e quanto l’approfondimento del suo personaggio avrebbe potuto dire molto di più.

Preacher ha chiuso il suo secondo anno in una nota di mediocrità, ha confermato di avere un altissimo potenziale ma di non essere in grado di finalizzare le molte possibilità offerte. Blasfemia, sangue e battute non sono più sufficienti, da sole, a reggere in piedi una barca che fa acqua da davvero troppe parti.
Voto 2×13: 5 ½
Voto 2×13: 6
Voto Stagione 2: 5

Purtroppo son d’accordo. Ad ogni stagione si resta con l’amaro in bocca. Però gli concedo comunque la sufficienza solo per i grandi attimi di genio che questa serie è stata in grado di offrirci.
Da lettore del fumetto, mi domando perché abbiano deciso di tradirlo cosî tanto. Immaginavo potesse essere la blasfemia ad essere edulcorata, ma mi pare che quella non sia stata toccata. Ci sono state puntate da 8 in questa stagione, ma il risultato finale in effetti non è stato granché.
Sinceramente non mi sono trovato d’accordo con la gran parte delle recensioni di quest’annata.Sarà che ho aspettative più basse, sarò personalmente di bocca buona, ma io sinceramente mi sono MOLTO divertito nella visione di questa serie… Mi pare che i recensori abbiano voluto dissezionare col bisturi o vedere significati profondi (o l’assenza di tali) in una serie che fa del nonsense, del divertimento e dello humor nero il suo lato distintivo. Infine: alcune considerazioni che ho letto a più riprese sull’Hitler di The Preacher poi mi fanno domandare se abbiate capito o meno questo ingombrante personaggio. Perché *NON E’* stato ridimensionato. Hitler è assolutamente malvagio, ha finto tutto il tempo con Eugene proprio perché ha capito fin dal primo momento che il ragazzo era la sua possibilità migliore di fuggire dall’Inferno e ne ha conquistato la fiducia attraverso la menzogna proprio per raggiungere quello scopo… come è possibile che la cosa non sia stata colta?? La scena finale è abbastanza illuminate in ciò…