
Nonostante lo show sia stato rinnovato per una quarta stagione, “shutdown-r” assume tutti i tratti di un series finale: è limpida, infatti, la decisione di voler portare a compimento un percorso narrativo cominciato tre anni or sono. Oggi quella prima stagione sembra lontanissima, sia per una questione meramente temporale che per la trasformazione della creatura di Sam Esmail in una delle serie più importanti e significative del panorama contemporaneo. Non è difficile, difatti, individuare – ma di certo non lo si farà in questa sede – i motivi per cui Mr. Robot si è imposto nell’affollatissimo parco di prodotti seriali di rilievo, nonostante lo scivolone della sua seconda stagione; è meno banale, piuttosto, capire come questa terza stagione sia riuscita a centrare l’obiettivo di essere sì meno difficile da seguire della precedente, ma allo stesso tempo non meno innovativa o originale, conservando la sua forte identità, da sempre tipica della serie.
I did it because it’s what you would have done.

Questo riavvicinamento è rafforzato dai due colpi di scena principali di “shutdown-r”. Non è tanto sconvolgente scoprire come si ripresenti la totale inaffidabilità di Elliot quando ricordava di essere stato spinto giù dalla finestra, eliminando qualunque possibilità di volontarietà del gesto, quanto era molto meno prevedibile il fatto che fosse stato lo stesso Mr.Robot ad aver aperto alla possibilità di riparare agli eventi del 9 maggio. Eppure è la natura stessa del loro rapporto a giustificare il fatto che entrambe le personalità fanno parte di una sola persona e che, quindi, non siano così diverse o distanti come hanno sempre voluto far credere. Non esiste, infatti, l’uno senza l’altro; una è la parte istintiva e l’altra quella ragionevole, una è quella (quasi) senza scrupoli mentre l’altra ha dei limiti etici invalicabili. Elliot Alderson non è altro che la summa delle due personalità, ognuna con dei pregi e dei difetti conosciuti ma, solo adesso, accettati da entrambe.
I daddy issues che affliggono il protagonista non sono, però, solo una sua prerogativa: anche Angela, personaggio che ha ricevuto un’ottima scrittura durante tutta la stagione, si trova a fare i conti con una scomoda verità. Anche in questo caso gli autori avevano lasciato delle briciole di pane nelle puntate precedenti per portarci a conoscere il rapporto che lega la donna a Price, una relazione che giustifica pressoché tutti i trattamenti “di favore” ricevuti dal personaggio nel suo rapido avanzamento di carriera all’interno della E Corp. La scoperta è devastante per Angela, già compromessa e distrutta dai sensi di colpa per l’attentato multiplo di cui è stata complice, e rimette in discussione tutto quello per cui si è battuta finora, ovvero ottenere giustizia per sua madre.
These next ones… these are for me.

È possibile far tornare indietro il tempo ed evitare la morte di qualcuno pur non essendo Superman? Sam Esmail ci dice di no, che non è possibile ristabilire del tutto lo status quo ante, ma che, per cambiare le cose, bisogna innanzitutto giungere all’accettazione totale di quello che è stato, sopprimendo i rimpianti. Solo con la consapevolezza del passato si può correggere il presente, consci che le cose non saranno mai esattamente quelle che erano prima.
La riflessione dell’autore sul rapporto con la temporalità è profonda e mai banale, nemmeno quando il riferimento a Back To The Future sembra troppo facile e urlato. Mr. Robot si interroga senza pretese su quanto sia difficile accettare e accettarsi in relazione a chi siamo stati e a cosa è successo nella nostra vita e, sempre in questi termini, a come sia difficile trovare un modo per andare avanti senza abbattersi.
I’m here to remember for you

È uno dei temi cardine della fantascienza classica: la tecnologia non può – ancora – surrogare l’essere umano nei suoi rapporti di amore/odio. I ricordi, in tal senso, sebbene molto meglio conservati da una macchina piuttosto che da un cervello umano, per le persone sono il ponte tra passato e presente, fondamentali soprattutto perché dalla loro interpretazione si originano le nostre relazioni quotidiane; essi plasmano la nostra personalità – Mr. Robot che ha il volto del padre di Elliot non è altro che la proiezione dei suoi ricordi in relazione all’interpretazione errata dell’evento della finestra – e plasmano il nostro modo di porci di fronte alle scelte che facciamo quotidianamente.
La terza stagione di Mr. Robot si conclude, dunque, con un episodio molto intimista, che non ci parla di geopolitica o massimi sistemi bensì della necessità di instaurare legami e di riconciliarci con i nostri demoni personali. Attraverso un’intelligente analisi del concetto di tempo – si ricordi anche l’eccellente “eps3.4_runtime-error.r00” che faceva dell’aderenza tra durata del girato e tempo narrativo il suo punto di forza – questa terza annata riporta in primissimo piano lo show di Esmail dopo la tanto discussa seconda stagione.
Non è un finale perfetto, il ritmo cala vistosamente in alcune sequenze, la scena finale che dovrebbe collegare con la già annunciata quarta stagione sembra poco significativa, alcuni personaggi non ricevono un adeguato trattamento; eppure si ha un senso di compiutezza che lascia soddisfatti. Non sono chiari i piani per il prossimo ciclo di episodi ma, come si era già detto, Mr. Robot avrebbe potuto benissimo concludersi con questo “shutdown-r”. E sarebbe stato un ottimo finale.
Voto Episodio: 8½
Voto Stagione: 8
