
La strada che l’ha portata alla serenità di oggi è stata piena di imprevisti e ostacoli da superare, ma la serenità che Maura sembra finalmente vivere l’ha ripagata di molte sofferenze vissute sia in giovinezza – periodo di estrema confusione e solitudine – sia in età adulta – in cui tentava di reprimere a tutti i costi la sua vera natura di genere; questo è il presupposto che ci guida alla quarta annata di Transparent, stagione anomala e particolarmente interessante per la quantità di temi trattati anche al di fuori del mondo LGBTQ. È proprio la voglia di spaziare la caratteristica principale di questi dieci episodi, che parlano di tante cose in modo organico e ordinato e lo fanno trattando alcuni temi cari sia a Maura Pfefferman sia a Jill Soloway, creatrice e showrunner di questa dramedy.

Il discorso sulla religione è ampio, ma non troppo approfondito; la stagione tre ha iniziato ad introdurre forti elementi a riguardo nella narrazione, che nelle nuove puntate prendono definitivamente il sopravvento. L’ebraismo è analizzato dal punto di vista religioso e anche culturale, grazie all’ambientazione di sette episodi su dieci in Israele, ma soprattutto è utilizzato come mezzo per parlar d’altro. Non si parla di quella religione per raccontare l’ebraismo: Jill Soloway affronta il tema per mostrare l‘attaccamento della famiglia Pfefferman – ebrei americani – a delle tradizioni e a una cultura che forse non conoscono troppo bene, ma a cui comunque si sentono legati. L’arrivo emozionato a Tel Aviv di Maura e Ali e la visita alla Via Dolorosa (che secondo la tradizione avrebbe visto il passaggio di Gesù Cristo durante la via crucis che lo portò alla morte) sono i due momenti chiave che descrivono il rapporto tra i protagonisti e l’ebraismo, religione interiorizzata, ma forse mai capita profondamente. La sigla stessa, con l’inserimento di diverse scene ambientate in medio oriente, sottolinea il peso che la religione ha in questa annata e la eleva a chiave di lettura per capire Maura e la sua famiglia. La lezione che la protagonista deve tenere in Israele parla proprio di questo, di religione e identità di genere, temi che sembrano cozzare tra di loro, ma che danno origine a queste vicende; Maura conosce questi due temi meglio di tutti e riesce a farli funzionare insieme perfettamente – d’altronde è una vita che ci prova. Come lei stessa ha detto parlando del suo seminario in “Standing Order“, Transparent sembra “a gender and Judaism class you can livestream“.

Se da una parte è chiaro che la quarta stagione abbia sviluppato alcuni temi inediti in modo funzionale alla storia, è altrettanto lampante che il vecchio e importante discorso sull’identità di genere di Maura sia venuto un po’ meno in quest’annata. La forte novità che si lega a questo tema è lo sviluppo del discorso sulla sua sessualità, con l’avvicinamento della protagonista ad un partner maschile; della transizione, però, si è parlato poco e questo non è per forza un segnale negativo. La normalizzazione di Maura è sempre più forte e viene da ogni lato, sia all’interno della famiglia che all’esterno, anche da parte del padre ritrovato, che non si rivela il più sensibile degli esseri umani, ma che avrebbe potuto reagire in modo più duro al coming-out di quello che credeva essere suo figlio. Non è certo se il futuro dello show andrà in questa direzione, sostituendo lentamente il discorso sull’identità di genere con temi più universali e l’abbandono di Jill Soloway del ruolo di showrunner per la prossima stagione potrebbe aprire a diversi scenari, poco prevedibili.

Nonostante sia arrivato a quattro anni d’età, Transparent è ancora capace di mantenere inalterata la sua essenza iniziando anche a parlare di temi lontani dalla transizione di Maura; pur essendo dispiaciuti per il poco spazio dedicato a questo tema, possiamo dirci soddisfatti per la quantità e la qualità delle questioni proposte, trattate con il solito tatto e incisività di Jill Soloway, caratteristiche che rendono Transparent ancora uno dei migliori prodotti in circolazione.
Voto: 8–
Note:
– I fan di Arrested Development non hanno potuto non notare una piccola reunion che si è consumata durante questa stagione di Transparent. Pur senza mai incontrarsi in scena, due protagonisti della comedy ora su Netflix hanno recitato di nuovo sotto lo stesso tetto televisivo: stiamo parlando di Jeffrey Tambor (ora Maura Pfefferman e prima George Bluth Senior) e Alia Shawkat (ora Lila e Maeby Fünke in Arrested Development).

Stagione bellissima,emozionante…anche per la scelta delle musiche,che accompagnano la storia…recensione azzeccata…